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Il clima di Bolzano (quinta parte)

Pubblichiamo oggi l'ultima parte del faticoso e meticoloso lavoro condotto da Marco Bonatti sul clima di Bolzano. Ricordiamo che su MeteoLive compare solo una modesta riduzione rispetto al testo integrale.

I tipi di clima - 29 Maggio 2002, ore 07.42

Il periodo di osservazione che copre i 13 anni dal 1983 al 1995 può ritenersi sufficientemente lungo per delineare con una certa precisione il clima di Bolzano, operando una sorta di “istantanea” sulla situazione attuale. Si può inoltre effettuare un confronto con i dati rilevati in città fin dai primi anni del secolo, dal quale si deducono alcune oscillazioni dell’ordine di alcuni decimi di grado. Grazie ai dati raccolti è possibile stabilire che i primi decenni del secolo registrarono temperature molto simili alle attuali, mentre il periodo a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 rappresenta una parentesi più fresca, durante il quale una buona parte dei ghiacciai alpini ha mostrato una certa tendenza ad un avanzamento verso valle. I decenni ’80 e ‘90 sono risultati invece decisamente caldi, dato avvalorato anche dal ritiro degli stessi ghiacciai che continua tutt’oggi. Importanti indicazioni in questo senso si possono trarre anche dalla memoria degli anziani, anche se va premesso che le testimonianze umane, essendo costituite di impressioni soggettive e ricordi parziali, non vanno considerate alla stregua di osservazioni scientifiche e che gli scostamenti nelle temperature medie di più decenni consecutivi rimangono comunque, tranne i casi di sconvolgimenti ambientali, al limite della nostra percezione. Per esempio, i vecchi pescatori ricordano come il lago di Monticolo qualche decennio addietro gelasse in media 10-15 giorni prima e come durante il periodo più freddo esso fosse attraversabile anche con mezzi relativamente pesanti (per esempio dai carri per il trasporto di legname). Da oltre 10 anni non si svolgono né i tradizionali tornei di birilli sul ghiaccio né allenamenti di hockey, e per i bolzanini anche la consueta domenica con i pattini sul lago non è più un evento abituale. Gli anziani contadini e pescatori riferiscono inoltre di frequenti passaggi di grossi lastroni di ghiaccio trasportati dal fiume Adige durante i freddi inverni dei decenni passati, cosa che effettivamente da allora non si è più verificata. Anche senza dati precisi alla mano, questo significa evidentemente che esiste una certa tendenza verso il riscaldamento, o perlomeno che gli inverni degli ultimi anni sono stati più miti. (fa eccezione l'inverno 2001-2002 n.d.R.) Per rendere conto di come il clima sia una sorta di macchina in perenne movimento si fa ricorso alla paleoclimatologia, ovvero a quella branca della scienza che studia il clima della Terra nel passato. Ricerche basate anche sui risultati ottenuti in altri ambiti scientifici (astronomia, paleobotanica ecc) oltre che sull’osservazione delle tracce lasciate nel territorio dai grandi mutamenti climatici del passato, dimostrano che durante l’apice dell’ultima glaciazione pleistocenica, detta del würmiano, avutasi tra 130.000 e 11.000 anni fa la temperatura media annua della zona di Bolzano doveva essere di circa 8°C più bassa dell’attuale. In Luglio la temperatura media, che attualmente supera i 20° C, si aggirava intorno ai 3-5 °C e le nevi perenni coprivano le cime oltre i 1600-1800 metri di altitudine. Dove ora sorge la città si svolgeva un potente ghiacciaio spesso due chilometri (i segni della sua azione levigatrice sono evidenti ancor oggi), con la parte terminale in corrispondenza dell’attuale città di Verona. Quello menzionato è probabilmente l’ultimo periodo glaciale solo per ora; alcuni studiosi ne danno per certo un’altro nelle prossime migliaia di anni. Circa 10.000 anni fa iniziò la definitiva ritirata dei ghiacciai verso le alte quote a causa di un progressivo riscaldamento culminato 3-4000 anni fa in un periodo chiamato ”optimum post-glaciale” con temperature di alcuni gradi più caldo dell’attuale, durante il quale alcune forme di vita ora relegate sul continente africano dovevano aggirarsi anche nelle vallate altoatesine. Ma anche in periodi a noi più vicini si registrarono condizioni climatiche non proprio corrispondenti alle attuali; grazie alle cronache del tempo è stato possibile individuare un periodo, che corrisponde grosso modo a quello medioevale, più caldo di circa un grado e mezzo rispetto all’attuale. A quel tempo i ghiacciai avevano dimensioni più ridotte ed il limite delle nevi perenni si trovava circa 200 metri