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Stiamo facendo morire la scienza

Sopprimere la scienza significa far fallire una nazione. Ma la scienza è proprio così importante? Qualche doverosa delucidazione per cercare di capire meglio a che cosa serve e come funziona.

Editoriali - 3 Settembre 2013, ore 08.59

C'è subito una constatazione amara da fare. Il Paese Italia crede poco nella scienza, lo dicono i dati: siamo ultimi in Europa per quanto riguarda gli investimenti nella ricerca scientifica ed innovazione, dietro di noi solo Grecia e Portogallo. Numeri da ultimi della classe anche per quanto riguarda i brevetti, la retribuzione media dei ricercatori, e la mobilità dei ricercatori stessi.

L'attuale classe politica, dopo avere addirittura meditato se far fuori il ministero dell'ambiente, alla fine lo affida, così come il ministero della salute, a persone dal curriculum inadeguato e che non hanno competenze nè esperienze scientifiche dirette. Ecco, un paese come il nostro, che non crede e non investe abbastanza nella ricerca e nella formazione scientifica, è un paese destinato al fallimento.

Eppure è chiaro che il mondo in cui stiamo vivendo è oramai un mondo ad alto tasso di scientificità.
Ci sono questioni cruciali, che per essere inquadrate correttamente non possono più prescindere da un'adeguata preparazione scientifica di base. La gestione delle risorse energetiche e dell'ambiente, la tutela della salute individuale e pubblica, le nuove frontiere aperte dalle scienze della vita, come l'utilizzo delle cellule staminali e la coltivazione di organismi geneticamente modificati (OGM), la comprensione del fenomeno dei cambiamenti climatici, solo per fare qualche esempio. Problematiche di estrema complessità che impongono o potrebbero imporre, presto o tardi, delle scelte precise e consapevoli.

Ma perchè allora la scienza e la preparazione scientifica dovrebbero essere così importanti.
Prima di tutto perchè ci insegnano un metodo, un modo di ragionare ben preciso attraverso il quale si arriva a possedere strumenti di valutazione obiettiva e giudizio critico che ci aiutano a capire le cose e ad analizzare adeguatamente le problematiche per poterle risolvere nel modo più appropriato.

La formazione scientifica infatti, ci insegna ad essere concreti, precisi, efficaci, coscienti, affidabili, curiosi, razionali, creativi, dinamici ed evolutivi. Tutte caratteristiche che servono nella vita e che generalmente contraddistinguono le persone di maggiore successo.

Ci insegna poi a riconoscere la pseudoscenza, i ciarlatani, e quindi ad evitare l'inutile dispendio di tempo e di denaro. In genere è pseudoscienza tutto quello che è indimostrabile, non è riproducibile, non progredisce nel perfezionamento delle teorie e dei dati e soprattutto non soddisfa il principio popperiano della falsicabilità.

Il ragionamento scientifico ci insegna inoltre a riconoscere l'eventuale incoerenza, soggettività, pregiudizio (bias) o malafede anche nei contenuti di carattere scientifico espressi da chi è, o dovrebbe essere, per definizione un esperto. Non è scontato infatti che tutto quello che dice un autorevole uomo di scienza, sia automaticamente corretto e corrisponda allo status quo della conoscenza scientifica.

Il termine "comunità scientifica" di cui si sente spesso parlare, non è un qualcosa di astratto o metafisico, ma è un concetto reale che ci fa capire bene come funziona la scienza. Dimentichiamoci l'anacronistica figura dello scienziato genialoide chiuso nel suo laboratorio a fare invenzioni. I classici esempi di Galileo o Newton, spesso citati a favore magari di una piccola nicchia di scetticismo, piuttosto che di un personaggio qualsiasi che se ne esce con una presunta verità scientifica rivoluzionaria, non hanno più senso di esistere.

La ricerca moderna infatti si muove applicando dei meccanismi ben precisi e collaudati. Si lavora per gruppi di ricerca, e ogni gruppo che eventualmente avesse qualcosa da dire, deve necessariamente pubblicare in modo completo e pertinente i propri lavori, in modo che tutta la comunità scientifica possa prenderne atto ed eventualmente avere la possibilità di controllare o rifare gli esperimenti per confermare o confutare dati e teorie. Prima di essere pubblicato inoltre, il lavoro viene mandato alla revisione critica di almeno due riconosciuti esperti del settore, i quali hanno il compito di sancirne la consistenza scientifica.

E' il metodo peer-review, un procedimento a volte anche criticato, ma che invece, seppur migliorabile,  rimane un passaggio essenziale ed inamovibile del metodo scientifico.
C'è da capire inoltre che la scienza non fornisce quasi mai delle certezze, ma piuttosto produce un susseguirsi di conoscenze limitate nella loro portata, mai assolute, e sempre suscettibili di perfezionamento.

Errori ce ne possono essere, certo, ogni attività umana può essere viziata dall' errore, ma è opportuno sottolineare che proprio il sistema di espressione e di evoluzione tipico della scienza, in genere, garantisce l'individuazione precoce e la correzione dell'errore stesso.

Infine, per chi accusa la scienza di essere manipolata e corrotta, tutto può essere, ma attenzione a capire bene dove finisce la dimensione e la competenza della scienza in quanto tale, e dove invece inizia il suo difficile incontro con le altre sfere sociali (politica, economia), le quali, per loro stessa natura, sono molto più inclini e predisposte a questo tipo di logiche.

E per concludere, un paio di citazioni che in parte riassumono efficacemente quanto abbiamo detto.

La prima, dello scienziato Edoardo Boncinelli: "se la scienza è fallibile, figuriamoci il resto".

La seconda, del filosofo James Flynn:" è un privilegio essere una persona alfabetizzata in un'età scientifica". Due ottimi spunti su cui possiamo riflettere.

 

 


Autore : Fabio Vomiero

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