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Al via la conferenza sul clima a Bangkok, primo altolà dai Paesi emergenti

Durante la prima giornata di negoziati la politica di taglio alle emissioni impostata dall'Unione Europea non garantirebbe il processo di crescita dei Paesi asiatici in via di sviluppo

In primo piano - 2 Aprile 2008, ore 10.47

Bangkok come Bali. Dopo l'Indonesia tocca alla Thailandia ospitare una cinque giorni dedicata al clima e capitanata dal segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon. Partono i lavori e subito gli animi si scaldano. E questa volta non certo per l'effetto serra. La questione sul tavolo delle trattative prende forma da quanto è emerso in un rapporto pubblicato dalla World Growth, ad opera di Alan Oxley. In sostanza il taglio perentorio delle emissioni dei cosiddetti gas serra proposto dall'Unione Europea per raggiungere gli obiettivi fissati per il 2050, porterebbe ad una riduzione mondiale del prodotto interno lordo pari all'1%. E fin qui nulla di eclatante se non che tal Sir Nicholas Stern, propositore del piano firmato dall'Unione Europea, non considera in parallelo lo sviluppo dei Paesi asiatici emergenti i quali sarebbero costretti a sopportare il peso di una frenata economica pari al 12-15%. Va da sè che in questi termini nessun governo asiatico accetterebbe di adottare una politica che inibirebbe la fase di sviluppo appena avviata e che per oltre 1 miliardo di persone significa uscire dal tunnel della povertà. Nel corso di uno studio condotto in Danimarca da alcuni economisti di spicco, tra i quali anche alcuni premi Nobel, è emerso inoltre che avendo a disposizione una cifra pari a 50 miliardi di dollari nessuno avrebbe investito sul clima, preferendo occuparsi in modo preponderante di questioni sociali, di salute pubblica o di risolvere fame e povertà. A parere di Oxley le critiche più aspre derivano dal fatto che l'Unione Europea sottostima a livello globale gli effettivi costi dei tagli proposti e sovrastima invece benefici che ne deriverebbero. Insomma il gioco non vale la candela. D'altra parte Noeleen Heyzer, segretario esecutivo della Commissione economica e sociale delle Nazioni Unite per l'Asia e il Pacifico, ha preso atto che l'unica strada possibile per i Paesi in via di sviluppo sarebbe quella di adottare un modello meno inquinante, tuttavia ribadisce che gli stessi Paesi da soli non saranno mai in grado di adottarlo.

Autore : Luca Angelini

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