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"De Innevamento artificiale" l'opinione

Il commento di Giulio Feliziani all'articolo sull'innevamento artificiale.

I vostri articoli - 11 Giugno 2009, ore 13.18

Riporto alcuni miei commenti in merito all’articolo pubblicato per contribuire alla discussione in corso. Ad ogni paragrafo pubblicato segue, dove possibile, qualche riflessione aggiuntiva. L'articolo di Grosso riporta: "Già nel 1990" si afferma "una ricerca, finanziata dal ministero francese del turismo e dell'ambiente, aveva evidenziato nella neve artificiale la presenza di goccioline d'olio lubrificante, provenienti dalle macchine usate per produrla; ovviamente, nei fiocchi di neve che dalle nubi volteggiano fino a terra l'olio non c'è, e quindi la neve artificiale si era rivelata un facile veicolo per inquinanti". Commento di Feliziani Le macchine in uso 20 anni fa erano totalmente differenti da quelle in vendita oggi. Queste installazioni consistevano in impianti a miscelazione di aria ed acqua compressa provenienti da stazioni di compressione e pompaggio centralizzate, che potevano avere parti rotanti in bagno d’olio (vedi ditta York, cannoni a miscelazione di aria ed acqua internamente all’ugello del cannone). Le macchine a miscelazione interna hanno un consumo specifico di aria compressa elevato ed è logico pensare che vi siano state piccole dispersioni di oli lubrificanti finite nella neve. Oggi gli impianti a miscelazione di aria-acqua centralizzati hanno compressori e pompe che utilizzano tecnologie più avanzate con perdite di olio trascurabili se non nulle, senza contare che la miscelazione esterna di aria ed acqua ha diminuito nettamente il consumo specifico di aria compressa. Inoltre, i compressori d’aria delle unità mobili a bassa pressione (le classiche “ventolone”) funzionano totalmente “a secco” ovvero non hanno parti rotative in bagno d’olio. Grosso scrive: Interessante quanto segue: " Lo snomax si ottiene dalla coltura del batterio Pseudomonas syringae , che normalmente si trova sulle foglie di moltissime piante e solo raramente è libero nel suolo, ed è una proteina della parete cellulare in grado di accelerare la cristallizzazione della goccia d'acqua. Le cellule batteriche vengono liofilizzate e commercializzate in pellets, che vengono disciolti nell'acqua destinata alla produzione della neve artificiale. La «proteina che fabbrica il ghiaccio» raggiunge il suo effetto a temperature più alte del solito (circa -3° invece dei normali -6°): in questo modo si risparmia energia, perché non è necessario raffreddare tanto l'acqua per trasformarla in neve. La ricerca ha voluto verificare che non ci fosse traccia dei batteri né nella neve prodotta né nella vegetazione e nel suolo al disgelo; e per questo ha monitorato, in tre stagioni invernali consecutive, due località innevate artificialmente: Antagnod in Val d'Aosta e Valloire nella Savoia francese. Nessuna traccia di Pseudomonas nella neve, anche se piccole differenze rilevate nella vegetazione estiva hanno portato i ricercatori «a non poter escludere deboli effetti a lungo termine»." Il commento di Feliziani: Il più grosso problema di chi deve fare neve è riuscire a generare dei nuclei dove far crescere il cristallo di neve velocemente, alla più alta temperatura possibile e con il minor costo operativo. I meteorologi sanno benissimo che in atmosfera esistono una serie pressoché infinita di sostanze organiche e non attorno alle quali, a seconda della temperatura e delle condizioni di saturazione, avviene la condensazione del vapor d’acqua, il suo eventuale passaggio di stato e l’accrescimento del sempre diverso fiocco di neve secondo dinamiche molto complesse. Chi fa neve ha abbandonato, (forse troppo precocemente?), la strada della “nucleazione omogenea” e sa che nell’acqua piovana la “nucleazione” avviene