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La pioggia e l'Italia

Riflessioni dopo gli eventi di Roma.

Editoriali - 21 Ottobre 2011, ore 09.48

Fintanto che non si creerà una cultura meteorologica nel nostro Paese, sarà impossibile comprendere pienamente quanto la natura sia in grado di sorprenderci e di conseguenza quanto siano inutili le chiacchiere e le polemiche del dopo alluvione. La prevenzione nasce se si ha una coscienza ambientale radicata, se si è compreso a fondo che non si vive in un mondo artificiale, fatto solo di tecnologia avanzata, ma su un territorio fragilissimo, sul quale si pensa in realtà di essere sempre al sicuro.

Un errore fatale a molti, figlio dell'indifferenza, del menefreghismo, dell'ignoranza, della mancanza di pianificazione ai partire dai vertici di chi dovrebbe avere a cuore la nostra terra. La storia del nostro Paese è costellata di alluvioni, più o meno gravi, sia in tempi recenti che nel passato, anche nell'antico passato, ma mentre un tempo si conosceva molto meno della natura che ci circonda e non si disponeva certamente dei mezzi attuali per mettere in sicurezza la popolazione, oggi si è doppiamente colpevoli.

Non generalizziamo però: il temporale di Roma rientra in quella vasta casistica di situazioni autunnali perturbate che coinvolgono l'Italia. Nella fattispecie sulle regioni centrali tirreniche si abbattono spesso tra ottobre e novembre nubifragi fortissimi con conseguenti immancabili allagamenti. Ne sa qualcosa il litorale romano. Una città come Roma ovviamente si blocca, del resto se c'è un intoppo non si va a lavorare, punto e basta. La polemica quando è gratuita, infastidisce. Se in una notte cascassero sulla città 2 metri di neve, qualcuno avrebbe il coraggio di criticare chi gestisce i mezzi di trasporto, invece di comprendere quanto la natura faccia parte della nostra vita e sia in grado qualche volta di influenzarla. (e meno male).

Questo non toglie responsabilità a chi dovrebbe prevenire, nei limiti del possibile, le conseguenze più gravi di eventi catastrofici sul territorio: basta costruire sugli argini dei fiumi o su colline franose, basta sventrare le montagne, basta costruire argini alti o favorire strozzature dell'alveo di fiumi e torrenti, basta disboscare e potremmo andare avanti ancora per molto, ma sappiamo che non servirebbe. Voi, invece che ci leggete, cercate di capire di più i meccanismi del tempo e non fermatevi ai simboletti per capire che tempo farà. Ragionate, abbiate sete di sapere scientifico!
 


Autore : Alessio Grosso

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