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Svelati i segreti dello Stromboli

Scoperti i motivi della frequente attività del vulcano. Si trovano a tre chilometri di profondità dalla cima del cratere.

Geologia - 25 Luglio 2007, ore 09.30

La scoperta, pubblicata sulla rivista Science, smentisce la teoria secondo la quale il comportamento dello Stromboli, caratterizzato da almeno 2.500 anni da esplosioni che si ripetono ogni 15-20 minuti e lancio di brandelli di lava fino a 200 metri d'altezza, sarebbe dovuto alla formazione di bolle di gas in superficie, a circa 200-300 metri di profondità. Lo studio è stato effettuato dal team composto da Mike Burton e Filippo Muré, dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) di Catania, Patrick Allard del Groupe des science de la terre in Francia e Alessandro La Spina, dottorando in geochimica all'Università di Palermo. Monitorando costantemente questi gas e la loro composizione chimica è possibile, se non prevedere le eruzioni, mettere a punto dei modelli di comportamento dei vulcani e spiegare il perché alcuni sono particolarmente esplosivi. Secondo le analisi degli scienziati è a tre chilometri di profondità sotto la cima del cratere, che si formano i gas responsabili delle regolari esplosioni vulcaniche, che risalendo attraverso il magma giungono in superficie e scoppiano sollevando materiale fuso. Per giungere a queste conclusioni i ricercatori hanno utilizzato i dati raccolti da uno spettrometro a infrarossi, uno strumento in grado di misurare la composizione di gas emessi dalla sommità del vulcano da una distanza di sicurezza e a intervalli regolari di 4-5 secondi. Le rilevazioni sono state effettuate tra le metà del 2000 e il settembre del 2002 e hanno riguardato sia i gas emessi durante le esplosioni che quelli tra un'esplosione e l'altra, quindi mentre il vulcano era in riposo. Questi gas sono una miscela di acqua, anidride carbonica, zolfo, cloro e fluoro e la loro composizione chimica varia a seconda di come vengono trasportati in superficie. Dal momento che le molecole reagiscono alle lunghezze d'onda della radiazione infrarossa, con lo spettrometro siamo riusciti a identificare e quantificare i gas emessi. Quelli rilasciati durante le esplosioni sono risultati più carichi di CO2 rispetto a quelli emessi durante lo stato di riposo dello Stromboli. Questo significa che il gas si è formato e ha accumulato pressione non a 200-300 metri di profondità, come hanno finora indicato le analisi geofisiche e sismiche, ma molto più in basso, a 2-3 chilometri sotto il cratere. Proprio queste bolle cariche di anidride carbonica risalgono velocemente attraverso il magma, e una volta in superficie, scoppiano generando spruzzi di materiale fuso.

Autore : Luca Savorani

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