Scrivi una località, una regione o una nazione per ottenerne le previsioni del tempo
Località Data aggiornamento Quantità neve Impianti
MeteoLive NEWSLeggi tutte le news ›

A furor di popolo...Altre osservazioni dei lettori sul meteo-anno preferito

Pubblichiamo con gioia altre considerazioni dei lettori sui loro meteo-anni preferiti.

In primo piano - 3 Ottobre 2005, ore 10.55

I migliori meteo-anni della vostra vita...Il sondaggio sarebbe finito ma i lettori seguitano a scriverci; per questo abbiamo pensato di pubblicare alcuni dei commenti più significativi: -Nel Gennaio del 1985 Bologna era letteralmente sommersa di neve. Mi ricordo giornate intere di precipitazioni abbondanti e nei pochi momenti di tregua tutti uniti a "spalare". La "Dama" bianca era inesorabile ci colpiva soprattutto la notte costringendoci ad alzarci all'alba per renderci conto dell'apocalisse bianca che ci attendeva. Dalla citta' rimasta priva di luce e riscaldamento ci si ritirava nelle campagne, dove al caldo del camino e della stufa a legna gli anziani raccontavano a noi giovani di allora le nevicate simili a quella che avevano impresso un segno indelebile nella loro mente. E' questo senso di unione, questa voglia di aiutarsi l'uno con l'altro il messaggio piu' grande che quell'epica nevicata mi ha trasmesso ed ogni volta che durante la stagione invernale la vostra redazione prevede neve il mio cuore si gonfia nella speranza che ne faccia talmente tanta da rivivere a distanza di anni quei giorni memorabili che la nevicata del 1985 mi regalo'. Gianluca e Cristina. -Spett.le Redazione di Meteolive, per me il meteo anno preferito è stato senza dubbio il 1985 allorquando su Pisa caddero ben 10 cm di neve. Era martedì 8 gennaio e mi trovavo a scuola -allora frequentavo la V ginnasio-; alle 8,30 circa, dopo una notte ventosa e molto fredda, iniziò una copiosa nevicata che si protrasse per l'intera giornata. Alle 9,30 noi studenti eravamo già tutti fuori (ci avevano fatto uscire per consentirci di prendere gliultimi mezzi pubblici ancora in servizio prima della inevitabile paralisi del traffico). Io ricordo di essermene tornato a casa a piedi sotto quell'incredibile nevicata, ho ancora davanti agli occhi l'immagine insolita e incredibile di Piazza dei Miracoli che man mano si ricopriva di una coltre bianca sempre più spessa. La cosa incredibile, per una città come Pisa, fu però, oltre alla quantità di neve caduta (ben 10 cm come già detto), la sua persistenza. Il manto bianco, complici le bassissime temperature che si raggiunsero in quei giorni, ghiacciò completamente, resistendo fino a domenica 13 gennaio, quando una nuova perturbazione, in una prima fase portò altra neve (quasi 10 cm.) che però poi, con il passare delle ore e l'ingresso sempre più deciso del libeccio, si tramutò in pioggia. Una scena - vedere Pisa di nuovo ricoperta da un pò di neve- che il 31 gennaio scorso, dopo ben 20 anni ed essere diventato avvocato, di colpo si è materializzata davanti ai miei occhi ma, questa volta però, solo in minima parte e solo per una mattina! Alessio (Pisa) -Gentile Signor Alessio Grosso, il mio meteo-anno preferito? direi anche memorabile! Forse è meglio dire meteo-mese preferito: il gennaio 1985. Periferia sud di Milano, subito dopo la "Befana" calò repentinamente la temperatura (il termometro sul balcone è arrivato a segnare 17° sotto zero). Le giornate erano splendide, terse, si vedevano le montagne, l'aria era asciutta che era un piacere respirarla durante la passeggiata (ero all'ottavo mese di gravidanza). Dopo pochi giorni (3?, 5?) incominciò a nevicare, larghi fiocchi donavano quella meravigliosa sensazione di calma e di pace col mondo. Il primo giorno, forse anche il mio bambino provò il piacere