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Il clima di Milano

Illustriamo le principali caratteristiche del clima milanese.

I tipi di clima - 28 Novembre 2002, ore 14.25

Il clima della città risente irrimediabilmente del notevole influsso causato dalle attività umane. La notevole estensione delle aree abitate con conseguente scomparsa di molte aree verdi, l’invasione selvaggia e incontrastata dei veicoli a motore, il ricorso a sistemi di riscaldamento sempre più efficaci, senza contare quanto sta avvenendo nel resto del mondo, stanno portando il clima della città verso un graduale riscaldamento che potrebbe alla lunga produrre effetti devastanti. La suddivisione zonale mostra notevoli differenze dal punto di vista termico, igrometrico, pluviometrico e meteorico. Se i temporali risultano più violenti e frequenti sulla fascia metropolitana nord-orientale, lasciando qualche volta a secco l’estrema fascia occidentale e meridionale, il primato dell’umidità spetta alla fascia meridionale, quello termico è chiaramente a pannaggio del centro città, infine quello pluviometrico risulta complessivamente più significativo nelle zone settentrionali. I primi banchi di nebbia, negli anni 60 e 70 ad esempio, si verificavano alla periferia W della città già a partire dai primi giorni di settembre. Attualmente i primi fenomeni nebbiosi si riscontrano in tale zona solo con la metà di ottobre. Le prime gelate erano invece conosciute con la seconda decade di novembre ed erano ancora piuttosto frequenti fino alla metà di marzo; attualmente le gelate importanti si concentrano dai primi giorni del dicembre per concludersi, salvo eccezioni, sul finire di febbraio. E’appena il caso di aggiungere che la nevicate sono divenute meno frequenti e sono quasi unicamente provocate e precedute da afflussi freddi orientali. Il bacino padano non è infatti quasi più in grado di produrre autonomamente il cuscino freddo atto ad ospitare le precipitazioni nevose: l’isola di calore costituita dal centro cittadino non fa altro che accentuare questa tendenza. La velocità del vento influenza lo scarto termico con l’area rurale. La minore ventosità del periodo invernale amplifica il contrasto termico notturno città-campagna. Singolare invece la situazione che si verifica in caso di foehn: nei quartieri dove il vento catabatico non riesce ad infiltrarsi, l’aria fredda notturna rimane imprigionata tra i meandri insieme all’umidità, provocando gelate nei luoghi riparati, mentre magari qualche km più a nord, l’aria è secca e la temperatura è ben al di sopra dello zero termico per effetto favonico. Il fenomeno era già conosciuto da tempo ma si è accentuato con l’accumulo delle sostanze inquinanti, principalmente i famigerati gas serra: anidride carbonica, CFC, metano, ozono nocivo, protossido d’azoto. In particolare l’ozono troposferico è la componente principale dello smog estivo. I raggi solari particolarmente intensi, gli agenti inquinanti prodotti dal traffico e dalle industrie, si trasformano in ozono, dannoso alla salute. Prendiamo ad esempio in esame una mattinata estiva: il cielo è sereno con foschia e calma di vento fin dalla nottata precedente; gli edifici hanno liberato tutto il calore accumulato nella giornata precedente, portando la minima della città a differenziarsi da quella dell’area rurale di 3°C. La trasparenza dell’aria è ridotta, ma lo scarto termico accentuato anticipa la formazione delle brezze, che aumentano la trasparenza dell’aria e l’intensità del soleggiamento: lo scarto aumenta ancora e l’ozono prolifera, ma la brezza incalza e supera i 5 nodi; a questo punto l’isola di calore viene quasi distrutta con gli scarti termici attenuati o eliminati, come durante forti precipitazioni o una marcata cumulogenesi sulla città. D’inverno invece, a causa della modesta incidenza dei raggi solari, l’aria fredda e umida ristagna nei quartieri cittadini periferici, protetta dall’ombra dei palazzi, mantenendo la temperatura, nonostante il calore prodotto dagli impianti domestici di riscaldamento, su valori prossimi o talora anche inferiori a quelli rurali. Inoltre l’uomo, bruciando carburante, emette nell’atmosfera enormi quantità di anidride solforosa, che si trasforma in aerosol: innumerevoli particelle che contrastano il riscaldamento , riflettendo la radiazione solare e disperdendola nello spazio. Con cielo coperto e venti deboli invece, durante l’inverno la temperatura cittadina notturna non diminuisce quasi per niente, poiché la dispersione del calore è fortemente inibita dallo strato nuvoloso e anche durante l’estate, pur mancando i termosifoni, la diminuzione della temperatura è pur sempre trascurabile. E’ appena il caso di ricordare che le curiose "nevicate di quartiere" si sono drasticamente ridotte. Si partiva infatti da P.zza Duomo sotto la pioggia e quando il mezzo pubblico giungeva all’altezza della stazione di Porta Genova, a SW del capoluogo, la precipitazione tendeva a divenire nevosa, in concomitanza con un calo della visibilità e della temperatura. Queste sacche d’aria fredda erano ancora in grado di estendersi al resto della città, specialmente nelle ore del primo mattino, favorite dall’ancora limitato sviluppo urbanistico e quindi da un limitato traffico viario, per poi circoscriversi ulteriormente con l’arrivo di aria più mite. A favorire questi fenomeni era soprattutto la formazione di nebbie fredde, associate cioè a temperature molto basse. Tali nebbie oggi nel