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Un mese anomalo non significa cambiamento climatico

Il mese di maggio 2013, anche se a tratti estremo su buona parte del nord Italia, non può comunque essere considerato paradigmatico ai fini della ricerca sui cambiamenti climatici

Editoriali - 5 Giugno 2013, ore 08.55

Ci risiamo. Basta infatti che il meteo si metta un pò di traverso, che subito, inevitabilmente, si rinvigorisce il solito "tam tam" mediatico di commenti e opinioni inerenti al sempre vivo e attuale tema dei cambiamenti climatici. Gli slogan, come sempre dalla dubbia scientificità, sono decisi e categorici: il maggio più freddo degli ultimi duecento anni, la più fredda primavera da trent'anni a questa parte, ci sarà un anno senza estate, è in arrivo la nuova piccola era glaciale, tutta colpa comunque del riscaldamento globale e via dicendo.

In effetti un mese di maggio come quello appena trascorso, gli abitanti del nord Italia non se lo ricordavano da tantissimi anni e i nuovi dati rilasciati dall'ISAC (Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima) del CNR non fanno altro che confermare questa (una volta tanto corretta) sensazione diffusa.

Un mese decisamente freddo, con temperatura media di circa un grado sotto la media 1971-2000, e molto piovoso soprattutto a nord est, anche se è bene ricordare che aprile invece, sempre nelle stesse zone, si era chiuso termicamente sopra media di oltre un grado. Un mese di maggio dominato anche dall'instabilità atmosferica e dalla pressochè completa assenza delle prime consuete ondate di calore simil-estivo alle quali eravamo oramai abituati. Il tutto, peraltro, dopo un lunghissimo inverno altrettanto umido e relativamente freddo e nevoso.

Una anomalia mensile importante quindi, sia sul fronte termico che su quello pluviometrico, tanto da essere sensibilmente evidente e percepibile. Addirittura nei giorni 24 e 25 si è verificata un'ondata di freddo tardivo che molto probabilmente trova pochissimi precedenti nel recente passato relativo all'ultima decade di maggio, almeno per quanto riguarda gli ultimi cinquant'anni.

Freddo e neve abbondante su tutto l'arco alpino e prealpino fino alla quota di circa 800 mt.(neve per qualche ora per esempio anche a Tarvisio-UD a 750 mt.) e maltempo in pianura padana con temperature crollate fino a 7-8 gradi in pieno giorno; e tutto questo a pochi giorni dall'inizio dell'estate meteorologica.

Ma un conto è avere a che fare con un'anomalia che per quanto consistente e ai limiti della gaussiana (curva statistica che esprime la distribuzione della frequenza di un determinato fenomeno rispetto alla media) rimane pur sempre limitata nello spazio e nel tempo, un conto è invece considerare tale anomalia come prova evidente di un cambiamento climatico in atto.

Se vi ricordate tempo fa parlavamo di contestualizzazione come del primo criterio da perseguire se si vuole dare un significato scientifico ad un qualsiasi tipo di analisi. Ora, se proviamo a contestualizzare in modo appropriato anche l'evento meteoclimatico di questo maggio 2013, possiamo perlomeno rilevare alcuni punti essenziali.

Primo: eventi simili, seppur rari, sono già accaduti in passato, si potrebbero citare quantomeno gli anni 1956 e 1991, qualche episodio anche durante gli anni ottanta.

Secondo: l'anomalia ha interessato soprattutto il nord Italia.

Terzo: le stesse dinamiche di circolazione atmosferica generale che hanno portato sul nord Italia e su buona parte dell'Europa centro occidentale la massa d'aria di estrazione artico marittima, responsabile del freddo che ha fatto cadere anche alcuni record in Inghilterra, Francia e Belgio, hanno anche contemporaneamente alimentato due onde "molto calde" di matrice subtropicale, una in pieno Atlantico e l'altra, meglio documentata, su tutta l'Europa orientale, Russia europea, fino a lambire il Baltico e la Scandinavia.

Insomma, un evento meteoclimatico raro, dai tempi di ritorno piuttosto lunghi, ma che rimane comunque un fenomeno isolato, almeno per il momento, inquadrato in un contesto climatico per il nostro Paese che a quanto pare nel nuovo millennio sembra essere caratterizzato da una variabilità climatica interannuale più pronunciata rispetto alle decadi precedenti, probabilmente conseguente anche ad una maggiore dinamicità meridiana della circolazione troposferica di tutto l'emisfero nord derivante da un  generale indebolimento del flusso zonale.

In questo contesto pertanto, risulta ancora molto difficile riuscire ad inquadrare delle tendenze climatiche generali soprattutto su scala locale, tantomeno sbilanciarsi su proiezioni climatiche future.

Ma d'altra parte se ci accontentiamo di conoscere le cose soltanto per sentito dire e non ci prendiamo la briga di voler capire ed approfondire, acquisendo ed utilizzando i numerosi strumenti concettuali che la scienza ed il metodo scientifico ci mettono a disposizione, allora andiamo avanti così, inconsapevolmente prigionieri del nostro immancabile bagaglio di stereotipi e luoghi comuni, ma con la sicurezza disarmante di chi, come sempre, pensa di aver già capito tutto del clima e del mondo.
 


Autore : Fabio Vomiero

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