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ULTIMISSIME sul global warming!

Anche gli ultimissimi dati scientifici sembrerebbero comunque confermare un trend decadale delle temperature globali orientato all’aumento.

Editoriali - 16 Giugno 2015, ore 08.43

Qualcuno sicuramente in questo momento si starà chiedendo: “Ma che fine ha fatto il global warming? E’ vero che le temperature hanno smesso di crescere dal 1998? E se fosse così, allora si tratta della prova che l’uomo non c’entra niente?”

Naturalmente non è facile rispondere in maniera sintetica ed efficace a queste, come a molte altre domande che caratterizzano quotidianamente il confuso dibattito pubblico sui cambiamenti climatici, del quale però, torneremo presto ad occuparci.

Ma andiamo intanto a vedere, cosa ci dicono gli ultimi dati scientifici e le ultime ricerche in tema di riscaldamento globale. È per esempio appena uscito un lavoro, a firma di un team di scienziati della NOAA che, utilizzando nuove rielaborazioni integrate di dati vecchi e nuovi relativi alle temperature globali, mostrerebbe come l’apparente recente pausa del riscaldamento globale, in realtà non si sia mai verificata, e come il global warming invece, stia procedendo a tassi di riscaldamento che, sebbene inferiori, sarebbero paragonabili a quelli del secolo scorso.

Lo studio è interessante, perchè introduce contemporaneamente diversi elementi di novità sia dal punto di vista teorico che sperimentale. Naturalmente ora, come da prassi, i risultati passeranno al vaglio dell’intera comunità scientifica che, come sempre, avrà il difficile compito di tentare di confermarli o eventualmente confutarli.

Altri dati semplici e verificabili: l’anno 2014 è risultato essere, almeno sulla carta, l’anno più caldo da quando si eseguono misurazioni strumentali serie, e i primi cinque mesi del 2015 hanno già fatto segnare un nuovo record di anomalia positiva (fonte GISS-NASA).

La temperatura globale inoltre è in costante aumento dal 2011, e la media delle temperature globali dell’ultimo decennio, quasi rispettando una sorta di legge fisica, è sempre superiore a quella del decennio precedente.

Dagli ultimi mesi dell’anno scorso, inoltre, nel comparto del Pacifico equatoriale ha iniziato a prendere consistenza il fenomeno di “El Nino”, il quale, a causa di complicati meccanismi di trasferimento del calore all’interno del sistema accoppiato atmosfera-oceano, solitamente costituisce un importante driver climatico nel favorire un ulteriore aumento delle temperature globali sul brevissimo termine.

Infine, da segnalare un altro lavoro, questa volta ad opera dei ricercatori del Max Planck di Amburgo, che avrebbe individuato in un’anomala proliferazione di fitoplancton nella porzione di oceano artico libero dai ghiacci, un altro importante processo di feedback (o retroazione) in un’area del pianeta, quella del Polo Nord, fortemente sensibile e che già sta sperimentando un riscaldamento superiore alla media (hot-spot climatico).

Ma le temperature satellitari della bassa troposfera (serie RRS e UAH), non indicano
invece una evidente stasi del riscaldamento globale da almeno dodici-tredici anni? Sì, è vero
, ma è anche vero, però, che queste serie di dati risultano essere sensibilmente in contrasto con il dataset GHCN (misure da stazioni a terra elaborate dai maggiori centri di calcolo internazionali) e quindi in pratica sarebbe come mettere assieme mele con pere.

Ma obiettivamente, se dobbiamo misurare la temperatura nel giardino di casa nostra, è preferibile utilizzare una moderna stazione meteo posizionata secondo una logica, oppure fidarsi di un sensore a bordo di un satellite distante dal nostro giardino almeno 800 chilometri? Certo, bisogna vedere se il mio giardino nel frattempo è stato circondato dal cemento o no, ma i rilevamenti tengono conto anche di questo.

Quando tempo fa parlavo di sostanza e di dettaglio, mi riferivo anche a questo genere di problematiche; non è assolutamente facile gestire questa grande mole di dati, affetti da barre di errore purtroppo ancora notevoli, non ci dobbiamo scandalizzare quindi se le cose, nel dettaglio (singolo studio, casi statisticamente non significativi, unica serie di dati ecc.) continuano a modificarsi o anche apparentemente a contraddirsi.

Fortunatamente diverso è il discorso relativo alla sostanza, perché in questo caso, una sorta di metanalisi concettuale di tutti i dati disponibili, ci dovrebbe invece portare, con l’utilizzo del ragionamento scientifico e della logica, verso una probabilisticamente valida valutazione.

Da questo punto di vista, infatti, sia un eventuale rallentamento del riscaldamento globale, sia una vera e propria stasi delle temperature della durata di un decennio circa (perchè attualmente è questa la reale dimensione temporale dell’eventuale “iato”), non costituirebbero comunque, per il momento, dei fattori così determinanti in grado di mettere in discussione un intero paradigma scientifico, in cui praticamente tutte le osservazioni concorrono a definire un chiaro trend su scala decadale orientato all’aumento, anche se non lineare, delle temperature.

Questo indipendentemente dalle possibili cause, che, come si sa, sono molteplici e operano talvolta in sinergia e altre volte in contrasto tra di loro. Quindi, in conclusione, dall’analisi aggiornata di questa ampia disponibilità di dati, compresi anche gli altri indicatori climatici, come le dinamiche della criosfera, il livello marino o il contenuto di calore degli oceani, per esempio, non emerge al momento nessuna evidenza scientifica sostanziale in grado di intercettare una possibile inversione di tendenza delle temperature, se si eccettuano rari casi isolati, come ad esempio una recente leggera diminuzione del contenuto di calore osservata su parte dell’Atlantico del nord (0-700 m) e l’apparente anomalia, che però può avere delle spiegazioni logiche, riguardante l’aumento dell’estensione della banchisa antartica.

 


Autore : Fabio Vomiero

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