centro-città hanno frequenza bassissima, talvolta anche ridotte ad un solo giorno l’anno. La costruzione di nuovi quartieri residenziali nelle periferie, con la nascita di palazzoni alti anche 10 piani e tanto di strade asfaltate che li collegano alle principali arterie stradali, ha prodotto un ulteriore accumulo di calore locale, dapprima assorbito e poi lentamente rilasciato durante la notte con conseguente estensione delle isole di calore artificiali. Per questo è ormai di primaria importanza conoscere l’albedo, cioè il potere di ogni corpo liquido e solido di riflettere la luce solare. Più riflettono, più alto è l’albedo, e meno calore evidentemente viene assorbito. Nonostante tutte queste difficoltà, la neve comunque compare ancora e si presta anche a scherzetti imprevedibili. Talvolta ne è maggiormente interessata la periferia NW, altre volte il meridione della città. Negli ultimi anni però le precipitazioni invernali tendono sempre più a collocarsi tra la metà del dicembre e l’inizio del gennaio per poi diradarsi marcatamente fino a sfociare in prolungati periodi siccitosi. Il mese di marzo si rileva sempre più caldo, caratterizzato da una precocissima fioritura della vegetazione. Aprile segna il ritorno a condizioni episodicamente invernali con qualche caso anche singolare: per tutti valga il famoso episodio 17/4/91. (neve) In ogni caso questo mese segna sbalzi termici notevoli, ma la colonnina di mercurio riprende poi a salire con maggiore costanza in maggio, contrassegnato da un incremento dell’attività temporalesca, con fenomeni a volte vistosi. Con la fine del maggio, le prime ondate di caldo, si alternano a moderate irruzioni di aria fredda con frequenti temporali, a volte grandinigeni. Il temporale da SW è generalmente accompagnato da abbondanti rovesci ma da rare grandinate. I temporali da NW risultano brevi ma turbolenti con locali grandinate e raffiche di vento più frequenti sulla parte orientale della città. Il cielo torna poi rapidamente sereno per influsso favonico. I temporali da NE sono di difficile prognosi e generalmente affidati ad una casistica molto variabile. Sembrano invece quasi scomparsi i temporali di calore che si originavano proprio nel centro cittadino: questo sminuirebbe la tesi secondo la quale la concentrazione del calore nei centri cittadini, alimentando le ascendenze, attiverebbe focolai temporaleschi, mentre la presenza di prati, campi di calcio, laghetti, favorirebbe le discendenze. Luglio segna una diminuzione dell’attività temporalesca anche se non sono infrequenti episodi circoscritti molto intensi con occasionali trombe d’aria, più frequenti nel NE della città in direzione della Brianza. Il caldo si fa soffocante, specialmente nella tarda mattinata e nelle ore serali con valori massimi sovente superiori a 30°C. Agosto, che fino a qualche anno fa segnava un graduale ma costante calo della temperatura, specie nella seconda decade, appare ormai quasi altrettanto caldo anche se aumenta la tendenza temporalesca, talora intensa, con temporaneo refrigerio. Anche il settembre, pur con punte massime meno elevate, tende a prolungare le condizioni estive. Poi subentrano piogge importanti che segnano il passaggio alla stagione autunnale. Generalmente puntuali e con apporti idrici complessivamente nella norma, giungono le perturbazioni autunnali, alternate a periodi anticiclonici coincidenti con modeste fasi nebbiose. Il foehn accompagna invece il passaggio dei primi fronti invernali da NW con ampie schiarite e vento tiepido dai quadranti settentrionali. Questi episodi favonici si sono ripetuti con sempre maggiore frequenza e persistenza negli ultimi anni, raggiungendo punte di velocità anche ragguardevoli. Al termine della fase poi, le correnti possono orientarsi da E, con notevole raffreddamento e presenza di nubi basse o di nebbia alta. La disposizione delle correnti da SW dopo un fase favonica invece, prelude ad un peggioramento anche nevoso se l’aria precedentemente affluita aveva origine polare o artica. E’ questo è il secondo caso di "intervento esterno" nel bacino padano occidentale, oltre a quello già citato dell’irruzione fredda orientale, in grado di portare neve fino in città, sia pure per poche ore. E’ sicuramente un evento pittosto raro ma possibile, affidato alla capacità dell’aria fredda molto secca di assorbire, raffreddare e far in parte evaporare, almeno inizialmente, l’aria mite e umida che viene sovrapponendosi. La temperatura diminuisce quindi ancora repentinamente prima di aumentare gradualmente a causa della saturazione, dell’intensità delle precipitazioni e del flusso mite. La precipitazione inizia quindi sotto forma di nevischio, poi cambia in neve, infine termina con la pioggia. Se il fronte proviene invece da NW con caratteristiche fredde ma con venti al suolo sudorientali, la dinamica è la stessa ma le precipitazioni assumono carattere di rovescio nevoso, hanno breve durata e localmente di tipo granulare. La formazione del cuscino freddo comunque si attiva anche dopo giorni di foehn seguiti da deboli afflussi di aria umida meridionale, che tende a ristagnare per giorni con conseguente formazione di nebbia che, se non disturbata da nuvolosità bassa, può persistere per giorni raffreddandosi sempre più. In conclusione il clima di Milano risulta sempre più "irregolarmente regolare" con estremi inquietanti, tutti da seguire!

Autore : Alessio Grosso

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