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Riscaldamento globale: il dibattito ha ormai imboccato un vicolo cieco

Puntare sulla riduzione della Co2 per migliorare la qualità della nostra vita ha un senso, per sperare di imbrigliare il clima è una follia.

Editoriali - 14 Settembre 2011, ore 10.16

Il clima non ha nulla di razionale, non è lineare e mai lo sarà, è un sistema caotico, sul quale I'uomo su vasta scala influisce in modo davvero scarso. 

Eppure i sostenitori del global warming antropico continuano a terrorizzarci indicando in 550ppm di CO2 la quota limite oltre la quale l'umanità potrebbe andare arrosto.
Un valore che si supererà comunque e senza troppe tragedie entro alcuni anni. Perchè dunque accanirsi a spendere milioni e milioni di Euro per un problema che andrebbe risolto in modo completamente diverso?
Nel 2030 sarebbe un'utopia pensare di tornare ad immettere sei miliardi di tonnellate di C02 l'anno. Per raggiungere questo obiettivo gli States dovrebbero tagliare le proprie emissioni del 70 per cento entro la fine del secolo.

Perchè il caldo ci fa così paura e il freddo no? Abbassare la temperatura del Pianeta in realtà sarebbe anche vagamente suicida, perchè costringerebbe la popolazione ad inquinare ancora di più per riscaldarsi, specie quei Paesi che sono in via di sviluppo. In un mondo più freddo gli eventi estremi non diminuirebbero affatto, anzi potrebbero diventare più frequenti.

In un mondo più caldo di 3°C rispetto agli attuali la maggiore evaporazione porterebbe invece masse d’aria umide a rinverdire il Sahara come accaduto tra l’8000 e il 4000 a.C

Molti ritengono che la fase climatica che stiamo vivendo possa risultare costante portando in breve alla totale fusione dei ghiacciai alpini, in realtà il ciclo della NAO, che segnala le oscillazioni pressorie tra le alte e le basse latitudini potrebbe essere settantennale: picco minimo 65, picco massimo 95, ora complessivamente neutra, nel prossimo decennio in calo.
 
Indubitabilmente fa più caldo, anche di più di quanto non ci dicano le stazioni di terra, di mare e dell'aria. Ovvio essere preoccupati per la fusione dei ghiacci polari, ma resta da capire quanto possiamo davvero fare.

Non dimentichiamo che sarebbe bene si cominciasse a considerare il ruolo di vulcani sottomarini attivi nell’area nell'economia della fusione dei ghiacci. La caccia all'oro nero dell'artico poi è cominciata e la ritirata dei ghiacci non è vista poi così di brutt'occhio da chi vanta diritti d'estrazione.
 
C'è da considerare inoltre che le glacizioni si ripetono a cicli di 100.000 anni e che in modo direttamente proporzionale diminuiscono anche le concentrazioni di gas serra.
 
E' vero che le calotte senza ghiaccio attenuano differenza termica tra Equatore e Poli con calo di piogge e siccità, ma è altrettanto vero che, con l’aumento dell’umidità aumenterebbero le precipitazioni nevose alle alte latitudini con vaste zone innevate che riflettono radiazione solare, si attiverebbe così FORSE un effetto feed-back, cioè di retroazione per riportare la situazione verso un presunto equilibrio.

L'impressione è che comunque il dibattito serra sia ormai arrivato al muro contro muro, e che si perda di vista la cosa più importante: la salvaguardia della salute dell'uomo, gettando la spugna contro la cementificazione selvaggia e soprattutto nei confronti dell'afflusso di masse umane in luoghi già sovrappopolati come ad esempio la Valpadana.
 

Autore : Alessio Grosso

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