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"Progetto Pinatubo", l'ultima frontiera del fanatismo climatico

La teoria, imbandita niente di meno che da due premi Nobel, consisterebbe nel ridurre artificialmente la temperatura terrestre immettendo in atmosfera enormi quantitativi di biossido di zolfo.

In primo piano - 21 Agosto 2009, ore 09.47

La CO2 fa male; probabilmente anche a qualche cervello. Dopo la dichiarazione da parte dell'Agenzia statunitense per la Protezione dell'Ambiente, secondo la quale i cosiddetti gas a effetto serra, primo fra tutti la famigerata anidride carbonica, mettono in pericolo la salute e il benessere umano, dopo l'affondo successivo secondo il quale sempre i cosiddetti gas a effetto serra immessi dalle attività umane stimolano il riscaldamento globale, qualcuno ha pensato bene di cavalcare l'onda e di farsi avanti con in mano l'antidoto. Ma facciamo un passo indietro: secondo taluni studi, l'onnipresente sciagurata CO2 (ma anche altri gas sera come il vapore acqueo)sarebbe tra i gas più velenosi per l'Uomo e per la Natura in toto. Secondo i ricercatori che nell'aprile scorso si sono inventati questo ennesimo malaugurato grido di allarme, questo gas sarebbe addirittura più velenoso di altri universalmente noti come cancerogeni e con i quali conviviamo quotidianamente senza che alcuno batta ciglio. La realtà dei fatti non sta invero dalla parte di questi signori infatti: se consideriamo l'attuale tenore di CO2 in atmosfera (circa 386 parti per milione) stiamo parlando in percentuale dello 0,039% dell'involucro gassoso atmosferico totale. Nel caso si arrivasse a raggiungere la fatidica soglia paventata dallo scenario più disastroso dell'IPCC (già di per sè fantascienza), arriveremmo allo 0,098%, mentre la soglia che è stata clinicamente accertata essere dannosa per la salute umana deve essere superiore al 2%. Premesso questo arriviamo alle dolenti note. Proprio partendo dal presupposto di dover fronteggiare le emissioni di CO2 antropica e di non essere in grado di tagliarle entro i limiti previsti dai vari protocolli di turno per motivi economici vari, ecco pronto un antidoto per la nostra atmosfera e per la nostra ehm...salute: il biossido di zolfo. Qualcuno ci aveva già seriamente pensato dopo la colossale eruzione del Pinatubo nel 1991 (da qui il nome dato al progetto) tuttavia i propositi erano stati coscienziosamente abbandonati. Ora invece ecco che, dopo le recenti affermazioni di cui sopra, sono stati scelleratamente ripescati dal dimenticatoio e riproposti niente di meno che da due premi Nobel: Paul Crutzen e Thomas Schelling. Il progetto, come riferisce Michael Oppenheimer climatologo americano di Princeton, consisterebbe nell'irrorare la stratosfera con enormi quantità di biossodo di zolfo, gas che avrebbe la capacità chimica di riflettere parte dell'energia solare in entrata permettendo così il progressivo raffreddamento del Pianeta; quello che avviene in caso di imponenti eruzioni vulcaniche. Il costo, affermano i fautori di codesto progetto di neo-ingeneria, ammonterebbe a meno delle restrizioni operate dal protocollo di Kyoto e successive modificazioni, risultando altresì conveniente dal punto di vista economico. Lasciando a voi, cari lettori, ogni giudizio od opinione in merito, vi facciamo soltanto sapere che il biossido di zolfo rientrebbe quale gas estraneo al bilancio gassoso della stratosfera ove viene regolata la produzione o la deplezione di ozono in sinergia con il cloro e il biossodo d'azoto. Ebbene, alterare tale equilibrio significherebbe mandare in frantumi l'indispensabile ombrello protettivo di ozono stratosferico con conseguente mancato filtraggio delle radiazioni solari nocive ivi compresi i mortali raggi X. Ma non ci avevano terrorizzato per 20 anni con la storia del "buco dell'ozono"?

Autore : Luca Angelini

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