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Riscaldamento globale? Altre 5 risposte per dimostrare che non corriamo un pericolo imminente

E' davvero così tragico il nostro destino e quello delle nuove generazioni?

Editoriali - 28 Novembre 2006, ore 09.27

C'è un pianeta che molti danno per ammalato, altri addirittura per morente, altri ancora in salute e in continua trasformazione. In questo piccolo dossier cercheremo di fornire qualche risposta utile a comprendere quanto il mutare del clima possa portare anche effetti positivi e non necessariamente negativi. Si parlerà di energie alternative, di politiche ambientali e di cattiva informazione mediatica sul clima. Ecco altre 5 domande, seguite da 5 sintetiche risposte, realizzate per aiutarvi ad avere una visione più chiara sul problema. 1 Le scorte di petrolio si stanno veramente esaurendo? Risposta: il boom petrolifero degli anni 60 è ormai lontano, dalla metà degli anni 80 consumiamo più petrolio di quanto se ne riesca ancora a scoprire. Fino ad oggi abbiamo bruciato circa 1000 miliardi di barili: secondo alcuni ne avremmo a disposizione altri 1000, secondo altri addirittura 3000. Oggi estraiamo circa 25 miliardi di barili all'anno, un barile equivale a circa 160 litri di petrolio. Supponendo di avere a disposizione altri 1000 miliardi di barili, ci sarebbe petrolio ancora per 40 anni, cioè sino circa metà secolo. La necessità di trovare soluzioni alternative all'oro nero è più che mai d'attualità, soprattutto nel rispetto delle prossime generazioni. Avere a disposizione petrolio per almeno altri 40 anni, non ci autorizza a temporeggiare ulteriormente. 2 Clima e salute: quanto ci si ammala di più al caldo? Risposta: un ulteriore riscaldamento globale gioverà indubbiamente agli Stati situati alle latitudini più elevate nei termini di una maggiore produttività agricola, ma nei Paesi poveri ne deriverà solamente un danno. La riduzione delle falde dovuta alle temperature più alte favorisce la stagnazione delle acque con proliferazione di batteri e agenti patogeni. L'impossibilità per certi Stati dei Paesi in via di sviluppo di avvalersi del DDT, giudicato cancerogeno, ma che aveva avuto il merito di abbattere un numero esorbitante di zanzare, fa temere per un sensibile aumento dei casi di malaria, facilitato da temperature elevate. Infatti il Plasmodium Falciparum della malaria è attivo al di sopra dei 19-20°C. Ci sarà poi una proliferazione del colera, malattia dovuta alla contaminazione dell'acqua e della febbre dengue, tuttavia non è al clima "killer" che dbbbiamo guardare ma a quei governi ciechi nei quali un dittatore fa morire la gente di fame, usa gli aiuti umanitari per ricavarne armi, lascia la popolazione abbandonata a sè stessa; diventa così utopistico pensare di poter veder nascere in quelle zone le tipiche istituzioni democratiche (voto, diritto all'assistenza, parità, leggi, tribunali). Quando poi vediamo i bambini nelle favelas in uno dei Paesi potenzialmente più ricchi del Mondo, il Brasile, ci chiediamo quanto la problematica clima appaia modesta in confronto. Diceva bene Beppe Grillo: "l'aspettativa di vita della civiltà occidentale è aumentata in modo esponenziale da quando ci hanno separato il luogo dal quale si deve urinare da quello dal quale si deve bere". E' inammissibile che i governi non assicurino a queste persone un minimo di condizioni igieniche. 3 Il clima sull'Italia è veramente cambiato per cause antropiche? Risposta: il clima sull'Italia è cambiato negli ultimi 25 anni, cosi come cambia da sempre. Si parla tanto di meridianizzazione delle correnti, della parziale scomparsa in area mediterranea delle perturbazioni atlantiche, di innalzamento dello zero termico di 200m sulle Alpi, di piogge mal distribuite con fasi spesso siccitose che interessano soprattutto il nord-ovest, di ghiacciai che arretrano a vista d'occhio, di ondate di caldo sempre più intense e prolungate. Si tratta probabilmente di un trend, che è andato in controtendenza rispetto a quanto accaduto nel ventennio precedente, 60-80, con la complicità dei solfati nebulizzati. In altre parole drogavamo l'ambiente e pur inquinandolo riuscivamo a schermare parzialmente la radiazione solare, ora sembra che senza lo zolfo la radiazione ci arrivi molto più forte (è comunque probabile che entro 30 anni il sole attraversi una fase di minore attività, quindi teoricamente potremmo raffreddarci un po'). Abbiamo aumentato le foreste (e senza saperlo probabilmente contribuiamo ad immettere metano che, come avete letto, è molto più efficace dell'anidride nel trattenere il calore), poi c'è il Nino, la Nina, la Corrente del Golfo che si inceppa, l'area di convergenza intertropicale che si è riposizionata verso nord lanciandoci addosso l'anticiclone africano: insomma...Avete capito, troppi elementi in gioco per dire che siamo proprio noi a muoverli, tutto avviene ciclicamente, dire che senza i nostri gas tutto funzionerebbe a dovere e a norma (quale?) ci sembra francamente eccessivo. 4 E' vero che si formeranno presto uragani nel Mediterraneo? Risposta: NO, Nel Mediterraneo NON si formeranno uragani ancora per molto tempo. Anche se le temperature superficiali del mare dovessero impennarsi, il riscaldamento non raggiungerà gli strati più profondi, condizione essenziale per la formazione di simili mostri. Continueremo invece ad assistere alla formazione di forti temporali multicellulari, o anche insidiose "bombe" mediterranee, (depressioni molto intense), ma con buona probabilità passeranno parecchie generazioni prima che si possa assistere a fenomeni della portata di Mitch o Katrina sulle nostre spiagge. 5 L'anidride carbonica avrà pure qualche ruolo benefico, o no? Risposta: assolutamente si, negli ultimi venti anni osservazioni satellitare hanno mostrato un aumento complessivo della vegetazione forestale pari al 5-6%. Alcuni scienziati ritengono che l'aumento dell'anidride possa aiutare le foreste a recuperare alcune zone desertiche del pianeta. Diverse oasi verdi piantate ai margini del deserto, invece di seccare, negli ultimi anni si sono espanse, sia grazie ad un regime pluviometrico più fortunato, sia all'aumentata concentrazione di anidride carbonica. Con una anidride carbonica presente in grande quantità gli alberi non sarebbero più costretti ad aprire molto i loro pori per compiere l'attività di assorbimento del gas necessario alla fotosintesi, risparmierebbero così più acqua, riducendo in qualche modo le zone aride. E' innegabile però che non tutta l'anidride produce verde...il riscaldamento globale contribuisce infatti a modificare il regime delle correnti atmosferiche, portando ad una graduale ridistribuzione delle piogge, in misura tale da rendere aride alcune zone e verdi altre.

Autore : Report di Alessio Grosso

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