di sentire il suono della neve che scricchiola sotto i dopo sci, intanto la neve continuava a depositarsi per terra fitta e larga. Continuò ancora tutta la notte, ci svegliammo che la neve cadeva ancora, il traffico era completamente bloccato, gli spazzaneve non facevano in tempo a rimuoverla che già la neve si accumulava impedendo la circolazione, anche dei camion. Ricordo quella mattina: andai con mio marito e mia mamma ottantenne per fare un po' di spesa, la neve lambiva l'orlo dei doposci che a ogni passo sprofondavano, era meraviglioso, sembrava di camminare in mezzo alle nuvole, in un bianco silenzio. Al supermercato trovammo molti scaffali completamente vuoti per mancanza di rifornimenti, ricordo che non c'era più pasta e comprammo la farina (ce n'era ancora poca) per fare pane e tagliatelle in casa. Mi pare di ricordare che la neve continuò a scendere per 3 giorni, dicevo a mio figlio che non gli saltasse in mente di nascere prima del termine, anche le ambulanze erano bloccate, mi sembra che dicessero che i casi urgenti venivano trasportati con mezzi militari. Quando la neve cessò, ritornò a splendere un sole luminoso e la temperatura schizzò su valori positivi, il primo giorno era ancor più surreale di prima: sui marciapiedi, i pochi che erano stati spalati, si camminava accostando una muraglia di neve alta fino alle spalle, era la neve accumulata dagli spazzaneve della strada dove iniziavano ad avventurarsi poche macchine, sembrava che nuotassero in una fanghiglia luccicante; al silenzio assoluto dei giorni precedenti era subentrato un continuo "splasch...splasch...splasch..". Il giorno successivo era diventato impossibile uscire con i doposci, la neve in via di sciogliomento penetrava da sopra la tomaia rendendo i doposci inutilizzabili. Io ero l'unica in famiglia ad avere gli stivaloni di gomma, così uscii per andare a comprarne un paio per mio marito, bloccato in casa. Fu un'impresa, dovevo cercare dei guado con l'acqua e il fango che arrivava a metà polpaccio e contemporaneamente dovevo stare attenta a non scivolare, e a mantenere l'equilibrio, impedita nei movimenti da un pancione immenso. Finalmente arrivai al negozio per sentirmi dire che erano stati venduti tutti gli stivali, rimaneva un solo paio di due numeri più grandi, li comprai immediatamente, con due paia di calzettoni sarebbero andati benissimo! Quegli stivali furono necessari per diversi giorni: la temperatura era risalita e il sole scioglieva le muraglie di neve mantenendo il livello delle pozzangere sempre elevato e insidioso. Per concludere, non avendo necessità assolute di spostarmi, ho goduto di questa meteo-esperienza in tutti i suoi molteplici aspetti. Vivere la neve in montagna è scontato, ma una nevicata così in città ribalta tutte le abitudini e le necessità, donando sensazioni di profonda unione con la natura, con gli elementi e le loro reazioni; ci fa anche ricordare che comunque la natura è sempre la più forte, possiamo escogitare infiniti sistemi di difesa preventiva, ma se si vive solo sulla difesa e la separzione dalla natura vivremmo inscatolati fuori dalla realtà e comunque gli elementi naturali ci coglierebbero comunque di sorpresa, proprio perchè non sono stati compresi e accettati sotto tutti i loro aspetti (se si mette una diga, si contrasta il naturale scorrere del fiume che si può rompere con tutte le conseguenze, ma se lungo un fiume si costruisse a una distanza sufficiente, tenendo il terreno circostante per le coltivazioni, quando il fiume esonderà fertilzzerà la terra senza arrivare a innondare le case). Penso che sia sempre meglio rivolgersi alla natura come a un'amica, cercando di sfruttare a nostro favore i suoi eccessi. Avete chiesto non più di 10 righe, mi scusi, ma