spontaneamente, per via “eterogenea”, fra i -6° ed i -7°C grazie a batteri, spore, polveri, sali, smog e qualsiasi altro residuo si trovi disperso in atmosfera. La modifica dei valori delle tensioni superficiali, che permette la mobilità delle molecole nella creazione di nuove superfici e la particolare forma del reticolo cristallino del nucleo “eterogeneo” cioè diverso dal ghiaccio ma che di fatto costituisce un “primo cristallo virtuale” dove comincia il passaggio di stato sono le basi di partenza per la dinamica di formazione dei fiocchi di neve. Non tutte le sostanze sono attive ed aiutano fattivamente il passaggio di stato alla stessa temperatura. Ad esempio alcuni Sali sono attivi al di sotto dei -10°C mentre alcuni batteri come lo Pseudomonas Syringae lo sono a -3°C. Avere dunque un nucleo di germinazione attivo a -3°C invece che a -6°C è fondamentale per chi in una frazione di secondo deve costruire la base di accrescimento del cristallo di neve e/o non dispone di basse temperature esterne. Ma allora come si fa senza questi batteri? Semplice, si usa l’aria compressa che se raffreddata prima della sua espansione garantisce due cose, l’atomizzazione dell’acqua ed il suo raffreddamento nel momento in cui esce dall’ugello del cannone. Questo processo ahimè è altamente inefficiente in quanto si basa sull’attrito ed inoltre lo scambio di potenza termica fra aria ed acqua è vincolato dal tempo e dalle piccole superfici di scambio. Per fortuna, non serve raffreddare tutta l’acqua ma solo la piccola percentuale necessaria e destinata a divenire un “nucleo di accrescimento” del fiocco di neve. Le macchine moderne per generare neve hanno separato gli ugelli di enucleazione da quelli dell’acqua destinata invece “all’accrescimento” del fiocco, guadagnando così in efficienza operativa. CONCLUSIONI DI FELIZIANI Ecco perché un minore raffreddamento della percentuale di acqua destinata alla generazione di nuclei di germinazione è equivalente ad un minore consumo specifico di aria compressa. A questo punto la domanda da farsi è una sola. Nell’impatto globale verso l’ambiente è peggio concentrare dei batteri su di una pista o far funzionare le centrali ad oli combustibili qualche ora in più per produrre l’energia elettrica aggiuntiva necessaria a causa di una minore efficienza? Personalmente ritengo che si debba intervenire selettivamente solo sulla parte di acqua destinata alla “nucleazione” evitando così di distribuire batteri su tutta l’acqua utilizzata dall’impianto per fare neve. Grosso scrive MA...c'è sempre un ma. Infatti: "si è osservata la presenza, sia nella neve artificiale che nei cannoni impiegati per produrla, di batteri fecali in quantità superiore al normale". CONSIDERAZIONE di FELIZIANI Un’ultima considerazione è che probabilmente l’accumulo di batteri citato è da imputarsi con molta probabilità alla cattiva pulizia delle torri evaporative utilizzate in alcuni casi per raffreddare l’acqua o forse semplicemente al fatto che l’acqua proviene da piccoli laghetti-stagni di accumulo dove è lecito pensare che la natura non rimanga a guardare. Più avanti si legge: "il problema non è la presenza di questi microrganismi, che si trovano normalmente sia nell'ambiente sia nella neve naturale, quanto la loro quantità e la loro velocità di propagazione: al momento sembra che lo snomax funga da «brodo di coltura» per i batteri, che quindi si riprodurrebbero molto più in fretta del normale, col rischio di una pesante contaminazione ambientale". Ancora Grosso: Terminata l'analisi sullo snomax senza per la verità aver spaventato troppo i lettori la Zipoli ha comunque condannato la neve artificiale: "è molto più pesante di quella naturale: da 400 a 500 chili al metro cubo, mentre quella naturale è fra i 100 e i 200. Questo perché il cristallo della neve artificiale, avendo forma sferica, chiude meglio gli