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Terremoto clima: dal riscaldamento globale al raffreddamento globale, ma basterebbe un'estate calda a spostare nuovamente gli equilibri

E' bastato un rallentamento nella crescita delle temperature globali, qualche record di neve e freddo battuto, un sole un po' addormentato per rispolverare la teoria di un'imminente nuova piccola glaciazione. Così come ci è sembrata esagerata la previsione di un riscaldamento folle e infinito prospettata a più riprese da IPCC, altrettanto ci sembra forzata questa spinta mediatica verso il freddo.

Editoriali - 7 Giugno 2013, ore 14.13

Il caldo non fa più audience. Per anni ha monopolizzato i media dipingendo le prospettive più catastrofiche, ma ora non tira più.

Per milioni di persone, aldilà di un po' di ghiaccio in meno ai poli e sulle proprie montagne, non è che la vita sia cambiata da quando erano bambini ad oggi. In altre parole negli ultimi 50 anni non è che la temperatura abbia fatto passi da gigante verso una calura spropositata.

Inutilmente qualcuno ha cercato di spiegare che forse tutto questo dipendeva dalla capacità di assorbimento degli oceani delle grandi quantità di CO2 che l'uomo emetteva nell'aria, ma le esagerazioni dell'IPCC e dei media alla fine non hanno pagato e appena il clima ha deciso di cambiare rotta e di non seguire queste catastrofiche previsioni di aumenti termici repentini, il vento è cambiato.

Sono naturalmente tornati all'attacco coloro che hanno sempre pensato che l'effetto della CO2 di origine antropica ha ben poco effetto sull'equilibrio termico del Pianeta, sono tornati ad aver voce in capitolo coloro che da sempre hanno ritenuto il sole protagonista di tutti i mutamenti climatici più importanti avvenuti sul nostro Pianeta e i media hanno deciso di cavalcare l'onda (peraltro ancora minoritaria) degli scienziati che a breve prevedono un significativo raffreddamento della Terra, che toccherà il suo culmine prima di metà secolo. In pratica è come se nella partita del clima, la squadra del global cooling avesse recuperato tutto lo svantaggio iniziale in pochissimi mesi.

C'è anche chi, come Peter Ferrara, sostiene che tutto dipenda da due indici che fanno riferimento all'oscillazione decennale e multidecennale delle temperature oceaniche del Pacifico e dell'Atlantico, snobbando completamente la CO2. In pratica si verificherebbe una risalita di acque profonde e fredde dell'oceano circa ogni 30 anni, in grado di mitigare le temperature globali, finchè quell'acqua non verrà scaldata dal sole e contribuirà a riscaldare un po' anche la Terra. Infatti, aggiunge Ferrara, così si spiega il periodo caldo negli anni a cavallo tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, quando il tasso di CO2 nell'aria era particolarmente basso.  

Ora per Ferrara stiamo vivendo una fase di raffreddamento sostenuta da un'attività solare modestissima, tanto da far dichiarare alla Nasa che l'attuale ciclo è il più basso nell'ultimo mezzo secolo. Poi è arrivato il russo Abdussamatov a rincarare la dose, sollevando un gran polverone mediatico, specie nel momento in cui il Met Office britannico, da sempre sostenitore acceso del AGW, ha dichiarato che almeno sino al 2017 sarà difficile sperimentare aumenti termici considerevoli.

A questo punto cosa potrebbe succedere? Con il Polo che perde pezzi, ma non troppo, il Polo Sud che, Penisola Antartica a parte, non vuole saperne di arretrare, (ma molti obiettano che comunque lo spessore del ghiaccio si è notevolmente assottigliato), accumuli di neve record, eccezionali inondazioni, primavere da brivido in Islanda, sarà facile prevedere un aumento di articoli pro global cooling, ma state pur certi che al primo super caldo e ai primi dati "non collaborativi" i sostenitori del riscaldamento globale antropico rialzeranno la testa. E' il gioco delle parti. 

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Autore : Alessio Grosso

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