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AFRICANO o AZZORRIANO? Questo è il problema...

Su questo articolo cercheremo di descrivere i comportamenti tipici dell'anticiclone delle Azzorre e di quello africano, prendendo come esempio la previsione relativa ai prossimi giorni. Buona lettura.

In primo piano - 24 Giugno 2015, ore 08.30

Si fa spesso una grande fatica nel riuscire a comprendere quali siano le differenze più eclatanti tra i due anticicloni estivi forse più conosciuti in Europa; ci riferiamo all'alta pressione delle Azzorre ed il relativo collega africano. E' giunto il momento di spiegare queste differenze, dal momento in cui l'Italia nei prossimi giorni, potrebbe assistere ad un passaggio di consegne tra l'alta pressione oceanica e quella africana. Vediamo nel dettaglio, cercando di riportare degli esempi concreti, relativi alla linea di tendenza attesa sul Mediterraneo tra fine giugno ed inizio luglio.

Bisogna soffermarsi sulla struttura che tali anticicloni hanno nelle relative zone di origine, partendo dagli strati prossimi al suolo. Se osservate una qualsiasi cartina previsionale relativa non solo all'estate ma anche ad altri periodi dell'anno, l'alta pressione delle Azzorre si contraddistingue dagli elevati valori di pressione presenti al suolo, contrapposti alla presenza di aria molto mite soprattutto alla quota di 500hpa, riferendoci quindi alla media troposfera. Risulta generalmente la struttura più stabile e quella con maggiori garanzie di durata. Durante il periodo estivo, la sua struttura alle quote superiori può risultare sensibile alle insidie portate dalle masse d'aria fresche ed instabili provenienti da ovest o da nord.

L'alta pressione africana risulta prerogativa dei soli mesi estivi, traendo forza dalle superfici roventi del deserto sahariano. Nelle zone di origine, tale anticiclone è in realtà rappresentato da una depressione termica, cioè una diminuzione della pressione sino a valori di 1008-1010 hpa, derivati dal fortissimo surriscaldamento subito dalle masse d'aria al di sopra del suolo roccioso ed arroventato del deserto.

Tale diminuzione della pressione non è quindi da attribuire ad una vera circolazione ciclonica ma trova risposta soltanto nella differenza di densità esistente tra una massa d'aria in condizioni "ordinarie" ed una estremamente surriscaldata, quest'ultima risulta più leggera rispetto al contesto. L'aumento della temperatura negli strati prossimi al suolo si ripercuote nella struttura dell'anticiclone alle quote superiori; quest'ultimo risulta infatti caratterizzato da elevati valori di geopotenziale, sintomatici di una colonna atmosferica surriscaldata in tutta la sua interezza.

Quando l'anticiclone delle Azzorre tende ad essere "inquinato" dall'aria africana, l'aumento della temperatura portato dall'aria surriscaldata del deserto determina un fisiologico calo della pressione al livello del suolo.

Diversa anche la situazione sinottica che porta alla ribalta l'una o l'altra circolazione; l'alta pressione delle Azzorre trae infatti giovamento dalla presenza di una elevata "tensione" zonale, in buona sostanza una forte attività ciclonica sui settori settentrionali dell'oceano Atlantico e dell'Europa, in grado di mantenersi anche durante l'estate, come spesso succedeva negli anni 70'-80'-90'.

L'anticiclone africano al contrario, trova linfa vitale negli scambi meridiani, quindi bassa zonalità e minor tiraggio delle correnti occidentali.
 


Autore : William Demasi

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