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Uno sguardo alle variazioni climatiche avvenute in Italia nelle ultime decadi

Come sempre è necessario consultare i dati scientifici a nostra disposizione. Basarsi infatti soltanto sulle nostre sensazioni o i nostri ricordi potrebbe rivelarsi un sistema di analisi non molto affidabile.

Editoriali - 8 Giugno 2011, ore 08.43

Presso l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR, sono disponibili le serie complete delle temperature medie registrate in Italia negli ultimi duecento anni, rielaborate utilizzando un moderno sistema operativo di analisi per la standardizzazione e l’omogeneizzazione dei dati.
 
Noi ci limiteremo a considerare soltanto le ultime decadi, così da orientarci verso una serie storica che essendo più recente, sarà probabilmente anche caratterizzata da maggiore affidabilità e confrontabilità dei dati.
Si parte con gli anni cinquanta, sessanta e settanta, un trentennio caratterizzato da temperature medie sostanzialmente stabili o addirittura in leggera diminuzione e decisamente inferiori a quelle attuali in tutte le stagioni dell’anno.
 
Poi intorno all’anno 1981 la svolta: le temperature iniziano improvvisamente ad aumentare in modo continuo e sensibile.
Nel corso del ventennio successivo infatti, anni ottanta e novanta, si registra un vero e proprio “salto”, con le temperature medie che aumentano in modo repentino di circa un grado.
Questo forte riscaldamento, peraltro, è riscontrabile in tutte le stagioni dell’anno, anche se in particolare risulta essere più evidente ed accentuato in estate e in primavera rispetto all’autunno e all’inverno.
 
Una fase di aumento delle temperature medie che culmina nel 2003, un anno in cui, come si ricorderà, si andò ad archiviare proprio una stagione estiva veramente da record, sia come temperature medie registrate (due gradi in più rispetto a tutte le altre estati più calde) sia come temperature massime assolute.
 
Il secondo anno più caldo comunque rimane a tutt’oggi il 1994, altra annata caratterizzata da un’estate particolarmente calda.
Negli anni duemila invece le temperature iniziano a stabilizzarsi su valori di circa un grado sopra le medie del trentennio che va dal 1950 al 1980, ma comunque senza più un evidente trend di ulteriore crescita.
 
La curva che rappresenta la dinamica delle temperature inoltre è abbastanza in accordo tra le diverse regioni del paese.
 
Uno sguardo alle precipitazioni. In tutto l’arco di tempo considerato le medie pluviometriche, nonostante la normale variabilità interannuale, non presentano alcun trend statisticamente significativo, se si esclude una leggera diminuzione delle precipitazioni medie più evidente nelle regioni centrali; è riscontrabile anche una tendenza generale oramai accertata ad un aumento dei fenomeni intensi e localizzati.
 
La nevosità invece è in forte diminuzione soprattutto alle quote basse, con diminuzione dei giorni nevosi che negli anni novanta si riducono di oltre la metà rispetto agli inizi degli anni ottanta.
 
In diminuzione anche le nebbie. Quasi sparite le nebbie di avvezione con i mari sempre più caldi, in diminuzione di circa un terzo anche i giorni di nebbia in pianura padana, probabilmente per una serie di concause tra le quali anche l’ aumento medio delle temperature minime invernali e il miglioramento generale della qualità dell’aria con minor presenza di pulviscolo atmosferico inquinante che in genere funge da nucleo di condensazione favorendo l’aggregazione e la condensazione del vapore acqueo a formare le goccioline d’acqua.
 
Ora sarebbe interessante capire se le variazioni termometriche verificatesi recentemente in Italia correlino o no con qualche fattore causale legato alle variazioni di circolazione generale.
 
In effetti la dinamica delle temperature medie in Italia è abbastanza in fase con il riscaldamento globale che a sua volta sembra ben correlato alle oscillazioni della PDO (Pacific Decadal Oscillation) un indice che sostanzialmente è proporzionale alla frequenza e all’intensità delle fasi di Nino e Nina del Pacifico equatoriale e che da qualche anno, dopo una lunga fase di positività sembra tornato a fasi maggiormente neutre o negative.
 
A scala più ristretta invece sembra che il clima dell’Italia, possa essere più direttamente correlato sia alle oscillazioni della NAO (North Atlantic Oscillation) soprattutto per quanto riguarda le caratteristiche della stagione fredda, sia all’indice EA (East Atlantic), un indice molto importante che considera le anomalie pressorie nella zona di Oceano Atlantico più vicina all’Europa e che sembra ben correlato alle caratteristiche climatiche che si verificano in Italia nell’arco dell’intero anno. L’indice EA infatti si è mantenuto prevalentemente in fase negativa nel periodo che va dal 1950 al 1976 e in fase prevalentemente positiva dal 1977 al 2004 con plateau massimo tra il 1997 e il 2004.
 
Infine, discretamente importante risulta essere anche lo Scandinavian pattern, un modello di circolazione molto importante soprattutto nel determinare, nelle sue fasi positive, un incremento delle precipitazioni in autunno e una diminuzione delle temperature massime.
 
Forse potrebbe trovarsi proprio nello studio degli indici climatici e delle loro dinamiche, la chiave di volta per comprendere meglio l’incerto futuro climatico che ci attende.

Autore : Fabio Vomiero

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