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Il clima dell'Emilia-Romagna

Rovinose grandinate e trombe d'aria estive

I tipi di clima - 30 Luglio 2001, ore 08.35

Se dalla Toscana si attraversa il crinale appenninico, ci si accorge subito di essere passati da un ambiente climatico ad un altro ben distinto e completamente diverso. Si lascia il sole, un paesaggio dolce, l'aria fresca, e si sbuca improvvisamente in un mondo grigio fatto di nuvole basse, di un'impalpabile acquerugiola classici del clima emiliano. Spostandosi via via da Parma a Piacenza, Lodi, Milano o da Ferrara a Rovigo e Padova ci si imbatte in una graduale differenza climatica per cui non si avverte direttamente il divario. Se siamo in autunno spesso c'è nebbia: questa diverrà più spessa avvicinandoci al Po ma già l'avremo incontrata sino dai fondovalle appenninici. Se è inverno e c'è neve, questa ci apparirà distribuita in modo vario in rapporto alle distanze dal Sud al Nord o dal sudovest al nordovest. Se è estate, passando il Po non usciremo certo dalla calura torrida. La varietà del clima si presenta già nella parte interna della regione in funzione del rilievo e della distanza dal mare; pertanto ci soffermeremo non tanto su un clima emilio-romagnolo quanto sui climi della regione. Essi tuttavia presentano alcuni caratteri fondamentali di insieme: alcuni aspetti mediterranei ed altri continentali in particolare nella zona pedemontana occidentale. Le estati sono calde, gli inverni rigidi, le precipitazioini, abbondanti in montagna, diminuiscono sino a diventare scarse in pianura; la neve è abbondante di norma solo in montagna e le precipitazioni più in autunno che in primavera. I fattori del clima emiliano vengono distinti in generali, regionali e locali. Per i fattori generali si considerano i rapporti di posizione della regione con la latitudine, con il bacino mediterraneo e la massa continentale europea e rispetto ai grandi centri di azione del tempo: l'anticiclone atlantico delle Azzorre, quello continentale di nordest (rispetto all'Emilia, quello sahariano e i cicloni atlantici settentrionali. I fattori regionali sono: la posizione rispetto all'arco alpino, all'Appennino settentrionale, alla Pianura Padana e all'Adriatico. I fattori locali poi determinano la varietà dei climi di zona in funzione dell'altimetria, dell'orientamento delle valli da sudovest a nordovest e dalla varia esposizione al sole e alle correnti atmosferiche. In inverno l'Emilia-Romagna è spesso raggiunta da venti asciutti e piuttosto caldi, in origine "venti di caduta" del versante alpino. In estate la massa d'aria oceanica che raggiunge le Alpi da nordovest, scendendo nella Pianura Padana, è piuttosto fredda rispetto a quella che quì ristagna, pertanto produce i fenomeni che accompagnano il passaggio di un fronte freddo, cioè forti e frequenti temporali sulla pianura tra la fine di giugno e l'agosto. Nella pianura, per quanto riguarda le temperature medie del mese più caldo, si distinguono tre zone: una zona orientale più vicina al mare fra Cesenatico e il Po di Tolle, una centrale che è la più calda e comprende Bologna, ed una terza tra Rimini e Cattolica. La media delle temperature diurne massime raggiunge punte di oltre 30° a Bologna, Cesena e Parma. Nel mese di gennaio la zona fredda della pianura piemontese si spinge fino a Parma con media poco oltre lo 0°. Una piccola area che da Anzola sale la valle del Panaro sino oltre Vignola raggiunge O,5°. Le temperature decrescono fra Cremona e le foci del Po verso il Mantovano con medie intorno a 1°; mentre invece crescono da Bologna a Ravenna dove si trovano i 2° e nel Riminese si superano i 3°. Nella bassa montagna il fenomeno dell'inversione delle temperature si fa notare tra Piacenza e Anzola-Bazzano. In seguito le medie decrescono con l'aumentare dell'altitudine fino a 0° e anche meno nella zona delle vette fra l'Alpe di Succiso ed il corno alle Scale. La minima piovosità (secondo le medie dal 1921 al 1980) si riscontra nell'area sulla destra del Po in una striscia che va da San Felice sul Panaro per Ferrara e Copparo sino al delta del Po e alle valli di Comacchio (6OOmm.) Nell'alta montagna il mese con molta piovosità e novembre; anche la primavera, con un massimo nel mese di maggio, è ricca di piogge. Nella media montagna invece diminuisce il massimo primaverile e si accentua il minimo invernale. In collina le precipitazioni diminuiscono nel mese di novembre ed aumentano in ottobre mentre il massimo primaverile si registra sempre in maggio ed i minimi in gennaio e luglio. Nella pianura il massimo si raggiunge in ottobre ed in primavera il mese più piovoso resta maggio. D'estate il mese con minori precipitazioni è luglio, ma il periodo asciutto in generale si allunga sino a metà agosto. Bologna e Forlì in questo periodo primeggiano per "aridità".

Autore : Redazione

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