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Perchè si pensa sempre all'alluvione? E perchè nel frattempo non si fa nulla?

Ricorrono proprio tra ottobre e novembre situazioni di blocco che possono favorire più che in ogni altro momento dell'anno situazioni potenzialmente alluvionali sul nostro Paese.

Editoriali - 31 Ottobre 2014, ore 09.55

Premessa: un'alluvione nel nostro Paese può arrivare in qualsiasi momento dell'anno, che sia piena estate o anche pieno inverno, come nel caso del meridione, ma il momento topico, quello che preoccupa di più per la vasta portata degli eventi e la combinazione dei fattori scatenanti, è proprio quello che va tra ottobre e novembre.

Ne sono successe troppe in questi anni per non pensare che una situazione sinottica delicata non possa portare conseguenze anche gravi: certo ne è passata di acqua sotto i ponti dell'alluvione di Firenze del novembre del 66 ed anche di quella di Genova nell'ottobre del 70, ma ben poco o nulla si è fatto per preparare e mettere in sicurezza il territorio in attesa di nuove potenziali situazioni disastrose: così nel frattempo l'elenco delle alluvioni è diventato sempre più lungo, il dissesto del territorio sempre più grave, l'abuso edilizio fuori controllo, l'imbrigliamento e il tombinamento di fiumi e torrenti un atto di terrorismo ad orologeria.

E intanto la natura continua a produrre situazioni di maltempo molto pesanti, complice un Mediterraneo certamente tiepido, ma anche dell'importanza sempre crescente delle situazioni di blocco anticiclonico che costringono le depressioni ad avanzare sul territorio con molta lentezza o a restarvi bloccate in loco per giorni, c'è poi l'orografia tormentata e complessa del nostro Paese che sicuramente agevola queste conseguenze catastrofiche, la superficialità nella gestione delle emergenze e anche una certa sbadataggine ed imprudenza di chi le subisce.

Dunque, se solo facciamo un piccolo passo indietro ci ritroviamo sommersi dall'acqua: chi non ricorda la recente alluvione sul Gargano, preceduta da quella in Sardegna e prima ancora dall'altra sciagura in Toscana nel novembre 2012, di Genova del novembre 2011 e da quella alle Cinque Terre a fine ottobre dello stesso anno e quella del 2002 in Lombardia e a Pordenone, del 2000 in Piemonte, nel 96 in Versilia, 94 ancora in Piemonte, nel 93 ancora in Liguria? E chissà quante ne potremmo ancora citare e che abbiamo omesso per motivi di spazio. 

Ora si prospetta una situazione quasi analoga, se non peggiore rispetto a quella che le mappe qui a fianco testimoniano; mancano ancora alcuni giorni, ci sarebbe del tempo e lo Stato che fa, i media che fanno? Nulla, la prevenzione non fa audience, la catastrofe si, dunque aspettiamo gli eventi, in silenzio, poi potremo strapparci tutte le vesti ancora una volta, prima di ritornare ad occuparci di omicidi, tasse, appalti truccati e tangenti.

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Autore : Alessio Grosso

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