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Le estati roventi, gli inverni spenti: cosa ci aspetta?

Difficile al momento ipotizzare trend diversi da quelli sperimentati negli ultimi anni, a meno che...

Editoriali - 9 Settembre 2019, ore 09.27

Se dovessimo dare pieno credito agli scienziati che delineano un inarrestabile aumento delle temperature da qui al 2050 (per chi ci sarà), allora le estati diverranno ancora più avare di temporali e sempre più caratterizzate da ondate di calore di lunga durata, qualche volta estreme, mentre gli inverni accentueranno i problemi legati all'inquinamento dei grandi centri urbani, proponendo settimane o mesi interi di alta pressione, con aria stagnante, nebbie pregne di polveri sottili, inversioni termiche, pochi episodi perturbati, rare piogge o nevicate.


Quindi fare previsioni stagionali diverrà sempre più facile? Possibile ma non del tutto certo. Non si può trascurare infatti la scarsa attività solare, che durante i mesi di luglio e agosto ha determinato una sequenza di giorni spotless davvero notevole e che sta continuando anche in questo inizio di settembre.

Gli effetti del sole "dormiente" non dovrebbero ormai tardare a manifestarsi ma non è affatto certo che possano condizionare l'inverno europeo, anche se qualche team di scienziati, come ad ogni inizio d'autunno, profetizza scenari particolarmente rigidi, come il Prof. Mark Saunders, dell'UCL, in un documento che mette in guardia su un gennaio-febbraio 2020 molto freddi in Inghilterra e in genere su gran parte d'Europa, a causa dei ripetuti affondi artici che colpiranno l'Europa in quel periodo, favoriti dalla debolezza della corrente a getto.
 


Poco importa se documenti del genere fanno il giro del web ogni anno, per poi cadere nel dimenticatoio di fronte a stagioni di una mitezza disarmante, in cui l'unica arma ormai in possesso dell'inverno è quella di uno stratwarming al di sopra delle zone artiche, che puntualmente o non va in porto, o non coinvolge l'Europa.

E allora cosa pensare? Che bisogna "leggere" l'andamento dell'autunno per capire come andrà l'inverno? Nemmeno, perché negli ultimi anni dopo autunni relativamente favorevoli ad un po' di dinamismo atmosferico, dall'inizio di dicembre arrivava l'alta pressione a ricordarci che l'Europa era la sua residenza invernale.


Inutile dunque fare previsioni con largo anticipo; questo non significa esimerci dal documentarvi sulle emissioni dei vari centri di calcolo, ma solo ricordarvi di prendere tutto con le pinze per quanto concerne il semestre freddo, mentre scommettere sull'estate calda e soleggiata rende ormai davvero poco, perché la bella stagione non conosce più la parola fallimento.


Autore : Alessio Grosso

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