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Scienza, ricerca e cambio climatico pericolosamente fuori dal dibattito politico

Chissà se basterà soltanto rilanciare l'economia per affrontare una crisi che non è solo economica, ma anche politica, sociale, ambientale e culturale.

Editoriali - 4 Marzo 2013, ore 09.25

Spenti oramai i riflettori sul palcoscenico elettorale, rimangono forse due principali spunti di analisi: un'Italia politicamente spaccata in due in primo luogo, alla quale però si è aggiunto un elemento di novità rappresentato da un'Italia che in qualche modo vuole esprimere, nel bene o nel male, una volontà di cambiamento e uno stato di sfiducia nell'attuale classe politica.

Un dibattito politico che si è consumato quasi esclusivamente a colpi di economia, lavoro, tasse, IMU e alleanze politiche con Tizio Caio e Sempronio. Tutto molto importante e comprensibile, per carità, ma tutto è finito lì, come sempre.
 
Ora, quasi contemporaneamente, la sera del 12 febbraio scorso, per esempio, il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, teneva il consueto discorso annuale al Congresso per aggiornare l'agenda amministrativa e quasi il 10% del discorso durato circa un'ora veniva dedicato ai temi ambientali, con particolare riferimento a clima ed energia. Eppure anche gli Stati Uniti hanno la loro bella gatta da pelare in termini di economia.
 
Tornando a noi, in realtà, qualche riferimento alle tematiche ambientali nei programmi dei vari schieramenti politici c'è, soprattutto in quelli di qualche partito o movimento di minoranza, ma la trattazione è comunque fatta in maniera vaga e senza nessuna proposta concreta. E comunque sia, non si è data a questi argomenti nessuna rilevanza mediatica.

Ora, le discussioni e le valutazioni generalmente si possono impostare e condurre su diversi livelli intellettuali. Volendo quindi alzare un pò il tiro, diviene evidente come i termini del dibattito attuale si stiano ancora arenando ed aggrovigliando in una spirale di banalità congetturali che esprimono una dimensione sociale quantomeno confusa e disorientata e che, complice appunto la nostra attuale classe politica, ha perso o sta perdendo progressivamente la coscienza e la consapevolezza dei veri problemi fondamentali e strutturali che stanno portando il nostro paese verso un inevitabile declino.

Un paese che aspira a svilupparsi nel benessere e a competere in un mondo in rapida trasformazione verso una globalità sempre più complessa, dovrebbe porsi anche ben altri interrogativi, obiettivi e spunti di riflessione.

Per esempio, si potrebbe iniziare a pensare a come si potrà coniugare la ricerca illusoria di una crescita economica infinita con un ambiente fisico finito e peraltro spesso già sovrasfruttato ed agonizzante.

Prima o poi si dovrà anche capire che il nostro futuro dipende essenzialmente da quanto siamo disposti ad investire nella ricerca scientifica. Si parla tanto di innovazione, ma cos'è l'innovazione se non la conseguenza delle applicazioni tecnologiche della ricerca di base.

Il resto del mondo si sta dando da fare in tal senso, attualmente purtroppo siamo agli ultimi posti nelle classifiche europee e mondiali come percentuale di PIL investito in ricerca, ecco perchè si verifica la cosiddetta fuga dei cervelli, fenomeno che impoverisce il nostro Paese anche di un patrimonio genetico e culturale insostituibile.

Si dovrà pensare a come migliorare la formazione, e quindi ad un sistema universitario totalmente da rivedere e da modernizzare per puntare all'eccellenza e alla meritocrazia, senza sprechi di risorse, visto che è anche dall'Università di un Paese che si capisce quanto questo paese investe nel proprio futuro.
Si dovrà decidere una buona volta di agire per tutelare l'ambiente in cui viviamo, combattendo seriamente l'inquinamento in tutte le sue forme, fenomeno che sta facendo dei danni enormi e procurando costi sociali rilevanti (spesso però esternalizzati e cioè non considerati nei bilanci) e quindi formulare leggi e norme in tema di ambiente molto più severe ed aggiornate.
 
Si dovrà capire la fondamentale importanza della difesa della salute pubblica, che è poi la vera chiave del benessere, e quindi pensare a serie campagne di prevenzione e di lotta agli stili di vita (tanti) palesemente errati, ma permessi e promossi da folli logiche di mercato, così da puntare ad una società sì più longeva, ma anche più sana e quindi con meno spesa pubblica per cure e assistenza.

Si dovrà pure parlare di cambiamenti climatici, mitigazione e adattamento, se non altro si avrebbe almeno la sensazione di una classe politica che possiede una qualche sensibilità di tipo scientifico e di orientamento verso le politiche internazionali.

E poi si dovranno necessariamente affrontare problemi importanti come la riqualificazione energetica, edilizia e del territorio, in un paese come il nostro evidentemente ad elevato rischio sismico e idrogeologico.
E invece niente, come se l'IMU fosse la responsabile di tutti i nostri mali. Forse c'è ancora qualcosa che ci sfugge.
 
 
 
 

Autore : Fabio Vomiero

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