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In ritiro sul Gran Sasso d'Italia

Ecco il racconto di un nostro appassionato lettore sull'escursione invernale da lui organizzata per un gruppo di ragazzi a coronamento di un ritiro spirituale nel cuore d'Abruzzo.

I vostri articoli - 19 Marzo 2004, ore 12.32

Eravamo partiti dall'ultimo ritrovo dei partecipanti all'imbrunire del venerdì: due macchine e un minibus, tutti allegri e festanti per un fine settimana diverso e ancora molto misterioso! Io infatti avevo organizzato a puntino tutto, ma proprio tutto: la meta, l'alloggio, le attività, le escursioni e tutto il programma nel dettaglio; ovvio che in base alle condizioni atmosferiche avrei modificato qualcosina, ma diciamo che la struttura di tutta l'operazione l'avevo salda in testa. Per il resto della comitiva, i miei ragazzi ed il parroco, quella due-giorni in terra abruzzese era una pagina ancora tutta da scrivere: non sapevano nulla di dove si andava e di dove li avrei portati. Per loro tutto aveva i contorni infuocati di un'avventura tutta da vivere e tutta da ricordare! La mia intenzione era infatti quella di generare grande aspettativa in ognuno di loro, che mai aveva visto quei posti in quelle condizioni e a così breve strada dalle caotiche vie della città! Ah, dimenticavo: la meta era Calascio ed il cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso/Monti della Laga, in Abruzzo. Appena arrivati giusto il tempo di sistemarsi in stanza e poi giù a mangiare un minestrone bollente e traboccante: il freddo fuori si faceva sentire e occorreva combatterlo con i metodi tradizionali! Fuori il termometro è appena sotto lo zero. Al suolo resistono ancora 30-40 cm di neve dall'ultima copiosa nevicata che cinque giorni prima aveva scaricato quasi un metro di coltre bianca! La notte passa veloce, anche se qualcuno accusa qualche brivido di freddo e corre ai ripari infilando giacca a vento e berrettone di lana del nonno per proseguir beato il dolce riposo! Al mattino sveglia all'alba, e dopo le preghiere e la Santa Messa nella chiesa del paese, eccoci a rifollarci in un'abbondante colazione. Poi, via sulle gambe. Il cielo è di un bianco sporco. Nubi alte velano il sole che a tratti fa capolino, pallido, tra i densi banchi nuvolosi. Soffia un leggero vento da sud-est e le temperatura è di poco al di sopra dello zero: tempo ottimo per l'uscita, peccato solo non sia sole pieno, ma ringrazieremo al rientro (abbronzati color cioccolata tutti quanti! e solo col riverbero del sole velato...!). Arriviamo al termine della strada adibita a parcheggio qualche chilometro prima di Fonte Vética e, lasciate le macchine all'ombra di muri di un paio di metri di neve, allacciamo le ciaspole e partiamo verso... dove? Una vetta, naturalmente! Il Monte San Vito, 1980mt slm, a sud del noto Camicia, ultima vetta importante che corona a sud la piana di Campo Imperatore. Il percorso si divide in una marcia d'avvicinamento di un chilometro e mezzo circa, tutto in piano fino all'attacco dei bastioni; più di cinquecento metri di dislivello in poco più di un'ora di dura salita tra neve fresca, lastroni di ghiaccio e crinali brulli spazzati dal vento... Veramente un percorso impegnativo non privo di zone esposte e insidiose cornici di neve. Strepitoso! La salita è scandita da allegri ritornelli per dar il giusto ritmo al gruppo, rincuorar i più lenti, far sognar ad occhi aperti i più temerari! L'ultima fatica prima della sella è quasi una corsa a scommetter se laggiù, sull'opposto versante, tra una coltre di nubi e l'altra, si possa arrivare a scrutar l'Adriatico! E così sembrerebbe, effetttivamente: ci si para innanzi un immenso mare, peccato solo che sia di... nebbia! Quasi a ricompensa delle fatiche però ecco uscire biancastro il sole, cessare il vento, alzarsi le nubi che avvolgevano le cime... e lo spettacolo è di quelli da cartolina! Dopo qualche momento d'incredula ammirazione ci riuniamo a gruppo e intoniamo un canto caro a molti giovani alpinisti: "signore delle cime": sembra che per un momento, tanto quanto dura l'eco delle nostre voci, tutto s'incanti e si rivolga assieme a noi in un unico coro al Creatore. Si potrebbe raccontare ancora dei panini ben imbottiti o della frutta secca se non addirittura del buon vino rosso con i quali prima di rientrare abbiam ripreso le forze, o ancora della discesa ora prudente ora in corsa giù per i fianchi innevati del monte, o ancora e non da poco una spettacolare battaglia a palle di neve giù nella piana!... ma non posson spiegare quelle emozioni che avevamo provato raggiungendo, passo dopo passo, la vetta della mattina! Soddifatti come pochi abbiam fatto rientro poi agli alloggi dove ci aspettava un bicchiere bollente di vin brulé a concludere una giornata ricca di sane emozioni e ricordi spettacolari, da portar con sé nella vita di tutti i giorni.

Autore : Ludovico M. Tacconi

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