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ALLUVIONI: le parole di Buzzati ancora attualissime 50 anni dopo la tragedia del 1968 in Piemonte!

Nulla è cambiato: 50 anni di tragedie, 50 anni di parole, anche intelligenti, ma scritte invano. La situazione del nostro territorio è andata solo peggiorando, nonostante i morti.

In primo piano - 7 Novembre 2018, ore 10.15

Il Biellese sconvolto da un'alluvione nel novembre del 1968. Gli editoriali comparsi allora sui giornali potrebbero essere tranquillamente usati per le recenti tragedie legate al maltempo. Nulla è cambiato infatti da allora. 

Leggiamo Dino Buzzati in quel giorno luttuoso:" L'Italia è piccola ma anche complicata, i suoi chilometri quadrati, paragonati alla Russia, all'India e alla Cina, sono pochini, eppure in questo fazzoletto di terra, la natura si è sbizzarrita ad inventare una infinità di trappole a sorpresa: tagliole che basta un niente a far scattare e magari sono lì da secoli e siccome per secoli non si sono mosse, nessuno ci fa caso.

E i fiumi sembrano placidi, nessuno si preoccupa di capire quello che c'è sotto, che c'è sopra, che c'è dentro. Da anni non si è provveduto a dragarli, e il fondo di anno in anno si alza, e lo spazio disponibile per l'acqua si riduce, e basta una semplice pioggia che la fossa non basta più e l'acqua sbotta. Dopo ogni calamità lacrime a non finire, e giuramenti e progetti di legge.

Però subito dopo ci si siede, finchè all'autunno successivo, rovesciandosi l'acqua dal cielo coma natura vuole che sia, gli alberi tagliati stoltamente, il fiume e il torrente trascurati, le ripe non difese, gli argini non nutriti, malamente si vendicano. E la gente muore."

Sunto dell'editoriale di Buzzati Il titolo del Corriere della Sera del 5 Novembre 1968.

Cosa accadde quel giorno a Valle Mosso nel Biellese? In sintesi il commento giornalistico a caldo di quei momenti. 
La paralisi appare totale, drammatica. Valle Mosso era isolata dalla sera di sabato, quando la montagna le si sfaldò sopra e la schiacciò. Ho sorvolato la vallata della morte a bordo di un elicottero dell'esercito. Ho camminato per le rovine di Valle Mosso, ho attraversato Campore, ovunque cascate di melma e di morte. Verso le dieci aveva tentato di atterrare nell'occhio del ciclone, il Presidente del Consiglio Giovanni Leone con il ministro Scalfaro. Le condizioni del tempo erano proibitive, così l'elicottero ha fatto ritorno a Biella.

Il primo fiume che si incontra nel viaggio da Milano verso Valle Mosso è il Sesia. La sua furia ha abbattuto un ponte ferroviario alle porte di Gattinara. L'autostrada per Torino è interrotta poco dopo il casello di Novara. Il torrente Ostola ruggisce tra gli alberi piegati, Cossato é tagliato a metà dallo Strona, che ha fatto crollare un ponte al centro dell'abitato.

Una 500 è stata sollevata dall'asfalto e trascinata contro l'argine che costeggia la Statale. Del guidatore nessuna traccia, mentre il suo compagno giace lì con la bocca piena di terra e le mani tese sul vetro del finestrino. Da Buronzo a Carisio il torrente Cervo alimenta l'acquitrino, è la Festa della Vittoria e molti tricolori sventolano alle finestre a ricordare una festa finita in tragedia...

Sunto dell'articolo di Alfonso Madeo. "La Notte": 7 Novembre 1968 La Valle Strona non vuole fare la fine del Vajont.
Tanta, troppa gente che ha perduto tutto, spera che i 20 miliardi stanziati dal governo siano veramente un contributo iniziale. Ma non si illude, visti i precedenti. La Valle Strona non può e non vuole aspettare come Longarone quegli aiuti attesi per anni e mai giunti. Questa gente sa benissimo che non é con le commissioni di studio o con i progetti che si risolvono i problemi causati dall'alluvione. Nonostante Il fango, le macerie, l'acqua, i morti, nessuno smette di spalare, di trasportare, di faticare, anche al passaggio di Saragat.

La gente qui é fatta a questo modo, ma nessuno si lamenta o impreca e ha contagiato anche i giovani.

Sunto dall'articolo di Sandro Ottolenghi Corriere di martedì 5 Novembre 1968
LA TRAGICA ONDATA
Oltre cento i morti per l'alluvione in Piemonte
La zona più colpita è il Biellese con novantaquattro vittime, decine di dispersi e un centinaio di feriti. Numerosi stabilimenti teesili devastatti, dodicimila persone senza lavoro. Valle Mosso, Pistolesa, Cossato, Quaregna, sconvolti dalle frane e dallo straripamento dei fiumi. Crolli di ponti e case anche nel Novarese, dove i morti sono otto.

"Valle Strona: la paura della morte. Le montagne si sono sfaladate sugli abitati. Si teme per la stabilità della diga di Camandona. I morti sono oltre 100, più di cento i feriti e decine i dispersi. Piove e tuona ancora, è una nottata di lutto e di angoscia. Non é possibile dare una dimensione ragionevole alla tragedia, si aspetta piangendo e rabbrividendo. Valle Mosso sta in cima a Valle Strona, soprannominata la valle della morte, Ci vivevano trentamila persona e ci prosperavano centoventi aziende. Si parla di centinaia di miliardi di danni."


 


Autore : Alessio Grosso

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