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Abbronzatura perfetta: come salvare la "pelle"

Sole naturale o artificiale? Tintarella al mare o sotto la lampada abbronzante? Quali danni possono provocare le lunghe esposizioni ai raggi UV? Quali le precauzioni e rimedi?

In primo piano - 11 Luglio 2007, ore 11.48

Sia per l'abbronzatura naturale che per quella artificiale è bene limitare, a seconda del tipo di carnagione e dell'età, il periodo di esposizione alla radiazione ultravioletta (UV) che gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo di tumori cutanei, con particolare riferimento al melanoma. La radiazione UV (formata da tre bande spettroscopiche, UVA, UVB ed UVC) che arriva al suolo è composta per circa il 95% di UVA e per il 5% di UVB. L'UVA stimola la melatonina già presente nella pelle producendo una rapida abbronzatura. L'UVB, invece, richiede più tempo per stimolare i melanociti ed è responsabile di eritemi e scottature solari. Tuttavia UVA, utilizzata per le lampade abbronzanti, risulta più attiva nell'indurre l'invecchiamento della pelle. Cosa fare allora per ottenere quel colorito dorato senza rimetterci in salute? In caso di esposizione solare, utilizzare creme con filtro anti UV di tipo A e B ad elevato fattore di protezione (almeno 20 per gli adulti con carnagione chiara e 40 per i bambini), associato sempre, però, a una riduzione dei tempi di esposizione al sole. In altri termini, non si deve ritenere che l'utilizzo di creme protettive consenta un'esposizione più prolungata ovvero incontrollata. E' stato riscontrato, infatti, un aumentato rischio di tumori della pelle in individui che hanno fatto uso abituale di creme ad alto fattore di protezione al solo fine di aumentare il tempo di permanenza senza scottarsi. Recenti studi, inoltre, suggeriscono di proteggere i bambini anche con indumenti coprenti, come magliette e cappellini, capaci di diminuire le possibilità di sviluppo di nei sul tronco, diminuendo, perciò, anche il rischio di melanoma cutaneo. Se invece si preferisce l'abbronzatura artificiale sappiate che, come per l'esposizione solare, importante è la durata di esposizione alla lampada abbronzante, comunque strettamente correlata all'età e al proprio tipo di pelle. Rispetto alla tintarella naturale, però, l'esposizione alla radiazione UV artificiale è più influenzata dal contemporaneo utilizzo di farmaci (antidepressivi, antibiotici, antifungini ed antidiabetici) e prodotti cosmetici (creme emollienti), i quali possono rendere la pelle fotosensibile, aumentando il rischio di scottature e danni da eccessiva esposizione. L'utilizzo delle lampade abbronzanti, quindi, deve essere evitato in soggetti cosiddetti con fototipo I e II, ovvero con carnagione chiara, capelli castano-chiari, biondi e rossi, occhi chiari e che si scottano con facilità al sole; di età inferiore ai 18 anni; con elevato numero di nei; con storia personale di frequenti scottature solari nell'infanzia ovvero con esiti di danno solare cutaneo; con pregressa diagnosi di lesioni cutanee maligne o pre-maligne; in corso di trattamenti farmacologici o cosmetici. Dopo l'estate, a prescindere dal tipo di esposizione (al sole o con lampada abbronzante), è bene attuare un'efficace prevenzione secondaria. Almeno una volta al mese, controllare se un neo preesistente presenta un cambiamento di colore, forma o dimensione, formazione di croste e/o sanguinamento. Se vi accorgete di un nuovo neo sotto la pianta o tra le dita dei piedi è meglio rivolgersi a uno specialista. Il momento migliore per questa "autoispezione" è dopo la doccia o il bagno, in una stanza ben illuminata, usando uno specchio a figura intera e uno specchietto. Infine, non dimenticare mai un controllo specialistico: una volta l'anno è sufficiente per una buona prevenzione.

Autore : Anna Capasso fonte CNR

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