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La meteo impazza in tv? Sì, ma come viene trattata?

Sempre più fenomeno di massa, la meteorologia si sta ritagliando via via più spazio nel settore mediatico. Ma non sempre ciò è indice di sete di sana informazione da parte del pubblico; in molti casi trattasi anzi di ricerca maniacale dell’evento estremo, della catastrofe naturale, del feneomeno incatalogabile; il tutto per la gioia dei genuini sostenitori del clima impazzito e bizzarro.

Editoriali - 19 Settembre 2003, ore 14.00

Sarà l’influenza dell’uragano “Isabel”, sarà perché veniamo dall’estate più calda del secolo, sarà perché le alluvioni in Friuli e in Sicilia di questi ultimi giorni ci hanno particolarmente colpito... Fatto sta che la meteorologia sta dilagando in tivù, conquistando dimensioni e spazi semplicemente impensabili fino a pochi mesi orsono. La gente mostra sempre maggiore interesse verso questa disciplina, e di conseguenza la piattaforma televisiva si piega agli interessi che impone l’audience. La meteo fenomeno di massa? Beh, le premesse ci sono tutte. Tutti, chi più chi meno, nel corso dell’ultima estate abbiamo dovuto fare i conti con condizionatori, ventilatori e tutti gli stratagemmi più ingegnosi per combattere la calura del secolo. E’ stato in questo momento, così difficile per la vita di tutti, che la gente si è resa conto della centrale importanza della meteorologia. Se ne sono accorti però anche i media, che subito hanno dirottato il neonato interesse della massa verso poco imprecisati presagi futuri: alluvioni autunnali, tornado... Si sono citate diavolerie d’ogni sorta sull’autunno alle porte, e la gente, come è ovvio che accada, è rimasta incollata al televisore per saperne di più, per sapere se avrebbe dovuto scavarsi un bunker sotterraneo, oppure se avrebbe dovuto ritirare il proprio premio di assicurazione. Poi arriva Isabel ad “impattare” contro la costa orientale degli Stati Uniti. E allora ecco puntuali i servizi sulla gente che si affolla nei supermercati per far provviste alimentari a fronte di non si sa quale apocalisse, come se dai cieli americani dovesse cadere chissà quale meteorite. Nella circostanza, dell’uragano Isabel si è fatto un gran parlare. Lo si è dipinto come un autentico mostro, capace di distruggere chissà cosa in una blindatissima Washington. Si è tornati a citare l’uragano Grace e la “Tempesta Perfetta” del lontano ottobre 1991, come ad evocare chissà quali occulti presagi di tragedie di massa. Come se ciò non bastasse, sui teleschermi sono andate le immagini di repertorio dei peggiori tornado americani, che ovviamente nulla hanno a che vedere con Isabel ma che hanno fatto la loro onesta figura in fatto di audience. Avete fatto un po’ di zapping nel corso di questi ultimi giorni? Sulla nostra tivù si sono moltiplicati dal nulla gli speciali su uragani, tornado, clima ribelle e siccità. Tutti ad insistere con il clima tropicalizzato e surriscaldato. Poi, a dar credito a lorsignori, è arrivata puntuale come non mai l’alluvione del siracusano: fenomeno geograficamente circoscritto, ma di notevole spessore dal punto di vista meteorologico. E allora la parola è andata agli “addetti ai lavori”, ai climatologi, agli ospiti illustri, come Tozzi, Maracchi... Tutti hanno detto di tutto: tante sono le teorie, “belle” ed affascinanti... La gente è rimasta colpita, di stucco, morbosamente attratta da questo sensazionalismo simil-catastrofista che dice e non dice, che sottace e promette, che impressiona ma che, tuttosommato, affascina... Ma la cosa più eclatante è che il punto di partenza di tali teorie è fermo ed inequivocabile. A detta di tutti, infatti, il clima è cambiato: questo nessuno sembra volerlo più obiettare! «Si va verso una più o meno sostenuta estremizzazione degli eventi, tendenza che noi chiamiamo “tropicalizzazione”»: eccole le conclusioni delle interviste agli “esperti”. Nessuno che citi “il normale corso degli eventi”, oppure il clima come “elemento dinamico”, o meglio ancora come “tessuto ambientale nel divenire”. E nessuno che dica: “Aspettiamo a formulare giudizi definitivi”. In tutti si nota un’inedita fretta nel voler catalogare come effettivo e determinante il presunto cambiamento climatico di oggi. In tivù ci viene detto: “«D’ora in poi dovremo abituarci a questo tipo di situazioni, con estati siccitose e autunni caratterizzati da episodi temporaleschi anche particolarmente violenti». Come se non fosse normale che in autunno si registrino situazioni di questo tipo... La gente comune sta assorbendo questo tipo di cultura, la sta filtrando nella propria coscienza storica. Adesso tutti si aspettano l’autunno delle alluvioni, dei contrasti accesi, delle tragedie annunciate. «Il clima è cambiato!», si dice in giro: e nessuno osa contestarlo! Eccola, la cosa più grave! In questa sede nessuno ha mai negato l’effetto-serra, ma allo stesso tempo nessuno ha mai negato il dubbio della sua diretta e determinante influenza sul clima! Il clima non ha regole preimpostate e catalogarlo è l’errore più grave che si possa fare nel tentativo di studiarlo. Questo modo così ossessivo e maniacale di presentare la meteorologia rischia ahimè di incanalarne il neonato interesse da parte della gente in un vicolo cieco, quello cioè del chiacchierato “gossip” metropolitano, della subdola ipocrisia del sapere a tutti i costi e dello sterile interesse, viziato e pettegolo, verso i “capricci” della natura. Se la tendenza è questa... per favore, ridateci la meteorologia!

Autore : Emanuele Latini

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