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Summit sul clima 2014: irriducibili catastrofisti

Si riuniscono i grandi della Terra per parlare di realtà enormemente complesse, anche per gli scienziati, e alla fine partoriscono novità invisibili, anche perché tutto è rinviato alla conferenza di Parigi del 2015. Dati alla mano il riscaldamento globale si sta rivelando solo “aria fritta”!

Editoriali - 28 Settembre 2014, ore 09.17

Brindisi di fine estate sulle rive dell’Hudson, come usanza ormai tipica del “palazzo di vetro” e dei suoi gestori. Quale momento migliore per parlare di riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici se non alla fine del periodo più caldo dell’anno, magari arricchito da qualche disorientata tempesta tropicale che sfila poco al largo di Staten Island.

Ma quest’anno gli è andata un po’ maluccio: di uragani e tempeste in Atlantico se ne sono visti davvero pochini, e dalla riva americana nemmeno uno! I ghiacci artici sono già in risalita da una decina di giorni, dopo un minimo davvero elevato rispetto agli ultimi 10 anni; quelli antartici… beh! Se non lo sapete costituiscono quasi un terzo delle terre emerse dell’emisfero sud! Oltre 20 milioni di kmq (2 volte l’Europa!) e non sappiamo dire quando hanno raggiunto tale estensione in passato, semplicemente perché da quando si misurano non era mai successo!

Ma all’ombra dei grattacieli e sotto una buona dose di aria condizionata si parla invece di riscaldamento globale, di clima malato, di governi e industrie colpevoli, anche se la colpa come spesso accade, si dà a chi non c’è (India e Cina) o a chi è già morto (URSS e altri imperi del ‘900)!

Il fatto più grave è che nella sfilata dei 120 mila, accorsi a New York per la marcia del clima, non si levano voci molto diverse, ma anzi quasi complici di tale quadro politico. Già perché tutto si riduce alla politica e alle sue decisioni, come se il problema, prima ancora che tecnico, scientifico, economico, sociale, fosse invece politico. Come se bastassero le scelte giuste, fatte da pochi, intorno a un tavolo di rilievo, e tutto tornerà come prima.

Intanto questo “prima” andrebbe deciso quale e come, perché ci sono tanti “prima” climatici, ammesso che si riesca a capire quando tutto è iniziato. Potrebbe andare bene il clima del ‘600? Prima della rivoluzione industriale (ammesso che la causa di tutti i mali fosse questa)? O forse è meglio il clima del neolitico? Prima della prima civiltà umana (ammesso che l’uomo sia la causa “prima” di tutti i cambiamenti climatici)? Sono sicuro che se fossimo in quelle condizioni, gradiremmo certamente le nostre attuali!

Ma più del “prima” dovremmo preoccuparci del “dopo”, ovvero a valle di queste decisioni politiche, perché queste davvero condizioneranno l’umanità, e trasformeranno la sua esistenza, ma non certo perché incideranno sui parametri meteo-climatici, bensì sulle condizioni socio-economiche di tutti, a partire da quelle dei cosiddetti paesi occidentali, in una parola “noi”!

Hanno già scritto e pensato il nostro futuro, e non hanno perso tempo davvero, come dice Renzi, perché gli interessi in gioco sono giganteschi e gli investimenti pure.

Probabilmente il mondo si dividerà (per la solita volontà di pochi) in chi avrà le risorse e chi se le dovrà procurare, con la forza delle armi o con quella dei soldi, e ognuno dei primi sarà “cattivo” per i secondi.

Intanto i veri problemi dell’umanità: sovrappopolazione, rifiuti, malattie, fame, ecc. continueranno a imperversare e a mutare, quelli sì, verso forme inimmaginabili di cui per ora abbiamo avuto solo pallidi esempi: “ondate migratorie”, “disastri da inquinamento”, “pandemie” ecc.

Quella dei cambiamenti climatici, caro presidente Renzi, non è una sfida del nostro tempo, ma una sfida di tutti i tempi, di sempre, da quando l’uomo ha cominciato a muovere i primi passi sul pianeta, proprio come i terremoti e i parassiti. Una sfida inutile, perché non esiste! Non siamo uno dei due pugili sul ring della storia, ma solo una delle migliaia di spettatori, come altre specie viventi, solo un po’ più agitata, e meno furba delle altre. Le sfide del nostro tempo sono ben altre, come detto, puntualmente disattese e soprattutto perse già dalla partenza.
 
Se penso solo alla cronica penuria di cibo, in costante aumento in tutto il mondo, cui fa da contraltare il totale fallimento della FAO che, come emanazione dell’ONU, da quando esiste non ha visto, né favorito, nemmeno un barlume di miglioramento. Se milioni di persone non sono morte di fame lo dobbiamo solo alle colture transgeniche, alla diffusa ed inquinante meccanizzazione e al massiccio utilizzo di antiparassitari, proprio quello che non doveva accadere! Uno pseudo e temporaneo miglioramento consegnato direttamente nelle mani delle multi-nazionali, da cui emanano proprio quei decisori politici tanto evocati.

Se avete in mente qualcosa del genere, anche a livello di energia, di consumi, di risorse e di stili di vita, (e io credo che sia così) ditelo subito, magari nel frattempo ci viene in mente qualche idea per contrastarvi. Ai tempi di Copenaghen qualche idea la suggerii http://meteolive.leonardo.it/news/In-primo-piano/2/10-idee-per-copenaghen-la-gallina-dalle-uova-d-oro/28956/ , ma a distanza di 5 anni vedo che non è cambiato nulla. Abbiamo una grande opportunità tra le mani, almeno noi nei paesi sviluppati: “la crisi economica e dei consumi”; se sapremo sfruttarla, potremo cambiare gli equilibri economici e sociali delle nostre società, per ridare loro speranza e futuro: un mondo nuovo che somigli di più al nostro migliore passato, senza i suoi difetti e soprattutto più sostenibile.

Dagli errori si cerca di imparare, non ci si accanisce per farli sembrare l’unica alternativa, la cosa migliore da fare o, peggio ancora, l’ultima spiaggia.      
 


Autore : Giuseppe Tito

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