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"Io e Samuele nella tormenta dei Monti Sibillini"

In redazione ci giunge questo magnifico racconto da parte di uno dei protagonisti del Raduno Meteo-Escursionistico "Sibillini, Inverno 2007". Ve lo proponiamo raccomandandone un'attenta lettura!

I vostri articoli - 13 Marzo 2007, ore 13.56

Quello di domenica sera non potrei che definirlo un “rientro malinconico e nostalgico”. Precisamente alle ore 20, Samuele ed io siamo rincasati dal viaggio di ritorno dalla tre-giorni sui Monti Sibillini. Un'esperienza stupenda, condivisa con altri tredici amanti della natura e della montagna, tra cui l’eccellente Emanuele Latini che ha saputo “lubrificare gli ingranaggi” per questa esperienza dal volto montano tra i più piacevoli ed estremi. L’arrivo al rifugio da parte mia e di Samuele è stato piuttosto travagliato, non certo a causa dell’organizzazione, ma per il lungo viaggio che abbiamo voluto affrontare partendo da Siziano (PV) per raggiungere la meta, incontrando, come di consueto, i soliti ingorghi nell’area bolognese che ci hanno rallentato la marcia… Ma la destinazione era ambita e nulla ci ha fermato, neppure la nebbia incontrata in cima, prima di scollinare, laddove c’è il rifugio... Insomma, venerdì 9 marzo ci siamo messi in auto alle 15.30 e siamo arrivati alle 22.30! L’accoglienza si è dimostrata subito a livelli elevati e la serata è trascorsa rapidamente, Samuele ed io siamo crollati sul letto! Il mattino dopo ci siamo ritrovati per colazione, presentazione del gruppo e pianificazione, in base alla situazione meteo, dell’escursione, partita a livello “podalico” da Castelluccio di Norcia, raggiunta in auto dal rifugio. Da subito ci siamo accorti che non sarebbe stata una passeggiata, in quanto le condizioni meteo erano tutt’altro che stabili ed uno stau eccezionale, immortalato sul monte Vettore e sul Redentore, ci faceva venire l’acquolina per sorprese che a breve avremmo potuto ricevere. L’escursione è proseguita per un totale di 5 ore di cammino (circa 13 Km) ed è culminata in uno scollinamento intorno quota 1700 metri, dove un gelido vento ci ha sferzato la faccia facendoci a tratti perdere l'equilibrio. Il povero Samuele a fatica riusciva a sopportare quelle raffiche tese, e noi adulti non gioivamo di certo. La discesa è stata più rilassante, complice una vallata riparata con annessa pausa pranzo in un canalone innevato ed alberato, con stupendi esemplari di faggi, alcuni credo secolari. Non soddisfatti dell’impresa, una volti tornati a Castelluccio di Norcia per un break tra cioccolata, the e grappini vari, ci siamo incamminati su Pian Grande, per raggiungere ed ammirare il “gran canyon” dell'Inghiottitoio. Si rientra al rifugio con alle spalle lo stau sul Vettore che dà tutta l’impressione di voler sfondare. Si trascorre la serata dopo una cena eccezionale (Vittorio e Giuliana, i gestori del rifugio, sono due persone squisite) visionando centinaia di foto (non esagero) ed in seguito il “SuperLatini” ci allieta con due video che non posso ora commentare, potrei essere colpito da crampi alle dita delle mani ed una forte emicrania per supportare quanto necessario... se dovessi usare una parola sola direi "superbi". Si crolla tutti poco oltre la mezza ed il mattino di domenica 11 ci risvegliamo con una minima di –2.5°C, un vento che descrivere non rende, e la neve, proprio lei, la “dama orizzontale”, oserei chiamarla... Gli accumuli variavano dai 10cm sulla verticale degli alberi ai 3/5cm delle antenne delle macchine, ma i veri accumuli venivano formati nei posti più strani come ad esempio nelle fessure delle finestre del rifugio piuttosto che sui dischi dei freni delle macchine; ed ancora spettacolari figure geometriche formate dal continuo ed impetuoso vento che ha imperversato fino (e credo oltre) la nostra partenza. Dopo la colazione decidiamo di uscire per un’escursione sotto un’autentica tormenta di vento e neve. “Il Grecale fa miracoli”: queste le parole di Emanuele in uno dei tanti video girati. L’uscita dal rifugio ci fa subito capire che non sarà proprio una passeggiata, i primi 100 metri siamo costretti a farli all’indietro con gli occhi semichiusi ed io devo saldamente tenere per mano Samuele (un bimbo di 5 anni non pesa molto): siamo in prossimità dello scollinamento ed il vento è impetuoso. Fortunatamente giungiamo in un punto riparato da un costone e si prosegue godendo di immagini poetiche sotto una moderata nevicata, naturalmente accompagnata da improvvise raffiche. Samuele ed io decidiamo di rientrare a metà percorso ed attendiamo, davanti al camino, l’arrivo degli altri per il pranzo, che come le precedenti performance, dopo circa 45’, termina con un ottimo dolce. Siamo giunti ai saluti, che con gli occhi lucidi ci accingiamo a completare. Il rammarico? Nessuno, certo non abbiamo fatto la ciaspolata, ma se non fosse stato per il fatto che aprendo il cofano per caricare le borse, gli occhi sono caduti sulle ciaspole, non me ne sarei ricordato. Un ringraziamento particolare va fatto a: Emanuele Latini: ottima organizzazione, puntualità comunicativa in fase di pianificazione, previsioni assolutamente azzeccate (ci aveva “promesso” la neve), persona vera. Ringrazio di cuore Vittorio e Giuliana, i gestori del rifugio, per l’umanità dimostrata, le classiche “persone di montagna”. Ringrazio tutti i partecipanti per aver condiviso questa magnifica esperienza. Ringrazio Samuele, mio figlio, a 5 anni mi ha dimostrato di cosa può essere capace un bambino, ma lo ringrazio soprattutto perché ne sono orgoglioso, tutti me lo hanno voluto far notare. Grazie a Meteolive per avre permesso tutto questo… Non ti fermare!

Autore : Fabio Borrello

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