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EMOZIONI SULLO JUNGFRAUJOCH

E' il racconto di una splendida escursione sul ghiacciaio dichiarato dall'Unesco patrimonio mondiale dell'Umanità.

I vostri articoli - 29 Agosto 2002, ore 15.30

Descrivere ciò che si prova quando si arriva quassù, dopo circa un'ora di trenino passata all'interno di una delle montagne più belle, l'Eiger, è quasi impossibile. Il ghiacciaio dell'Alestch è ovunque e ti riempie prima gli occhi e poi il cuore. La giornata in cui si parte per questa escursione nel cuore dei ghiacci deve essere bella, una di quelle in cui l'alta pressione la fa da padrona sulle Alpi, perché solo così si riesce ad apprezzare il panorama. In Svizzera, peraltro, sono molto organizzati: la vastissima rete ferroviaria con i caratteristici trenini a cremagliera permette di raggiungere anche i paesini più arroccati, anzi alcune località sono molto spesso raggiungibili solo così o con i sentieri. Nelle stazioni di partenza a valle ci sono le webcam che inquadrano il ghiacciaio, di modo che si possa decidere se partire o no. Lo Jungfraujoch è raggiungibile da due valli: o dalla valle di Wengen o dalla valle di Grindelwald; volendo si può anche fare l'intero giro con i trenini. Wengen fa parte di quei paesini di cui parlavo sopra, dove si arriva o a piedi o in trenino: da Wengen si apre la parete nord dell'Eiger, totalmente in ombra e sinistramente famosa per i tanti alpini morti nel tentativo di conquista. E' bella da togliere il fiato: ci si immagina appesi alle corde ed esposti alle scariche di ghiaccio e sassi del Ragno Bianco, in progressione veloce prima che la montagna si svegli e che l'innalzamento delle temperature provochi qualche frana. Arrivati a Kleine Schedegg si apre totalmente il panorama: l'Eiger, il Monch e lo Jungfrau ti circondano; il ghiacciaio Eis Meer sotto il Monch che sembra stia per scendere sino ad avvolgerti e qui inizia l'ultimo tratto di ferrovia, un’ora da passare all'interno dell'Eiger. Due fermate all'interno della lunghissima galleria (costruita con lo scalpello alla fine dell'Ottocento) ci fanno ammirare quello che vedono gli alpinisti da quassù. E poi finalmente si arriva: l'edificio è stato costruito sul permafrost che qui è l'elemento base su cui camminiamo e quando usciamo l'infinito è qui. L'Aletsch e tutte le altre cime sono meravigliose, più oltre c'è il Monte Rosa e l'Italia. Le morene galleggianti sembrano strade. Il ghiacciaio è patrimonio dell'Unesco, per cui viene mantenuto il più possibile intatto, però si può fare una facile escursione sino ad un rifugio sotto la parete sud dell'Eiger, su un sentiero ghiacciato che, privo di crepacci, può essere affrontato senza ramponi e corde, con il solo ausilio dell'attrezzatura da trekking ed un paio di orette di tempo tra andata, ritorno e soste varie per ammirare, fare le foto di rito e riprendere fiato, che, a quota 3571 m, è messo a dura prova. Il rientro, che noi abbiamo fatto ricalcando la strada di andata, è altrettanto spettacolare, anche se nel pomeriggio le nuvole si sono addensate sulla parete nord dell'Eiger, che ora si vede a malapena. A malincuore scendiamo dal trenino e risaliamo in macchina, dopo aver respirato, vissuto e soprattutto ammirato il Paradiso.

Autore : Debora Polidoro

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