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Con gli sci sulla Tofana di Rozes

Con 4 amici, un mercoledì di metà maggio, su un simbolo della conca ampezzana

I vostri articoli - 20 Maggio 2004, ore 13.22

Martedì sera, verso le 19:00 parto da Vicenza con altri 4 amici e alle 23:00, dopo lauta cena ad Agordo (+15°C), raggiungiamo il Rifugio Dibona (2080mt e +6°C) dopo aver accuratamente evitato di investire decine di caprioli, 2 volpi e una lepre che beatamente girovagavano tra i prati e la stradina sterrata. Il rifugio ovviamente è ancora chiuso, in attesa di essere invaso dalle orde barbariche dei turisti estivi, e noi appoggiamo le nostre tendine sul tavolato della terrazza con una vista tutta personale e davvero meravigliosa sulla luccicante conca ampezzana, che proseguendo in senso orario permette di ammirare l'Antelao, la Croda da Lago, i Lastroni di Formin, il Cernera, il Nuvolao, le 5 Torri, l'Averau ecc. Alle spalle, con un incredibile tetto di stelle la paretona sud della Tofana di Rozes. Si dorme bene, l'alba arriva presto, colazione frugale nella nostra speciale terrazza 5 stelle e alle 6:30 cominciamo a percorrere, sci ai piedi, i pendii che ci porteranno in vetta. La neve è bene indurita dal perfetto irraggiamento notturno nonostante i soli +2°C registrati al Rifugio. Poche centinaia di metri sopra la neve è invece ghiacciata bene e saliamo velocissimi. La giornata è strepitosa, la visibilità perfetta ci permette di spaziare su tutte le Dolomiti fino e oltre la cresta di confine. Allenati da una stagione strepitosa in 2 ore e un quarto, chiacchierando allegramente e naturalmente deridendo il resto degli amici e d'Italia che è al lavoro, siamo in vetta alla Tofana di Rozes (3225mt). Beviamo e mangiamo qualcosina, un paio di foto, uno e mille sguardi ai monti e alle prossime discese che ci aspettano giusto per aspettare che il sole caldo svolga il suo lavoro ammorbidendo la neve ancora dura. Dopo un'oretta scarsa di relax alle 9:15 cominciamo la discesa diretta per il ripido versante Est Nord-Est evitando di discendere per la normale di cresta, meno interessante dal punto di vista discesistico. Un tuffo sul ripido verso il Giussani, ma la neve è morbida al punto giusto, il sole l'ha già resa nostra amica e ognuno con le proprie emozioni si lancia sugli sci lungo la parete, ma non è solo sciare, è sentirsi una cosa unica con la neve e la montagna mentre le scivoli il più dolcemente possibile sui fianchi scoscesi, è anche e soprattutto condividere con i propri amici un modo di vivere e di frequentare la montagna che un po' alla volta diventa la tua forza, la tua vita, è anche e soprattutto sapere che tua moglie a casa con il figlioletto di 5 mesi sa cosa stai provando e per nulla al mondo ti direbbe no, non andare, oggi resta a casa con me che è il nostro secondo anniversario di matrimonio. Terminati i primi 600mt, ripidi ed esposti, il resto è puro divertimento su un bel firn fino alle macchine. Ci spaparanziamo al Dibona, poi un bel hot-dog con birra al Falzarego ammirando in pantaloncini corti e ciabatte le piste da sci delle 5 Torri e del Col Gallina con ancora un metro di neve. E siamo al 19 maggio. Ricordiamo fine Ottobre 2003, la prima uscita stagionale delle 40-50 compiute da allora, risalendo le piste chiuse delle 5 Torri, anche allora con gli impianti presi alla sprovvista (per fortuna) dalla neve, senza seggiolini, senza piste battute e senza una folla vociante che risale i pendii con invadenti mezzi meccanici, ma con un metro di fredda polvere invernale, la gioia della salita a piedi, il sole già basso e gli animali che ancora non dovevano nascondersi come sono soliti fare nei periodi di "alta stagione" in attesa di ritornare ai loro luoghi nei periodi di "bassa stagione". E che bassa stagione! Ma questo è un discorso troppo complicato, il turismo eco-compatibile non è cosa facile a proporsi in paesi dove solo 40 anni fà il freddo e la dura vita di montagna erano una vera e propria realtà. Prima del turismo. Ora sicuramente però, le cose dovrebbero cambiare e in molti ci stanno provando. Speriamo, perché è proprio grazie a certi meravigliosi ambienti naturali che i montanari sono riusciti ad arrivare al benessere. Bisogna quindi conservarli e migliorarli. Non si deve esagerare, certi ritmi (lenti della montagna) non si possono superare, certi limiti (oggettivi ed evidenti) vanno rispettati, altrimenti non si può vivere in montagna. E' il rispetto di sé stessi la prima regola perché la montagna venga rispettata. Ed è solo amando sé stessi e le cose che si fanno che si rispetta la montagna. Alle 16:00 sono già a casa a Vicenza, è davvero il mio secondo anniversario di matrimonio, mi presento con una dozzina di rose rosse. Pietro, il mio bimbo, mi sorride, io negli occhi ho sicuramente ancora il riflesso della Tofana, Debora sa riconoscerlo subito, è una scialpinista anche lei. Mi sorride. Grazie. Save the snow

Autore : Fabio Zamperetti

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