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Settembre, luci ed ombre...

Le variabilità caratteristiche di un mese di "passaggio stagionale".

Editoriali - 7 Settembre 2002, ore 08.32

Settembre, un mese per molti noioso perché viene accusato di non avere né il sapore dell'estate né quello dell'autunno; per altri invece rappresenta la tanto sospirata fine della stagione estiva, dove ci si lascia alle spalle il gran caldo e si attendono le prime piogge autunnali. Per altri ancora invece, sono i primi colori caldi della vegetazione a rendere gradevole questo mese, ma che cosa ne dice la nostra storia recente di questo "punto cruciale"? Analizziamo soltanto tre tipologie diverse di situazioni ricorrenti (tra le tante possibili) a settembre. Possiamo notare a fianco, la rappresentazione di tre anni, spiegati qui dalla distribuzione media del valore di 500hPa. Si tratta di una media mensile, di conseguenza, come già detto in altre occasioni, le configurazioni bariche molto veloci e poco profonde, spesso non lasciano segni tangibili in queste rappresentazioni, ciò non toglie che anche in quei casi possano esserci stati fenomeni di una certa consistenza. Fenomenologia a parte, possiamo vedere chiaramente che nel 1979, le correnti erano di tipo spiccatamente zonale e provenienti da WSW su parte dell'Europa centrale e soprattutto settentrionale. Un leggera curvatura ciclonica sull'Italia, indica il possibile passaggio di una perturbazione da NW, in un contesto di tempo discreto; si nota infatti la presenza della struttura in quota dell'anticiclone delle Azzorre che giunge fin sulla Spagna e interessa anche il Mediterraneo, seppur in modo non deciso. Caratteristiche di queste situazioni sono gli scarsi scambi di energia tra il polo e l'equatore; ed è in questi casi che si vedono spesso i grandi sistemi perturbati transitare attorno al 50° parallelo e susseguirsi ad un ritmo frenetico, rendendo sempre mutevole il tempo sulle regioni interessate. Nel 1985 abbiamo invece la presenza di una forte campana anticiclonica sul Mediterraneo centro-occidentale, garanzia di bel tempo (settembre stabile), anche se la curvatura anticiclonica coinvolge quasi tutta l'Europa. Si tratta anche in questo caso di una circolazione prevalentemente zonale, anche se più ondulata della precedente; di solito questa situazione "segue" in ordine temporale l'altra, perché una volta ridottosi lo scambio energetico tra le basse e le alte latitudini, il contrasto termico aumenta, ed inizia così un'ondulazione che sfocia a volte nella situazione seguente. Nel 1996 abbiamo infatti una situazione completamente differente dalle precedenti, non abbiamo più una circolazione zonale, bensì una di tipo meridiano. Ricordo ancora che questa è una media mensile, di conseguenza le configurazioni risultano "smorzate" rispetto alla realtà; ma anche in questo caso possiamo notare correnti da SW in Atlantico, al largo delle isole britanniche, mentre poco ad est, tra i paesi scandinavi e l'Italia, la direzione era opposta cioè da nord. Gli scambi energetici tra le alte e basse latitudini in questi casi sono notevoli e il contrasto termico si riduce gradualmente, i valori della 500hPa sull'ultima rappresentazione dimostrano che ci sono vaste aree dove l'azzurro e il giallo dominano e non sono ridotti a stretti corridoi come nelle precedenti due. Questo accade sia per il minor contrasto, come già detto, sia per la variabilità delle situazioni possibili che si riscontrano durante i periodi di circolazione meridiana. In questo caso la maggior curvatura anticiclonica la ritroviamo sul Regno Unito (dove il tempo era più stabile), mentre l'affondo ciclonico arrivava fino all'Italia, in particolare il Centro-Nord. Difficile quindi interpretare il tempo basandosi su questa tipologia di carte (fornite da: http://www.cdc.noaa.gov), ma abbiamo potuto notare la differenza che può esserci tra un anno e l'altro e quante varanti ancora possono esistere; questo serve per non stupirci della variabilità del nostro clima, ma per apprezzare tutto quanto di sempre diverso e inatteso ci può regalare.

Autore : Luca Ronca

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