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Topoclimi: la "zona morta" di Bologna Est/San Lazzaro

Il caso del “buco precipitativo” (“No rain zone”) di Bologna Est/San Lazzaro.

I vostri articoli - 22 Dicembre 2017, ore 08.57

Cogliendo l’invito lanciato da MeteoLive,
http://meteolive.leonardo.it/news/In-primo-piano/2/segnala-la-tua-zona-morta-no-thunderstorm-zone-molti-i-casi-dalla-laguna-veneta-ad-asti-e-reggio-emilia-sino-a-tarcento-in-friuli/50061/
ho deciso anch’io di raccontare un “buco precipitativo”: quello di Bologna Est/San Lazzaro – un fenomeno di cui mi ‘occupo’ e che monitoro da molti anni.

Alcune considerazioni generali, dunque: sono innumerevoli, ormai, le situazioni in cui ho esperito un “buco precipitativo” proprio su Bologna, in cui la città – e con particolare riferimento alla sua fetta più orientale – viene come inspiegabilmente saltata dai fenomeni precipitativi, mentre dai radar si evince benissimo l’imperversare di precipitazioni nelle zone adiacenti.

Tuttavia il radar non basta, e spesso, quando ho potuto, ho preso l’auto e sono andato a vedere se era proprio vero che pioveva altrove ed era quasi sempre così. Ma occorre andare con ordine, in quanto la faccenda è un po’ più complicata di come potrebbe sembrare a prima vista. Il ‘buco’ sopra Bologna, infatti, può essere principalmente di due tipi: o sulla città intera (in occasione di passaggi di fronti organizzati, ma a volte anche di temporali), oppure – ma questo solo in caso di temporali – solo su Bologna est: il caso di cui vorrei occuparmi ora qui.

Lunghi anni di osservazioni del “cielo sopra Bologna” – tanto per parafrasare il titolo di un famoso film – mi hanno confermato nella formulazione, a partire da dati ed osservazioni empiriche, di almeno tre considerazioni di massima; ovvero:

1) che a Bologna ovest e nord piove di gran lunga di più che non a Bologna est e soprattutto sud-est, in particolare proprio in occasione di fenomeni temporaleschi: spesso temporali anche ingenti e grandinigeni colpiscono in pieno la zona di Borgo Panigale o Corticella, mentre la parte sud ed est di Bologna rimane del tutto a secco (vedi caso del 15 agosto 1988): in questo caso si ha un “buco precipitativo” più localizzato, appunto solo su Bologna sud, sud-est ed est;

2) la pianura, in generale – specie nei mesi primaverili ed estivi – vede molti più temporali che non l’area pedemontana in genere. Ci sono molti esempi a riguardo; ad esempio: il 23 giugno 1989 un nubifragio con grandine e trombe d’aria interessò le campagne di Bentivoglio e Minerbio, mentre Bologna città restava del tutto ai margini; qualcosa di simile accadde anche il 7 settembre 2005, anche se la fenomenologia in quel caso fu meno violenta.

Un esempio eclatante e più recente – che molti senz’altro ricorderanno – fu poi quello del 3 maggio 2013, quando ingenti nubifragi con tanto di devastanti tornado colpirono ripetutamente la bassa pianura bolognese e il modenese, mentre il capoluogo restò del tutto a secco; spesso, infatti, i temporali in arrivo da ovest-sud-ovest sembrano fermarsi quasi religiosamente sul confine tra le province di Modena e Bologna, colpendo Castelfranco Emilia ma poi non travalicando la linea di confine – con l’unica eccezione delle estremità di nord-ovest della provincia di Bologna, dove le cellule tendono a sfilare nel loro moto verso verso NE, e vanno così a ‘pettinare’, con le loro estremità, i territori di Crevalcore, Malalbergo e Galliera: in questo caso, il discorso del “buco precipitativo” si applica ed estende a tutta Bologna, interessando l’intero capoluogo ed aree limitrofe. 

3), i ‘flop’ da est, che per Bologna est sono quelli che fanno più male, perché aggiungono, oltre al danno, le beffe – visto che quella è una direzione notoriamente ‘buona’ per vedere la pioggia a Bologna e sull’Emilia in genere: in questo caso, ingenti cellule che insistono su tutta la Romagna o quasi si fermano alle porte di Bologna proprio sul suo lato orientale: è il caso del 5 agosto 2004, ma anche dell’8 settembre 1994 e di innumerevoli altri episodi: la pioggia torrenziale cade fino ad Ozzano Emilia (compresa), quindi le un precipitazioni  sfumano rapidamente procedendo verso la città, che in genere rimane del tutto a secco.
 
In genere, Bologna vede precipitazioni ‘democratiche’ –
ed a volte anche prolungate – solo quando entrano più decise le correnti da est-sudest; normalmente questo avviene in occasione della formazione di un minimo depressionario in spostamento da  nord verso le regioni centrali e quindi verso sud, il che consente l’attivazione delle classiche piogge da ‘stau’ contro il crinale appenninico (nonché le mitiche nevicate invernali che sono la vera gloria della città, per un meteo-amatore nevofilo come me – ma questo è un altro discorso).

Tuttavia, specie in caso di temporali e, in generale, di precipitazioni non organizzate e non legate al transito di un fronte, i fenomeni estremi in città sono rari, e – in generale – tendono a decrescere di intensità e di importanza più ci si allontana dalla pianura e più ci si muove in direzione est e soprattutto sud-est, fino ad arrivare a reiterate situazioni di “buco precipitativo”, proprio e soprattutto in corrispondenza della parte est del capoluogo emiliano e del territorio di San Lazzaro.

Una considerazione aggiuntiva si impone: spesso si ritiene che le parti montuose di un territorio siano anche le più temporalesche, ma nel caso del bolognese questo non sembra essere vero – o non del tutto almeno: si possono infatti avere sì temporali anche forti a convezione diurna sul territorio appenninico, ma per questo bisogna addentrarsi e procedere di molto verso il crinale (nelle alte valli del Reno e dell’Idice, ad esempio). Tuttavia, la parte di provincia di bassa collina e pedemontana (Bologna inclusa) vede invece una fenomenologia temporalesca assai più ridotta rispetto a quanto non accada nelle aree di bassa pianura, nel periodo che va da maggio a settembre, con i distinguo geografici che ho indicato sopra (tracciando una linea ideale che taglia la pianura da San Giovanni in Persiceto verso est, sono predilette le zone a nord di tale linea; ovvero Crevalcore, Bentivoglio, Minerbio, Malalbergo e Galliera, e si potrebbe quasi tracciare una “linea dei temporali”, che tendono a scorrere a nord di quella linea e a sfilare da ovest verso est senza interessare i territori più a sud – ovvero alta pianura e zona pedemontana – spesso riversando i fenomeni peggiori più a nord ancora, addirittura sul ferrarese, area nota per le devastanti grandinate).

Per finire e per riassumere, insomma: i tipi di ‘buco’ che si possono esperire a Bologna sono di due tipi: un ‘buco’ generalizzato che interessa la città intera quando i temporali si fermano più a ovest; un ‘buco’ più circoscritto che interessa solo la zona di Bologna est quando i temporali riescono a sfondare più a oriente e ad interessare almeno le parti ovest e nord della città  In ogni caso, il massimo del fenomeno “buco con la pioggia intorno” (tanto per riprendere una famosa pubblicità dei vecchi tempi) lo si ha proprio in corrispondenza di Bologna est/San Lazzaro, che in entrambe le circostanze risulta essere l’area più svantaggiata.     
 


Autore : Massimiliano Calligola

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