più in alto dei 2900 attuali. Anche Bolzano risentì di questo riscaldamento che interessò buona parte dell’emisfero nord; nel 1300 per esempio la città venne invasa da un esercito di cavallette, la cui proliferazione fu probabilmente indotta dal clima caldo ed umido. Tra il 16° ed il 19° secolo si è giunti a definire invece una “piccola era glaciale” durata fin dopo il 1850, durante la quale gelò spesso, oltre ai laghi ed ai fiumi del centro-nord italiano, anche la laguna veneta. La quantità annuale di precipitazioni che cade su Bolzano non è particolarmente abbondante; anche la massima quantità caduta nel giro di un giorno rispetta la stessa regola. I dati forniti dall’Ufficio Idrografico provinciale riferiti al periodo 1921-1997 pongono al primo posto il primo di febbraio del 1986, quando, durante la notte, caddero 40 centimetri di neve bagnata equivalenti a 112 litri di acqua per metro quadrato. L’abbondante precipitazione provocò seri danni ed un lungo black out in città, e risultò disastrosa in montagna (particolarmente colpita fu la pineta di Monticolo), dove la neve pesante spezzò i rami di moltissimi alberi. Secondo il parere di alcuni esperti si sta affermando una “tropicalizzazione” del clima a livello globale. In sostanza si starebbe andando incontro ad una estremizzazione dei fenomeni meteorologici, che si presenteranno in un prossimo futuro con intensità non consuete per le latitudini intermedie. In questo scenario, periodi di siccità potrebbero essere seguiti da improvvise ondate di maltempo ed ondate di calore lascerebbero repentinamente il posto ad altre di freddo intenso, il tutto nell’ambito di un costante aumento della temperatura media a causa dell’effetto serra. A tutt’oggi solo la tesi dell’effetto serra può dirsi ormai scientificamente accettata. Basti pensare che, a partire dal 1866, i 13 anni più caldi sono tutti individuabili nel periodo 1970-1997. E’ indubbio che l’aumento della concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera legato alle attività umane stia creando un effetto simile a quello che ha portato la temperatura della superficie del pianeta Venere a valori sufficienti alla fusione del piombo (si tenga presente comunque che la concentrazione di CO2 sui due pianeti è enormemente differente). I modelli di previsione prevedono anche per la regione alpina un incremento delle temperature nei prossimi decenni e la conseguente scomparsa di molti dei ghiacciai minori oggi esistenti. Nonostante la temperatura media degli anni ’80 si sia mantenuta su livelli decisamente elevati, il gennaio 1985 è stato tra i più freddi del secolo. Si ricorda in quel mese l’Arno gelato a Firenze (-23 °C negli immediati dintorni della città) e l’eccezionale nevicata sulla città di Milano. Per quanto riguarda Bolzano, vennero registrati 17 gradi sotto lo zero il mattino del 7 gennaio all’aeroporto di San Giacomo (punta estrema del freddo degli ultimi 40 anni), -12 °C in città. Tra il 4 e l’11 si registrò un solo valore massimo sopra lo zero, poi l’arrivo di una serie di perturbazioni atlantiche portò, insieme ad una trentina di centimetri di neve, l’atteso rialzo termico. E’ interessante notare che il resto del mese, nonché febbraio, furono caratterizzati da temperature oltre la media e che, nonostante anche luglio risultasse poi secondo per temperatura media solo a quello del 1983, la forte ondata di freddo dell’inizio dell’anno condizionò la media finale, mantenendola sugli 11,8 °C. Gli anni ’90 si avviano a battere il primato del decennio precedente; particolarmente mite ed avaro di precipitazioni è risultato l’inverno 1997-1998 con una sola nevicata (peraltro di pochi centimetri) in città e temperature medie nettamente sopra la media, fino a 2,5-3 gradi nel mese di febbraio 98. In questo mese le temperature massime di Bolzano hanno superato ogni record, oltrepassando più volte la soglia dei 20 gradi e favorendo l’anticipata fioritura di varie specie vegetali fino ad eventi particolarmente curiosi come la maturazione di alcune fragole con diverse settimane di anticipo. Anche negli altri paesi della regione alpina l’inverno 1997-98 si è rivelato sorprendentemente mite; i notiziari austriaci, per esempio, hanno dato ampio spazio al fenomeno. Quasi seguendo una sorta di regola della compensazione, almeno oltralpe, l’inizio della primavera 1998 è stato caratterizzato da un tempo decisamente freddo, con frequenti irruzioni di aria polare che in poche occasioni è riuscita a produrre evidenti fenomeni sul versante alpino meridionale.

Autore : Marco Bonatti

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