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Nervi a fior di pelle!

Estate 2003: seguiamo il cittadino italiano nella corsa verso la sopravvivenza.

Editoriali - 14 Agosto 2003, ore 12.21

Sembra oramai diventata una gara podistica, la dura “lotta” tra gli abitanti delle grandi metropoli italiane (e diciamo pure europee) ed il gran caldo di questa indimenticabile estate 2003. Una gara in cui si ferma è perduto, una prova di resistenza in grado di debilitare anche il più illustre maratoneta di tutti i tempi. Ma qui non c’è nessuna corsa da affrontare, nessuna prova fisica da superare, se non il semplice respirare. L’azione concomitante di alte temperature, tassi di umidità relativa spesso alle stelle, e non ultima la totale assenza di ventilazione, fanno sì che l’organismo umano percepisca sulla propria pelle valori termici impronunciabili, con conseguente stress psico-fisico e crisi respiratorie negli individui già provati da patologie asmatiche. Se poi ci mettiamo l’assurda longevità di questo tipo di situazione climatica, non dovremo tanto stupirci delle decine, forse centinaia, di decessi che stanno falcidiando un’Europa giunta oramai al capolinea dell’umana sopportazione. Passeranno alla storia i +38,2°C registrati in Inghilterra, con buona pace dei Bookmakers inglesi che avevano giocato “al rialzo” sulla quota storica dei 100 gradi Farenheit. Non saranno poi certo da meno i 42°C di Lisbona; ed anche da noi i 40°C di Milano la dicono praticamente tutta su un’estate stramaledettamente calda, afosa e debilitante. In Appennino sono stati letteralmente cancellati apporti nevosi che a séguito dell’ultimo generoso inverno avevano localmente toccato spessori prossimi o addirittura superiori ai venti metri. Sulle Alpi decisiva è stata al contrario la stangata anticiclonica: per i ghiacciai più piccoli si può parlare ormai di colpo di grazia, senza esser catastrofisti come invece la televisione di questi giorni ci ha insegnato ad essere. In città si è sofferto come non mai, non tanto per i valori termici in sé (seppur molto alti), quanto per la persistenza e per la riproposizione degli stessi, anche a diverse settimane di distanza. Ci preme ricordare che molte località italiane stanno facendo registrare valori massimi di temperatura superiori ai 30°C dalla seconda decade di maggio (cioè da tre mesi a questa parte!), mentre per altre località il valore minimo non scende sotto i 20°C dalla prima settimana di giugno! Valori che devono lasciarci pensare! A Roma non piove dal mese di aprile, mentre il Nord-Ovest non vede una perturbazione atlantica in pieno stile da un intero semestre! Dati sicuramente allarmanti. Le ferie al mare o in montagna sono sono un palliativo per la salute di noi poveri italiani. Tre mesi di estate africana lasciano il segno, debilitando fisico, nervi e pazienza. La gente è esausta, gli anziani rimasti in città sono lo specchio di questo disagio latente. Gli omicidi tra le mura domestiche e i gesti di follia da parte di squilibrati hanno fatto registrare un cospicuo incremento nel corso degli ultimi tre mesi, a dimostrazione di come si viva in condizioni disumane e di come il nostro cervello soffra irrimediabilmente questo stress climatico. I casi di insonnia si sono moltiplicati: riuscire a dormire in stanze con 31-32 gradi non è certo una prova fisica che tutti possono superare. Si è fatto un uso-abuso di condizionatori e ventilatori, si sono avuti migliaia di casi di bronchiti, tracheiti (per non parlare di semplici raffreddamenti) e con i nostri black-out elettrici all’italiana abbiamo dimostrato come ci venga venduta l’energia che non c’è. Per dirla tutta, è emersa l’incapacità dell’uomo di adattarsi a condizioni di “eccezionale normalità” nel proprio habitat naturale. E, per chi non lo avesse ancora capito, la forza della natura ci coglie sempre lacunosi ed impreparati. E intanto, la corsa verso la sopravvivenza continua. E tu, corri uomo: in fondo al tunnel “ferragostanto” si vede una luce...

Autore : Emanuele Latini

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