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20 e 21 novembre 1998: POTENZA tra gelo e bufere di neve

Un nucleo di aria artica continentale viene risucchiato dai Balcani e sbattuto contro il centro-sud Appennino; sarebbe stato un week-end di gelo e neve indimenticabile.

In primo piano - 21 Novembre 2008, ore 10.04

Ancora novembre, ancora la neve; due parole che si rincorrono in questi giorni di passione per meteofili e meteopatici, senza grande distinzione tra i primi e i secondi. Il primo gelo, la prima neve e per qualcuno anche i primi malanni di stagione. Il generale Inverno che suona l’adunata per le sue legioni polari e artiche, pronte a precipitarsi verso sud come furenti barbari invasori della quiete mediterranea. Noi sorpresi a discutere dell’autunno mite e ventoso, talvolta variegato da anonime nebbie e qualche stanca perturbazione. Ma non è la cronaca del 2008, bensì di quella metà d’autunno del 1998, con novembre iniziato in compagnia di un’alta pressione sub-tropicale e temperature in Sicilia vicine a 30°C. Verso la metà del mese una vasta circolazione ciclonica sull’Europa orientale, incastrata sotto un incipiente anticiclone russo, convogliava spifferi di aria fresca e instabile sulla nostra penisola che, in seno a blande perturbazioni portava qua e là nubi e qualche rovescio. Neve relegata alle montagne ed anticiclone delle Azzorre pronto a chiudere i giochi da ovest. Un’insidiosa depressione mediterranea si fece strada verso la Sicilia e il Tirreno meridionale proprio a metà di quella fatidica settimana. La notte fra giovedì e venerdì, dopo aver dispensato piogge e rovesci sulle isole maggiori e centro-sud, la modesta struttura ciclonica prese la strada dello Ionio. Invece di spegnersi lentamente, conobbe un nuovo e generale approfondimento andando a parassitare il freddo che si produceva da giorni sui Balcani. Fu così che le gelide armate dell’est furono costrette a valicare l’Adriatico nella giornata di Venerdì, presentandosi al cospetto dei contrafforti appenninici con tutta la loro veemenza. Le nubi oscure ed indecise della mattina e la pioggia intermittente e pesante del pomeriggio, lasciarono ben presto il posto ad una dirompente nevicata, a folate di vento e neve, dapprima acquosa, poi sempre più compatta e asciutta, specie in serata. I reporter del Tg3 lasciarono ben presto la diretta dalla zona industriale, mentre la neve precipitava a larghe falde sul capoluogo e nelle zone circostanti. La pioggia continuò a carattere di rovescio e battente come rare volte solo al di sotto dei 500-600m; ma chi quella sera veniva verso Potenza sulla SS 407 Basentana, raccontò di fiocchi sul parabrezza già decine di km più in basso nel fondovalle. La sera proseguì all’insegna di una nevicata indomita ed insistente, a tratti accompagnata da un vento moderato e solo a tratti interrotto. Fiocchi grandi, larghi, numerosi come poche volte avevo visto, tanto da simulare nel rumore quella pioggia fitta e monotona dei giorni più grigi dell’inverno. La campagna si chiuse nel suo guscio, stretta intorno ai focolari, con gli occhi alle finestre a guardare quel cielo opaco dal riverbero arancio; attonita e immobile davanti a quella silenziosa invasione di mille e mille corpuscoli bianchi, capaci a loro modo di cambiare il mondo, se non altro nella sua prospettiva. Già verso le 9 di sera il traffico scemò rapidamente e, fatta eccezione per qualche attardato temerario, il silenzio si impadronì del nostro territorio. L’inverno era appena iniziato e il suo messaggio fu chiaro ed accecante, soprattutto il mattino seguente, dopo che tutta la sera e la notte la neve aveva spadroneggiato in lungo e largo fuori dalle finestre. Per tutto il giorno si alternarono un gelido vento di grecale, e improvvisi quanto brevi rovesci di neve, talvolta intensi da simulare quanto avvenuto la sera prima. Ormai appagata dalle sue conquiste, la coperta bianca cominciò ad adagiarsi e scivolare qua e là da tutte quelle superfici che stringeva ancora nel suo gelido abbraccio mattutino. Il termometro rimase comunque su valori inferiori ai -2°C per tutto il giorno e solo con l’avanzare della sera si attestò verso i -3,-4°C. Tra un fiocco e l’altro, con il vento sempre più impazzito ed indeciso, la successiva notte vide solo qualche fenomeno isolato ed inconsistente, sia per durata che per effetti visibili. Il manto bianco, già provato dal suo stesso peso e dal calore emesso da un terreno novembrino tutt’altro che gelato, aveva già iniziato il suo inesorabile sfinimento. Lungo le strade fu ben presto mortificato dall’andirivieni degli sparti-neve; non vi ritornò più per diverse settimane. Nel suo momento migliore, la notte tra venerdì e sabato, aveva sfiorato i 30 cm; in pieno febbraio potrei dire, vista la consistenza della precipitazione, che avrebbe superato agevolmente i 50cm. Nei giorni successivi l’indomita depressione fu costretta a ruotare su se stessa più volte, quindi indirizzata con moto retrogrado, verso ovest nord-ovest, dall’irruenza di un permaloso anticiclone russo forte dei suoi quasi 1050 mb. Il lento e inesorabile spostamento del minimo depressionario generò una progressiva rotazione delle correnti dapprima ad est, quindi a sud sud-est, richiamando un vivace e baldanzoso scirocco. Grazie all’occultamento complice di un’immancabile nebbia, il più caldo dei servi di Eolo lavorò per tutta la giornata di domenica e quando la pioggia lo seguì a ruota, tra la sera e la notte, l’opera di scioglimento fu pressoché totale dai 1500m in giù. Questo è ciò che spesso accade a Potenza, ma mai è accaduto che una nevicata somigliasse ad un’altra; mai avvenne che scomparve allo stesso modo. Questo non è ciò che potrebbe accadere, ma quanto di strano e potente è capace la natura in questi luoghi. Prossimi giorni con un destino decisamente diverso, ma piace ricordare come la natura sia in grado di cambiare e ricambiare le sorti meteo nel giro di pochi giorni; e soprattutto stravolgere ciò che fino al giorno prima sembrava solo una stanca normalità.

Autore : Prof. Giuseppe Tito

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