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Non ci sono più le irruzioni fredde di una volta…

L’anticiclone russo è da anni latitante sulla scena europea e gli afflussi di aria fredda vengono mossi da rimonte di alte pressioni dinamiche sul Continente. Il tutto si ripercuote con una minor durata degli eventi freddi che coinvolgono solo un limitato numero di regioni italiane.

Editoriali - 17 Dicembre 2003, ore 10.55

“ L’anticiclone russo sta arrivando, con il suo carico di venti gelidi e di neve per la nostra Penisola; l’inverno ora entra nel vivo”. Ecco una delle frasi che fino a qualche tempo fa i meteorologi potevano pronunciare e che sancivano l’avvento del “Generale Inverno” sull’Italia. Molto spesso all’arrivo dell’anticiclone russo sull’Europa centro-orientale faceva da controaltare una “famiglia” di depressioni, che dalla Penisola Iberica scorrevano in direzione del bacino occidentale del Mediterraneo. Ogni velleità dell’anticiclone sub-tropicale o azzorriano era così preclusa e il tempo rimaneva perturbato e freddo per parecchi giorni. In linea di massima, le prime regioni a vedere la neve erano quasi sempre le adriatiche e meridionali, maggiormente esposte alle gelide sferzate dei venti da NE. Il nord Italia, in un primo tempo, doveva attendere che si formasse un cospicuo cuscino freddo, che portava temperature anche di parecchi gradi al di sotto dello zero. Con l’arrivo della prima perturbazione atlantica, che non tardava mai, molta neve cadeva in pianura. Solo successivamente l’aumento della temperatura indotto dall’entrata di correnti più umide e calde, relegava la neve ai soli rilievi, dove i quantitativi erano davvero abbondanti. Alla fine il bilancio dell’irruzione fredda poteva essere stilato: freddo e neve quasi per tutti, in un primo tempo sull’Adriatico e al sud e successivamente anche al nord. Analizzando il tempo che da diversi anni stiamo vivendo, non possiamo notare che la situazione è cambiata quasi radicalmente. Le irruzioni fredde ci sono, ma l’alta pressione russa da tempo è latitante e rimane annidata nei suoi territori di origine. Le perturbazioni atlantiche, sempre nel periodo invernale, sono diventate una rarità e raggiungono le nostre regioni sempre con minore frequenza. All’apparenza sembra che il flusso perturbato atlantico si sia alzato di latitudine, promovendo rimonte anticicloniche che nulla hanno a che fare con il periodo invernale. L’alta pressione sub-tropicale e l’anticiclone delle Azzorre sono due figure che possono essere presenti nel semestre freddo, ma il loro campo di azione dovrebbe essere limitato. Addirittura negli ultimi inverni siamo arrivati ad avere irruzioni fredde per merito di rimonte anticicloniche dinamiche ( in poche parole “calde”) che dal nord Africa puntano in direzione delle Isole britanniche e della Scozia. E’ normale che l’aria fredda che scorre sul bordo orientale di questi “bestioni” da noi porti il freddo, ma freddo per quanto? Due giorni? Tre? E poi? Il problema è che il freddo portato da rimonte anticicloniche dinamiche sull’ovest del Continente hanno durata assai limitata: prima o poi l’alta tende a “coricarsi” sull’Europa centrale e sull’Italia annullando completamente i frutti di queste irruzioni fredde. Inoltre la completa chiusura della “porta atlantica” non consente di avere precipitazioni al nord, che si ritrova con deficit precipitativi notevoli alla fine di ogni inverno. Se un tempo il cuscino freddo sulle pianure del nord veniva “sfruttato” dalle perturbazioni atlantiche, adesso questo non succede più e ad avere la neve sono quasi sempre solo le regioni del medio-basso Adriatico e il sud, anche se per poco tempo. Cosa può avere cambiato le carte in tavola? Difficile dirlo. Alcuni studiosi ci provano, mettendo in relazione la debolezza del flusso atlantico con un rallentamento della corrente del Golfo: le acque del nord Atlantico troppo fredde non consentirebbero la creazione di perturbazioni in grado di spazzare via le rimonte anticicloniche sul Continente. Altri studiosi scomodano l’effetto serra, con discorsi catastrofistici di dubbia credenza. Molto più probabile l’ipotesi che si tratti di cicli periodici che il clima segue, non imputabili per forza alle attività umane. Tante ipotesi si fanno, ma la realtà ci impone a dire che al nord, in inverno, piove e nevica sempre meno!

Autore : Paolo Bonino

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