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Non esiste un punto di non ritorno dal caldo

Qualche informazione rassicurante.

Editoriali - 4 Settembre 2012, ore 09.36

Sia che vada verso il caldo o verso il freddo il clima sarà sempre strumentalizzato a fini economici, etici, ideologici ed oltretutto, rispetto a quanto vorrebbero farci credere, non ci stiamo scaldando un granchè, nonostante l'estate rovente appena trascorsa ci induca a pensare il contrario. 

Bisogna altresì considerare che contrazione e l'avanzamento dei ghiacciai sono  fenomeni ciclici, che si sono sempre verificati indipendentemente dalla presenza dell'uomo sulla Terra, anche in tempi relativamente brevi.

In passato ha fatto anche molto più caldo di oggi, senza che per questo si verificassero conseguenze catastrofiche. La velocità del riscaldamento di cui si parla è opinabile visto che l'aumento di circa 1°C che si è verificato rappresenta pur sempre l'uscita da una piccola era glaciale. 

Resta in ogni caso difficile arrestare il cambiamento climatico o peggio mantenere la temperatura a livello costante, neanche abbattendo totalmente le emissioni di anidride carbonica.  Tutto il can-can sul clima si può ricondurre ai timori infondati di una esplosione demografica incontrollata, che trova il sostenitore più accanito in Paul Ehrlich, autore del libro la bomba demografica nel 68.

Già 30 anni fa costui si lasciò andare a profezie di morte (4 miliardi) e fame (200 milioni) che non hanno per fortuna mai trovato riscontro nei fatti. Un gruppo di miliardari ha così dato vita alle giornate mondiali della Terra per sensibilizzare il mondo sul tema del controllo delle nascite. La popolazione inquina, siamo troppi, cominciamo ad autoridurci se non vogliamo che si verifichino disastri ambientali senza precedenti.

Pensate che negli anni 70 gli ambientalisti puntavano tutto sul freddo come conseguenza delle nostre attività, quando hanno visto che il clima si scaldava hanno girato la frittata.

E' sempre bene ricordare che un gran numero di stazioni meteorologiche atte a misurare l'entità del riscaldamento globale si sono trovate improvvisamente inglobate nel tessuto urbano e i dati da loro forniti ovviamente risultano ancora oggi sovrastimati sino a 3-4°C di differenza rispetto alle aree rurali. Questi valori sono però stati comunque omologati e offerti come smoking gun per dimostrare il rialzo termico. 

Secondo l'Ipcc i gas ad effetto serra avrebbero prodotto vasti «punti caldi» nella troposfera tropicale, che avrebbero rafforzato l’effetto di riscaldamento. Ebbene i satelliti meteo non li hanno rivelati e l’aumento di temperatura terrestre risulta di due terzi inferiore di quello pronosticato dai modelli ufficiali.

Sarebbe inoltre finalmente il caso di riconsiderare il ruolo del vapore acqueo in atmosfera. Si riteneva che una maggiore evaporazione oceanica avrebbe accresciuto la stabilità dell'aria e invece sta avvenendo proprio il contrario.  

Infine i meccanismi di retroazione servono alla Terra per autoregolarsi termicamente e l'alternanza di periodi caldi e freddi ne è la prova. Il clima non è probabilmente sensibile alla quantità di CO2 presente nell'aria ma piuttosto il contrario.

Durante la crisi economica del 1929 l'uomo ridusse drasticamente l'emissione di CO2 eppure la temperatura non solo continuò ad aumentare ma anche l'anidride si comportò in modo analogo. Quindi è probabilmente l'oscillazione termica a dettare i ritmi della CO2.

Non esiste un punto di non ritorno dal caldo come ha drammaticamente annunziato qualche anno fa Al Gore nel suo documentario. Quando la Terra deciderà che il rialzo termico è stato eccessivo, proporrà un feed-back positivo che, alla luce della crisi energetica, sarà molto più pericolosa e gravosa per l'economia di quella calda.
 
Tutto quanto ci siamo detti non modifica di una virgola l'impegno che l'uomo deve prestare alla tutela dell'ambiente, che sta oltraggiando in ogni modo, soprattutto nelle grandi aree urbane, dove la natura viene soffocata e i campi di grano crescono di fianco a tangenziali e grandi raccordi anulari, dove seguitano a sorgere ecomostri e il cemento prende il sopravvento su tutto.  


Autore : Alessio Grosso

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