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A tutta NEBBIA: cosa c'è da sapere...

I fenomeni nebbiosi in Italia.

In primo piano - 20 Novembre 2009, ore 09.10

- Premessa La nebbia, al contrario della neve, non riscontra un consenso unanime. Anzi probabilmente sono molto di più quelli che la detestano piuttosto di quelli che la amano. Comunque vorrei ricordare come, sempre di più, qualunque condizione meteorologica è imputata di intralciare, di limitare, di danneggiare le attività umane, tempo libero compreso. - Cos’è la nebbia, come si misura Anche se qualcuno torcerà il naso per la definizione poco ortodossa, la nebbia non è altro che una nube stratificata prodotta dalla condensazione del vapor acqueo negli strati dell'atmosfera prossimi al suolo. La nebbia perciò è un'idrometeora costituita da numerose e minutissime goccioline d'acqua (diametro medio 40 micron circa) che riducono la visibilità orizzontale a meno di 1 km (quando la visibilità supera 1 km si ha la foschia). A parte una vecchia classificazione che divideva la nebbia in leggera, intensa ed intensissima, che è oramai in disuso, la nebbia si classifica in base alle centinaia di metri di visibilità. Questo si ottiene sistemando appositi segnali, oppure telecamere in caso di postazione remota, lungo la direzione di misura, appunto a 100, 200.. 1000 metri, segnando l’indicatore che si riesce a vedere. Più modernamente, ma solo in quelle realtà che ne giustificano il costo economico come ad es. gli aeroporti, vengono usati strumenti di misura chiamati trasmissometri che utilizzano la diversa capacità di rifrazione e di riflessione, proporzionalmente al contenuto in umidità, di una massa d’aria umida. - Tipi di nebbia e processi di formazione Diversi risultano i processi di formazione. In una trattazione elementare possiamo ricordare i seguenti tipi di nebbia: la nebbia bassa è dovuta alla condensazione dell'umidità in prossimità del suolo; si presenta in strati tanto sottili, da pochi centimetri a qualche metro, da permettere all'osservatore di distinguere il Sole di giorno e la Luna e le stelle di notte. E’ caratteristica dei periodi di transizione tra una stagione fredda ed una più calda e si può presentare indifferentemente sul suolo o su superfici acquee. La nebbia di avvezione è dovuta al trasporto orizzontale di aria calda su superfici molto più fredde, ad esempio masse d’aria che si spostano dal mare verso il suolo. E’ un tipo di nebbia poco densa e spesso si trasforma in pioviggine. E’ ad esempio tipica delle coste sarde meridionali. La nebbia di irraggiamento o d'inversione al suolo si ha quando il suolo si raffredda per perdita di calore dovuta ad irraggiamento. Il processo è tale da provocare la condensazione del vapor acqueo contenuto negli strati prossimi al suolo. E’ sicuramente la nebbia di gran lunga più frequente in Italia, tipica non solo della Valpadana, ma anche delle vallate umbre, toscane, dell’entroterra adriatico e di alcune aree meridionali. La nebbia di mare si forma durante le stagioni di transizione (primavera e autunno) quando si ha spostamento di masse d’aria dalla superficie calda del mare verso una zona di mare più fredda. La nebbia frontale si forma, in particolari condizioni, lungo i fronti caldi. La nebbia secca è dovuta per lo più a particelle di polvere o di fumo in sospensione nell'aria. La nebbia umida essendo in condizioni di soprasaturazione riesce a depositarsi sugli oggetti come goccioline d'acqua. La nebbia in banchi è generalmente il prodotto di locali condizioni che interessano un’area limitata, segue depressioni topografiche e la sua formazione è facilitata in zone di particolare ricchezza d’acqua superficiale. Normalmente la sua estensione è limitata a poche centinaia di metri quadrati, anche se in alcune aree i banchi possono essere anche di qualche chilometro quadrato. La nebbia fredda è quella che si forma con temperature abbondantemente sotto lo zero. In Italia raramente si hanno nebbie fredde mentre abbondano per tutto l’inverno sulle aree continentali americane ed europee, soprattutto nella aree meridionali della ex Unione Sovietica. Condizioni favorevoli alla formazione della nebbia sono: cielo sereno o quasi, vento debole o calma, quantità sufficiente di umidità e condizioni anticicloniche (quest’ultima condizione richiesta solo da alcuni tipi di nebbia). Come si diceva la nebbia più frequente in Italia è quella d’irraggiamento, tipica dell’inverno, favorita dal fenomeno dell'inversione termica e la sua massima intensità si raggiunge, in Valpadana, quando le condizioni anticicloniche si saldano con una subsidenza in quota (a 1500 metri, circa 850 millibar). - Previsione della nebbia Come si è visto, le condizioni meteorologiche generali che si devono avere per la formazione di nebbia, ad es. in Valpadana dove il fenomeno è più rappresentato, devono essere anticicloniche. Inoltre si devono avere calme di vento o quasi, velocità del vento comunque non superiore al metro al secondo. In caso contrario si avrebbe rimescolamento dell’aria attraverso moti turbolenti con la conseguente distruzione dell’inversione. Premesse queste condizioni, la previsione della formazione della nebbia viene fatta considerando la pressione ed accoppiando alla temperatura di rugiada, o l’umidità relativa della massa d’aria, quella dell'aria. Oramai la previsione regionale generale della nebbia, proprio perché necessita di una serie di circostanze concomitanti, ha raggiunto buoni livelli di affidabilità. Se però si vogliono precisarne le caratteristiche (ora di formazione, ora di dissolvimento, metri di visibilità, altro) allora il cammino da fare è ancora lungo. Ancora più difficile risulta prevedere la formazione di nebbia in banchi in quanto spesso non si dispongono di dati locali alla scala necessaria. Ed è per questo che la conoscenza del territorio, soprattutto in termini di topografia e presenza di corpi idrici, può essere sufficiente ad esprimere almeno una probabilità. Bisogna ricordare infatti come i banchi di nebbia costituiscano un serio pericolo per la circolazione stradale in quanto si presentano improvvisamente senza alcun segnale apparente.

Autore : Antonio Ghezzi, climatologo

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