interstizi fra le particelle e lascia passare poca aria: si riduce la capacità di isolamento e quindi il freddo raggiunge il suolo molto più in fretta, ghiacciando la superficie del manto erboso e mettendo in forse la sua ricrescita nella stagione estiva; inoltre, l'innevamento prolungato fino a stagione inoltrata comporta un ritardo di circa 20 giorni per l'inizio dell'attività vegetativa". Commento di Feliziani Su questo punto è facile dire che la neve naturale ha una densità bassa ma questo è vero solo nelle prime ore durante o dopo la nevicata. Dopo pochi giorni la neve si compatta naturalmente, cambia forma e diventa simile a quella artificiale. Inoltre sulle piste la neve va battuta e compattata in ogni caso per cui non vi sono grosse differenze di densità fra la neve artificiale e quella naturale battuta. E’ molto probabile invece che la struttura cristallina della neve naturale sia molto diversa da quella della neve artificiale. Nelle nubi le condizioni di temperatura e sovra-saturazione sono talmente variabili che a terra si possono presentare aghi, placchette, colonne, dendriti mentre la neve prodotta artificialmente ha una forma cristallina molto meno variabile (http://www.its.caltech.edu/~atomic/snowcrystals/primer/morphologydiagram.jpg). Conclusioni di Grosso: Tutte considerazioni che ci appaiono di buon senso ma che non possono onestamente fermare il business dello sci che indubbiamente aiuta la montagna a sopravvivere. Siamo anche personalmente d'accordo con la Zipoli, direi da sempre, sul fatto che senza neve naturale si può e si dovrebbe camminare ma i comuni devono pur far quadrare i conti e i soldi dello sci li aiuteranno a far crescere la propria stazione turistica anche in estate. La Zipoli invece poi esagera un po': "i pendii vengono esposti ad erosione accelerata, aggravata dall'aumento dello scorrimento superficiale delle precipitazioni che non possono infiltrarsi nel terreno a causa dell'impermeabilizzazione svolta dagli strati ghiacciati: le conseguenze in termini di dissesto idrogeologico sono ben note". Sugli sprechi d'acqua possiamo essere d'accordo solo in parte perchè comunque una parte del prezioso liquido tornerà nel terreno e dunque nei fiumi, magari un po' inquinata da qualche additivo ma ci tornerà. Sul discorso dell'innalzamento del limite delle nevicate invece non vediamo grossi peggioramenti dalla fine degli anni 90 ad oggi, anzi è tornato a nevicare con insistenza e frequenza anche alle quote più basse. La Zipoli poi conclude in modo troppo drastico: "in ogni caso, come per ogni palliativo, la situazione è destinata a durare pochi anni: gli impianti per la neve artificiale producono un pesante impatto ambientale e quando anche la neve artificiale si scioglie, le pendici montane appaiono ogni anno più marroni e più secche". Condivisibile invece quasi in toto questo concetto: "E' giunto il momento di adattare le nostre abitudini al clima che cambia: sviluppo (turistico) sostenibile vuol dire che si scia se c'è neve, e se non c'è si fanno passeggiate". E' appena il caso di aggiungere però che senza cannoni per le località turistiche che non hanno investito sulla valorizzazione del paesaggio, dei sentieri, sull'offerta culturale, sarebbero tempi duri. Conclusioni di Feliziani Il problema è molto sentito poiché ad oggi la massa degli sciatori è enorme. Dato che il consumo di neve orario per ogni sciatore è molto elevato (specialmente per i principianti) non è possibile far sciare tutti con la sola neve naturale. Il vero ruolo della neve artificiale consiste nel creare la base e nel mantenimento delle piste in condizioni di sicurezza. Solita storia, la domanda a me sembra un’altra, torniamo allo Sci inteso come sport d’elite, limitando gli accessi in pista, o sopportiamo i cannoni?

Autore : Guido Feliziani

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