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"Isabel” è in agonia

Andiamo a vedere gli effetti attuali dell’uragano.

In primo piano - 19 Settembre 2003, ore 10.21

Come era prevedibile, appena l’occhio del ciclone ha toccato la terraferma, l’uragano “Isabel” ha cominciato a perdere rapidamente energie, tanto da poter essere ormai classificato come semplice Tempesta Tropicale; non ha infatti più ricevuto l’alimentazione necessaria a sostenerlo, quella miscela di calore ed umidità che solamente l’Oceano Atlantico centrale poteva fornirgli. Ecco che allora l’occhio stesso si è chiuso rapidamente, la circolazione all’interno del vortice è cambiata completamente, ed il corpo nuvoloso che lo accompagna si è repentinamente esteso, fino a diventare ampio più di 2000 km; l’indebolimento della struttura depressionaria ha portato ad un repentino affievolirsi dei venti, che adesso soffiano solamente a raffiche oltre i 70-80 km/h. Al contrario le piogge sono ancora molto abbondanti in alcune zone. D’altra parte il calore latente che era stato accumulato dalla depressione nei giorni scorsi, è ancora presente in quantità tali da poter continuare a favorire la convezione (e quindi la formazione di nubi temporalesche) per almeno altre 24-48 ore; pertanto alcune zone del Canada, territorio dove è diretto adesso l’ex uragano, vedranno forti temporali e qualche nubifragio entro la giornata di domenica. Fortunatamente la perturbazione manterrà la velocità di spostamento che aveva acquisito nelle ultime ore, e quindi nonostante la violenza delle eventuali piogge, non ci dovrebbero essere danni rilevanti né alluvioni. Ma torniamo al presente: i danni provocati da “Isabel” sono stati effettivamente ingenti su gran parte delle coste colpite, anche se in generale non ci sono stati veri e propri “disastri”, come si poteva temere in un primo momento; i disagi maggiori li ha comunque provocati l’onda di marea, ossia l’innalzamento repentino del livello del mare (nel caso in esame fino a 4 metri), che accompagna tutti gli uragani, causato dal “risucchio” verso l’alto generato dalla profonda depressione. Nel futuro c’è da attendersi la formazione di altri uragani? Al momento sull’Atlantico centrale non sono presenti ammassi temporaleschi che presentino una evidente rotazione in senso antiorario, pertanto almeno per i prossimi 3-4 giorni non si correrà il rischio di formazione di altri vortici; insomma si può ben dire che “Isabel” non ha lasciato eredi.

Autore : Lorenzo Catania

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