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Siamo dei falsi moralisti e dei gran spreconi

Un tempo la natura dominava l’uomo, ora i rapporti di forza si sono rovesciati, almeno apparentemente: è la natura ad avere bisogno del nostro aiuto, della nostra collaborazione.

Editoriali - 18 Ottobre 2006, ore 08.56

Vorremmo che il tempo si comportasse sempre in questo modo: pioggia al momento giusto, nella quantità giusta, magari solo durante la notte, per non disturbare la nostra giornata. Il bel tempo è costantemente associato al sole e al caldo, questo ci dicono giornali e tv, e lo ripetono ossessivamente da anni. Nubi, acquazzoni e neve sono maltempo. Punto e basta. Per convincerci trasformano le avvezioni di aria fredda in ondate di gelo siberiane, ogni temporale in evento drammatico e la nebbia in un killer; ed è tutta una sequenza di record, come se nell’arco di pochi anni la meteo mostrasse tutto il meglio del suo repertorio, giusto per farci sentire i protagonisti di un’epoca tormentata, ma in qualche modo memorabile. “Stiamo facendo impazzire il clima del Pianeta, ci surriscalderemo” dicono i media, ma la cosa, ammesso e concesso che sia vera, ci lascia comunque quasi totalmente indifferenti, ci colpiscono di più i drammi familiari, i reality, le fiction, il gossip o il rigore sbagliato all’ultimo minuto dalla nostra squadra del cuore. Il pianeta si scalda? Bene, andremo di più al mare e risparmieremo il riscaldamento in inverno. A liquidare la questione così sono purtroppo in molti. Tutto si fonda sulla quasi totale ignoranza della popolazione in materia: il 57% degli italiani crede ancora che l’anticiclone delle Azzorre porti le piogge e non il bel tempo. Il 65% ritiene che il caldo torrido sia un caldo afoso e non secco ed infine meno del 10% sa leggere una banalissima carta sinottica. La colpa non è nemmeno nostra: a scuola i programmi ministeriali non hanno mai concesso molto spazio alla meteorologia, e i primi divulgatori della materia, i giornalisti, risentono di questa mancanza di preparazione di base, in altre parole non posseggono i fondamentali. Così una raffica di vento più forte, che crei un minimo danno durante un temporale, viene subito identificata con una tromba d’aria, il termine di serie B per definire in realtà un tornado, parola che sembra quasi un’esclusiva degli americani. Noi italiani però, da quanto è subentrato un relativo benessere economico, siamo diventati molto rispettosi e sensibili alle tematiche ambientali, non che prima le ignorassimo, ma c’erano altre priorità, la natura e le sue bellezze erano riservate alle classi più benestanti, i poveri dovevano pensare a sopravvivere. La natura dominava l’uomo, ora i rapporti di forza si sono rovesciati, almeno apparentemente: è la natura ad avere bisogno del nostro aiuto, della nostra collaborazione. Siamo dei falsi moralisti e dei gran spreconi, questa è la verità, perché riteniamo di essere al centro dell’Universo e che la Natura esista solo in funzione del soddisfacimento dei nostri piaceri e desideri. Le nostre città sono veramente una giungla d’asfalto in cui siamo riusciti a creare un’isola di calore artificiale che ci costringe poi a fuggire verso mari e monti, estendendo così l’inquinamento da traffico veicolare. Si viaggia perché si è insoddisfatti del luogo nel quale si vive, ci si sposta dalla città alla periferia per respirare aria migliore, ma alla fine contribuiamo a raddoppiare la percentuale degli inquinanti per fare la spola quotidiana tra il posto di lavoro e il paesino o la città dormitorio in cui abbiamo scelto di rifugiarci; consideriamo i mezzi pubblici inadeguati, insufficienti e maleodoranti e non abbiamo alcuna voglia di rinunciare al nostro mezzo privato. La tecnologia ci ha viziato e non intendiamo fare alcun passo indietro, rinunciare all’effimero benessere raggiunto. Ottenere energia sfruttando i combustibili fossili piuttosto che fonti alternative, in fondo ci interessa poco, anche se poi, per fare bella figura con il prossimo, ci vantiamo di essere ambientalisti convinti, di aver raccolto i rifiuti sulla spiaggia per il WWF, di aver creato uno spazio verde in giardino e di curare con amore materno piante e fiori, per i quali oltretutto sprechiamo molta acqua, senza contare i rubinetti lasciati aperti, le 2 docce al giorno d’estate, la mania della macchina superpulita. Visto che una piccola parte di noi vive già in una sorta di Eden, perché non scoprire come va a finire questa avventura sulla Terra? Perché essere costretti a lasciare il cinema prima che finisca lo spettacolo? I giornalisti evidenziano più di ogni altra categoria questa smodata passione per l’escatologia. Quando arriverà la fine del mondo? Presto…Ecco allora che tutto va in malora, le catastrofi si moltiplicano, ci avvisano che la nostra gigantesca orgia terrena sta per finire. Le dichiarazioni per nulla rassicuranti degli scienziati vengono sovente assolutizzate, magari con la loro compiacenza, come sottolineava il Prof. Schneider: “per interessare il pubblico bisogna minimizzare i dubbi ed esporre tesi semplificate, trovando il giusto equilibrio tra l’essere efficace e l’essere onesto” . In questo contesto è facile sentir dire che il riscaldamento solleverà gli oceani, in pochi anni i ghiacci dei Poli si scioglieranno e sarà l’inizio della fine. Al lupo? Al lupo? Quanto c’è di vero? Quanto sta cambiando il clima? Ne parleremo in un prossimo dossier su MeteoLive.

Autore : Alessio Grosso

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