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Come si riconosce una “paleofrana”

Cerchiamo di capire come si può riconoscere ad occhio un terreno in roccia ed uno in frana.

Geologia - 9 Ottobre 2003, ore 10.16

Al giorno d’oggi, ogni volta che si deve “intaccare” una parte di terreno per la costruzione di strade, tunnel e altro, le perizie geologiche si sprecano. Addirittura i lavori non possono cominciare fino a quando tutti i controlli sullo stato del terreno non sono compiuti. Troppi errori sono stati fatti in passato, alcuni dei quali anche grossolani, che sono costati la vita a moltissime persone. La mancanza di “rispetto” nei confronti del territorio e speculazioni di ogni genere hanno contribuito a creare in passato autentici “castelli di carta”, costantemente a rischio ogni volta che la natura manifesta la sua reale forza. Chiaramente, anche al giorno d’oggi, la tranquillità assoluta non si può avere, dato che il nostro Paese presenta un’orografia molto tormentata e necessita di controlli particolari. Uno dei problemi che si manifesta molto spesso in occasione di costruzione di manufatti è l’eventuale presenza di “paleofrane”. Le “paleofrane”, come sottolinea il termine, sono frane antiche, magari ferme da centinaia se non migliaia di anni, ma pronte a muoversi non appena qualche agente perturbatore esterno ne altera il loro già precario equilibrio. Ad una visione “grossolana”, una paleofrana è identica ad una montagna; le spaccature possono non essere evidenti e addirittura la “nicchia di distacco”, ovvero il punto dove anticamente partì la frana, può essere parzialmente occultato dalla vegetazione. Solo una visione più attenta, che metta in risalto la roccia che compone il tutto, può rivelare la vera natura dello stato del terreno. In un terreno in roccia, quasi sempre, si hanno strati o bancate rocciose ben salde e praticamente integre, che non mostrano spaccature evidenti. Gli strati rocciosi possono presentare anche delle ampie pieghe, per via di movimenti tettonici avvenuti in passato, ma ciò non significa che il terreno sia in frana. Con un terreno del genere, ovvero con rocce ben salde e non screpolate, si ha la quasi assoluta certezza di non trovarsi davanti ad una vecchia frana. Naturalmente le perizie geologiche non si fermano alla semplice “visione accurata” dei vari componenti rocciosi, ma con l’ausilio di apparecchiature moderne si riesce a monitorare il tutto anche in profondità. Una frana, invece, non presenta mai rocce integre e disposte su strati o su bancate, ma è formata da una sorta di “poltiglia” di roccia triturata e spaccata, frammista a sedimenti di ogni genere. Lo sbriciolamento delle rocce e il loro mescolamento con altri sedimenti, denotano che tutta la struttura in passato ha subito uno scivolamento a valle. In questo caso, quindi, ci troviamo di fronte ad un terreno instabile che può riprendere a muoversi in qualunque momento, se qualche agente esterno “turba” la sua relativa quiete.

Autore : Paolo Bonino

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