il ricordo della situazione meteo si intrecciava con il quotidiano, stravolgendolo e proiettandolo in un'altra dimensione! Anche se non ho più scritto, sono sempre con voi di MeteoLive e continuo a essere felice di vedere tangibilmente, dai vostri articoli, che il vostro impegno è sempre vivo e coinvolgente anche per sensibilizzare i lettori sull'importanza dell'equilibrio del nostro ecosistema. Grazie, con l'augurio che il vostro lavoro prosegua sempre carico di grandi soddisfazioni. Cordiali saluti, Nadia Bondanini -Il mio meteo-periodo preferito, di cui serbo ancora un ricordo piuttosto nitido, é quello che va dal dicembre 2003 fino all'autunno 2004. Sono della provincia di Verona e, da maniaco appassionato della neve (quasi da farci una fissazione!), ricordo ancora con un infantile sorriso l'abbondantissima nevicata che investì i monti Lessini durante le vacanze di Natale. Un giornale nazionale sottolineava come il manto nevoso avesse superato il metro di altezza, record per tutto il settore alpino in quell'occasione. Avevo visto giungere la perturbazione foriera di copiose nevicate ed ero salito in macchina con un amico risalendo la Val d'Illasi verso le piste (ormai chiuse da tempo vista la penuria di neve delle recenti annate) dove avevo imparato a sciare. Pioveva con insistenza, ed il termometro esterno segnava 7 gradi. Temperatura insignificante in pieno inverno, adatta ad affossare ogni speranza in nevicate in pianura, ma in cuor mio sapevo che non era fuori luogo illudermi sul colpo di scena che mi avrebbe atteso una volta che la strada avesse iniziato a salire con più decisione. Non mi sbagliavo. Già a 700 metri l'acqua era mista a neve e nel giro di due o tre tornanti, il verde bruciato degli alpeggi lasciò spazio al bianco. Con mia grande soddisfazione vidi che i fiocchi, enormi e fitti, attecchivano anche sulla strada. Finsi dispiacere e pronunciai falsamente e con scarsa convinzione le lamentele del guidatore incallito che non sopporta la neve. Godevo a vedere la mia macchina slittare affannosamente investita dalla tempesta. Fummo costretti a fare dietro front. Tornammo l'indomani, con veicolo più piccolo e più agile, e muniti di catene, decisi a raggiungere ad ogni costo malga San Giorgio, a quota 1505 metri s.lm. Per la strada nemmeno un cane. Il manto nevoso che dal suolo saliva per parecchie decine di centimetri aveva ormai raggiunto la spessa coltre che ricopriva le fronde più basse dei pini. Ci ritrovammo a malga San Giorgio a fare i freni a mano, 180 gradi, perfetti. La neve durò parecchio quell'anno, successive nevicate rincararono la dose. Le piste di fondo della Lessinia archiviarono una buona stagione, come non se ne ricordavano da tempo. Scendendo a valle, per fare un compendio del resto del mio meteo-periodo preferito, ricordo l'Adige sempre in bella forma, mai insidiato da secche paurose, nemmeno nel periodo estivo. Il prato di casa mia, efficacissima cartina di tornasole dell'andamento meteorologico stagionale, mai ingiallì, così le rive dei fossi, le rive dei fossi talmente rigogliose e verdeggianti da inghiottire il ciglio stradale. Fu un anno di soddisfazioni, che alleviò in parte le pene per la magre che seguirono durante l'inverno 2004-2005. Matteo Balzanello

Autore : Alessio Grosso

Questa pagina: Stampa Invia Favoriti | Condividi: Altro
Webcam
Vedi tutte
Satellite
Immagini e foto dal satellite

Immagini dal satellite

Guarda le ultime immagini inviate dal satellite Meteosat 8, da 36.000 km di altezza.

Visualizza
Editoriali
Leggi tutti
Newsletter

Iscriviti subito!

Scrivi la tua email

Ogni giorno riceverai le nostre previsioni meteorologiche direttamente nella tua casella e-mail!

Info Viabilità
Leggi tutti
Dal FORUM
Vai al forum