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I monti: una riserva d'acqua preziosa

Le nostre montagne fungono da veri e propri serbatoi d’acqua, che nei periodi di grave siccità risultano molto utili e impediscono un totale prosciugamento delle falde sotterranee.

Geologia - 23 Luglio 2003, ore 10.47

Vi ricordate tutta la pioggia caduta nel mese di novembre, soprattutto sulle regioni settentrionali, quando alcuni fiumi strariparono allagando diverse zone? In questo periodo di grave siccità una domanda sorge spontanea: ma tutta quell’acqua dove è finita? E’ sicuramente lecito dire che gran parte del carico piovoso di quel periodo è andato perduto, dato che il nord Italia ha dovuto affrontare un inverno e una primavera eccezionalmente secchi. Tuttavia, una piccola percentuale di quell’acqua è ancora disponibile nelle falde sotterranee e soprattutto nei “ventri” delle nostre montagne. Ogni volta che una precipitazione si abbatte su una zona montuosa, una parte dell’acqua precipitata dal cielo viene convogliata nelle vallate sottostanti tramite ruscellamento. L’acqua di ruscellamento è in sostanza deputata al riempimento dei nostri fiumi, che portano i loro apporti alle pianure sottostanti fino al mare. Tuttavia, una porzione anche cospicua di acqua riesce a penetrare nel terreno. Il sottosuolo, però, non si presenta omogeneo: se i primi metri di terreno si presentano permeabili alla pioggia, più in profondità la presenza di un substrato roccioso, denominato “substrato impermeabile” non consente la penetrazione dell’acqua in profondità in tempi brevi. Dopo una pioggia copiosa, di conseguenza, solamente i primi metri di terreno si impregnano di acqua e l’eccedenza viene convogliata a valle tramite il ruscellamento. Se le piogge si susseguono copiose per diversi giorni, anche il substrato impermeabile può “cedere” e lasciare filtrare una percentuale di acqua verso il sottosuolo. Naturalmente la penetrazione del substrato roccioso da parte dell’acqua è in stretto rapporto con la composizione della roccia in questione. L’acqua, in profondità, tende ad occupare tutti gli interstizi lasciati vuoti dalla roccia madre, presentandosi come “acqua capillare sospesa”. L’acqua capillare sospesa, naturalmente, non è soggetta ad evaporazione e può rimanere “intrappolata” nei ventri delle nostre montagne anche per molto tempo, garantendo il non-prosciugamento delle falde idriche sotterranee.

Autore : Paolo Bonino

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