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Sintesi di un'estate italiana dalle caratteristiche "normali"

Tra temporali ed ondate di caldo.

Editoriali - 25 Luglio 2007, ore 09.32

L'alternanza tra i periodi di grande calura e gli episodi temporaleschi caratterizzano spesso l'estate sulla parte centro-settentrionale della nostra penisola. Altrove questi episodi di instabilità sono più rari, ma non mancano di tanto in tanto. Generalmente le ondate anticicloniche, sia di tipo atlantico (vedi il classico anticiclone delle Azzorre) sia il più temuto anticiclone sub-tropicale, perché apportatore di caldo insopportabile, hanno una durata che varia da una a due settimane circa dopodiché, un fronte freddo o una flessione nel campo della pressione, impone uno stop alla prosecuzione del caldo e del cielo sereno. I fronti freddi generalmente sfiorano le Alpi e scivolano, quando sono più tenaci, sul versante adriatico. In questi casi gran parte del nord Italia e delle regioni centrali vengono interessate da temporali anche intensi ma veloci, e poco dopo ritorna il bel tempo con temperature più basse rispetto a prima. I casi di rottura dopo un anticiclone di origine sub-tropicale, vedono spesso la depressione termica della penisola iberica innescare correnti sud-occidentali leggermente instabili. Questo tipo di tempo però può generare inistentemente una instabilità sui rilievi molto pronunciata, senza che si abbiano però sostanziali variazioni nel campo termico. In questi casi sono le regioni occidentali italiane ad essere interessate maggiormente da questo tipo di circolazione, mentre il versante adriatico risente ancora appieno della calura apportata dall'anticiclone sub-tropicale, con temperature elevatissime sull'angolo sud-est dell'Italia. Solo i fronti atlantici separano veramente due masse d'aria con caratteristiche molto diverse e sono quindi capaci, almeno per brevi periodi, di riportare il fresco. Le regioni meridionali italiane hanno invece un clima nettamente diverso e per certi versi affascinante. L'interazione del Mediterraneo con i fronti atlantici fa fare brutte figure ai modelli matematici che raramente sfornano previsioni troppo affidabili nella stagione calda. Nel periodo che va da giugno a settembre si vedono poche perturbazioni che riescono ad avvicinarsi al Mediterraneo e quando vi arrivano, spesso si tratta di code di fronti freddi molto attivi che riescono a portare soprattutto in quota il loro "carico" di aria relativamente fredda con una spiccata conformazione a V. Sia i passaggi frontali sul versante adriatico, sia le irruzioni ad ovest delle Alpi, fanno quasi sempre i conti con la rimonta anticiclonica che proviene da ovest, rimonta che espone l'Italia per motivi climatici a correnti da NE. Questo fa peristere sulle regioni meridionali una circolazione più fresca e instabile e che porta le maggiori probabilità di pioggia in una stagione che altrimenti sarebbe totalmente arida. I rari temporali che talvolta si verificano sul Meridione in caso di aria calda umida prefrontale e instabile (sempre riferiti alla stagione estiva e alla Sardegna, Sicilia, Calabria e Puglia) rappresentano la fenomenologia più spettacolare e violenta che il nostro Paese possa offrire. In sostanza al centro-sud la stagione estiva è realmente stabile e duratura e rappresenta, con le sue innumerevoli giornate di Sole e le temperature lontane dagli eccessi di altri Paesi (salvo per quest'anno N.d.R e per il 2003), un clima invidiato in tutto il mondo, al nord invece, la maggior umidità rende meno piacevoli le giornate estive, ma più frequenti sono le "interruzioni". Questo rappresenta lo schema di un'estate "da manuale", ma sappiamo che spesso le cose non vanno esattamente così, ma per chi si fa prendere dall'ansia se l'estate sarà la più fredda, la più calda o la più "normale", rispondiamo che sicuramente vedremo i temporali e soffriremo il caldo, quasi scherzando su un aspetto molto serio che rappresenta l'ultima sfida non ancora vinta dalla meteorologia moderna: la previsione stagionale.

Autore : Luca Ronca

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