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Abruzzo: temporale da Radon?

Ipotesi interessante quella che vedrebbe nel terremoto avvenuto nella mattinata di ieri in Abruzzo uno dei fattori che indirettamente avrebbe contribuito allo scatenarsi di una grossa cella temporelsca sviluppatasi nel pomeriggio.

In primo piano - 7 Aprile 2009, ore 08.44

Ipotesi avventata, ma non troppo! Durante la giornata di ieri lunedì 6 aprile 2009, come previsto, tutta la dorsale appenninica è stata investita da focolai temporaleschi a ciclo diurno: la forte insolazione e la concomitante presenza di aria fresca in quota, unitamente alla classica convergenza orografica pomeridiana di tipo appenninico, hanno causato lo sviluppo di cumulonembi e conseguenti temporali. Il tutto si è naturalmente esaurito in serata dopo il tramonto una volta attenuatasi la spinta di galleggiamento verso l'alto e i conseguenti moti verticali convettivi. È però singolare come soltanto in Abruzzo quest’attività si sia prolungata fino alla tarda serata. Come è noto, la presenza di un’elevata concentrazione di nuclei di condensazione in atmosfera funge da catalizzatore per lo sviluppo di nubi. È poi noto a tutti che il famoso gas Radon, nel suo naturale decadimento chimico, genera notevoli quantità di ioni in grado di fungere proprio da nuclei di condensazione. Il dubbio sorge spontaneo: non è che quella bella cella temporalesca sia stata innescata dalla notevole emissione di Radon in seguito al terremoto? Lungi da me nell’affermare che questo sia stato l’unico fattore scatenante, viste anche le favorevoli condizioni termodinamiche in atto sulla zona. Probabile che il massiccio del Gran Sasso con la sua quota elevata abbia contribuito non poco al protrarsi dell’attività temporalesca tuttavia, come si sa, dietro qualsiasi fenomeno meteo, pur banale che sia, vi è un gran numero di fattori scatenanti non sempre evidenti. Uno di questi potrebbe anche essere legato indirettamente agli effetti di questo misterioso gas.

Autore : Marco Castello, adattamento Luca Angelini

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