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Dal forum: l'Italia e sue fonti di energia

Ci attende ancora mezzo secolo di energia distribuita da impianti di tipo convenzionale.

I vostri articoli - 23 Maggio 2011, ore 13.56

La rivoluzione della gestione energetica a livello casalingo, con la micro-generazione distribuita, le tecnologie di accumulo e la regolazione diffusa, fa parte del grande tema delle "smart grid", uno dei più caldi nel panorama della ricerca a livello mondiale. Si tratta di un'autentica rivoluzione che richiederà moltissimo tempo, svariate decine di anni se va bene. Per ora non se ne parla insomma...

Attualmente infatti la rete elettrica è gestita con l'immissione di energia in pochi grandi nodi ed il prelievo diffuso. Siccome il prelievo non si può regolare, per mantenere i parametri di rete (tensione e frequenza) ai valori di funzionamento bisogna agire su quelle centrali che sono in grado di regolare la potenza in funzione dell'esigenza della rete. La frequenza, ad esempio, non può mai discostarsi da 50 Hz, se non di pochi punti percentuali e per brevissimo tempo. Pena il black out per blocco di tutti i generatori!

Dunque la rete attualmente non può prescindere da un certo numero di grandi impianti "regolabili", di tipo convenzionale (carbone, olio, gas, nucleare). Almeno per i prossimi 50 anni saremo costretti a coprire la gran parte della potenza installata con questo tipo di impianti, sia per quanto sopra spiegato, sia per garantire la "riserva", ovvero una potenza da immettere (sempre in maniera "controllabile) nel caso in cui una di queste grandi centrali venga meno.

Le fonti eolica e solare hanno una bassissima producibilità. Questo è il primo enorme problema. Ad esempio, per ottenere la stessa potenza di una grande centrale termoelettrica, come quella a carbone di Civitavecchia, bisognerebbe ricoprire di pannelli solari una superficie di 4000 ettari. Per l'eolico la situazione di producibilità è migliore, ma risulta più complessa la sistemazione perché le pale non devono essere "in conflitto". Dunque da una pala si ricava anche 2 MW, ma per arrivare a 2000 MW (la centrale a carbone) servono 1000 pale distanziate di almeno 50/100 mt l'una dall'altra. Fatevi voi i conti....

Tuttavia, migliorando l'efficienza delle apparecchiature (buoni risultati si stanno ottenendo nel fotovoltaico), la producibilità si potrebbe migliorare. Quello che invece non si potrà mai fare con queste fonti (almeno finché la rivoluzione di cui all'inizio non sarà completata) è la REGOLAZIONE. Non si può regolare la potenza immessa, essa dipende dal sole e dal vento, che ovviamente non possiamo controllare. Per questo motivo oggi è impossibile pensare ad un sistema la cui quota di eolico e solare sia superiore ad una certa percentuale. La rete ne risentirebbe e il sistema sarebbe costantemente a rischio.

Dunque, assodato che una buona parte (almeno il 60 %) dell'energia bisogna produrla con impianti regolabili, ovvero convenzionali, le alternative sono queste:

olio combustibile: inquinante (molta CO2), costoso, trasporto pericoloso, in mano di pochi paesi non tranquilli;

carbone: inquinante (moltissima CO2), economico trasporto sicuro, presente in molti paesi tranquilli;

gas: poco inquinante (poca CO2), costosissimo, trasporto problematico e rischioso, presente in pochissimi paesi;

nucleare: non inquinante, problema della sicurezza, problema delle scorie;

Lo scenario è questo ragazzi. La soluzione a mio avviso, se l'Italia non ha la compattezza e la serietà di affrontare un programma nucleare, è puntare sul carbone, gestito con le più moderne tecnologie di abbattimento di NOx, SOx e polveri e con la tecnica della CCS - cattura e sequestro CO2 (per chi crede al global warming). Il petrolio e il gas li metterei su un gradino più basso per i motivi esposti.

Le rinnovabili "regolabili" come il geotermico, l'idroelettrico e le biomasse, potrebbero fornire un buon 30% mentre eolico e solare potrebbero arrivare al 10% (attualmente non raggiungono il 4%).

Non credete ai politicanti che non conoscono questi argomenti. Io li ho studiati e ci lavoro, la realtà è questa.

L'Italia attraverso l'energia idroelettrica soddisfa circa il 16% del proprio fabbisogno. Sempre grazie all'idroelettrico l'Italia non avrà problemi a rispettare l'obiettivo del 20% di produzione da fonte rinnovabile della CE del pacchetto clima-energia.

Oggi l'idroelettrico italiano è saturo, in pratica non esistono più situazioni geografiche sfruttabili economicamente. Tutto quello che si poteva fare è stato fatto nel secolo scoso, specie nella prima metà...e per fortuna che non c'erano i Verdi, infatti la realizzazione di grandi impianti idroelettrici impone effetti catastrofici sull'ambiente, con scavi, dighe, sbancamenti, devastazioni del territorio e del paesaggio, sconvolgimento delle montagne e delle valli, violate da opere civili mastodontiche, dighe immani, condotte forzate, bacini, caverne e pozzi.

Molti pensano che l'idroelettrico sia una fonte energetica a basso impatto ambientale, invece è esattamente il contrario! Se oggi, con il partito del NO sempre in prima linea, si fosse deciso di realizzare tutto l'idroelettrico che esiste già, non ci si sarebbe mai riusciti e non avremmo potuto godere di una quantità di energia così ingente da fonte rinnovabile.

Oggi una buona prospettiva di sviluppo ce l'ha il cosiddetto Mini-hydro, ovvero l'idroelettrico di taglia mini o micro, con l'installazione di turbine su acquedotti e condotte di piccola taglia. Ovviamente non costituisce un'alternativa alle fonti fossili.

 


Autore : Stefano 75 (nickname nel nostro forum)

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