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Precipita la situazione sul nord Italia

A questo punto la preoccupazione per la siccità è fortissima.

Editoriali - 7 Gennaio 2002, ore 08.38

Niente acqua, niente neve, niente nebbia e secco spaventoso su quasi tutto il nord con qualche cumuletto di neve residuo che non si scioglie grazie al freddo dopo l'ultima e l'unica precipitazione nevosa che beffardamente ha interessato più la pianura che la montagna. L'unica eccezione l'Emilia-Romagna, dopo gli episodi nevosi sono stati più generosi. Ma perchè non piove? Prima di tutto perchè siamo di fronte ad un episodio di NAO positiva, cioè sulle zone polari c'è una profonda zona depressionaria in stretta connessione con il nostro anticiclone europeo: diminuisce la pressione al polo, aumenta quella sull'Europa centrale. Un giochetto che lascia all'asciutto soprattutto chi, incastrato fra i monti, come il nord Italia, avrebbe bisogno di correnti umide e precipitazioni. In gennaio e febbraio non si possono comunque pretendere troppi episodi precipitativi: la statistica parla di mesi relativamente asciutti. E allora l'anomalia dov'è? Nell'autunno eccezionalmente secco, dopo un'estate rovente. I fiumi sono ridotti a rigagnoli ghiacciati, gli incendi divampano ad intermittenza. Ieri il fuoco ha minacciato l'abitato di Oltre il Colle nella bergamasca ed altri piromani sono sicuramente pronti a divertirsi, sfruttando la situazione. Anche i cannoni stanno per andare in crisi, per sparare occorre una grande disponibilità di metri cubi d'acqua che al momento sta venendo meno: o si usa l'acqua per sparare o per usi domestici. Inutile aggiungere che la gente ha già scelto. La natura fortunatamente non soffre troppo in pieno inverno, il freddo la fa andare quasi "in letargo" ma c'è un nemico in più che nessuno ha considerato, la scarsa umidità anche nei bassi strati: già, come mai non c'è nebbia nonostante un anticiclone così potente? La risposta è relativamente semplice: il centro dell'alta è sempre stato ubicato aldià delle Alpi. Anche un lieve scarto barico tra i due versanti alpini, 5 o 6 mb, è in grado di generare una lieve corrente favonica che esalta la subsidenza, seccando l'aria anche a bassa quota; inoltre quando l'anticiclone si attenuava lasciava sempre il nord in balia delle correnti periferiche secche nord-orientali. Insomma occorreva un maggior livellamento barico e una sede anticiclonica decisamente più spostata sull'Italia: in quel caso avremmo ricevuto un richiamo di deboli venti meridionali e maggiore apporto di umidità al suolo, come nel 1988-89 e 89-90. Una posizione così "scomoda" dell'alta pressione, se dovesse persistere per tutto il mese, potrebbe ulteriormente favorire episodi favonici e con l'aumentato soleggiamento gli effetti termici sarebbero anche più vistosi, con la natura che davvero comincerebbe palesemente a soffrire. Soffre la natura ma soffrono anche tutti gli operatori turistici del settore, con molti posti di lavoro a rischio, negli alberghi come sulle pirse i Vigili del Fuoco e la Protezione Civile è costretta ad un superlavoro. La preoccupazione insomma è fortissima.

Autore : Alessio Grosso

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