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La conferenza di Varsavia e la manipolazione delle pubbliche coscienze

Un invito ai lettori a ragionare con la propria testa diffidando di informazioni false e spesso presentate come verità scientifiche

Editoriali - 25 Novembre 2013, ore 08.41

In questi giorni a Varsavia si è tenuta la diciannovesima conferenza mondiale sui cambiamenti climatici, l'ennesima farsa che sta nuovamente sollevando un polverone mediatico su un problema mal posto.

Secondo quanto si apprende dalle principali testate giornalistiche e televisive, i rappresentanti degli Stati mondiali presenti alla conferenza non hanno trovato un accordo sul contenimento entro i 2°C dell'aumento della temperatura del pianeta e se l'attuale tendenza di aumento della concentrazione di gas serra dovesse proseguire anche nel futuro, entro il 2100 si registrerà un aumento della temperatura del pianeta di 6°C.

Le pesanti conseguenze di questo riscaldamento si manifesteranno, a seconda dei luoghi e dei momenti, in pesanti siccità, alluvioni, fusione totale dei ghiacci, innalzamento degli oceani e quant'altro possa riservare il variegato repertorio del clima terrestre, o sarebbe meglio dire, tutto quanto può scaturire dalla fantasia perversa di chi ha l'arroganza di credere di conoscere tutto del clima e delle sue manifestazioni.

Ciò che sta andando in scena nuovamente in questi giorni nei telegiornali e in alcune trasmissioni pseudo-scientifiche è di una banalità così sconcertante, da lasciare senza parole soprattutto chi è abituato a ragionare con la testa propria e non si lascia ingannare da un genere di catastrofismo da quattro soldi che viene fatto passare per verità scientifica.

Sia chiaro: lo scopo del nostro giornale non è quello di opporci a chi lotta per un mondo più pulito e meno inquinato, lungi da noi l'idea di contrapporci a chi fa campagne di sensibilizzazione per ridurre le emissioni nocive derivanti dall'attività umana, anzi noi siamo i primi a sperare in un futuro più ecologico e più sano, ma pensiamo che sarebbe molto più utile ed onesto portare avanti la lotta ambientalista in virtù dei danni che un ambiente malsano arreca alla salute umana, piuttosto che legare l'inquinamento all'aumento della temperatura della Terra; ci sarebbe piaciuto che il motivo sbandierato della conferenza in Polonia non fosse stato quello di contenere l'aumento della temperatura del pianeta entro i 2°C, ma di ridurre i gravi rischi che corre l'uomo in ragione dell'esposizione alle varie fonti inquinanti.

Ciò che non ci convince è la correlazione di causa ed effetto che porta alcuni scienziati a concludere che ad ogni dato aumento nella concentrazione di anidride carbonica in atmosfera corrisponde un preciso aumento della temperatura media del pianeta, ciò che non potremo mai accettare è l'arroganza e la supponenza di un ristretto gruppo di scienziati dell'International Panel on Climatic Change (leggasi IPCC) di ritenere l'uomo il regista di ogni cambiamento climatico.

Vorremmo sapere: come si fa a prevedere l'andamento del clima da qui a 90 anni, se ancora oggi a fatica riusciamo a prevedere il tempo da qui a una settimana e, sovente, capita di fallire sulle previsioni a 3 giorni? Se tuttora non si conoscono tutte le relazioni di causa ed effetto che influenzano il clima, né tutti i fattori che lo condizionano e tanto meno il peso che questi hanno nel modificare un sistema non lineare come quello climatico, l'idea sbandierata di fare in modo di contenere in 2 o in 3,6°C l'aumento di temperatura della Terra è una pura idiozia!

Come idiozia è la conclusione presentata da alcuni scienziati alla conferenza di Varsavia secondo i quali c'è il 95% della possibilità che l'attuale aumento della temperatura del pianeta sia opera dell'uomo: che significa il 95%? Ha un senso?
 
Avrebbero potuto dire "al 100%" e farla finita lì e invece no, meglio riservarsi un margine di incertezza del 5%, giusto per dare una parvenza di correttezza e farla passare come un'analisi scientifica accurata ed obiettiva. Inoltre, ha un senso divulgare attraverso le reti televisive falsità gratuite sulle morti che già oggi starebbe provocando il clima alterato dall'intervento umano, il tutto condito da immagini di territori inondati dalle alluvioni o devastati dalle siccità?

A queste affermazioni noi obiettiamo: della gente che si ammala e muore ogni giorno a causa dell'inquinamento non vogliamo parlare? Ai residenti di Taranto, o della famigerata "terra dei fuochi" in Campania, agli abitanti dei malsani centri urbani della val padana, o di altre aree a forte rischio di contaminazione ambientale ed agro-alimentare, cosa volete che interessi sapere se le emissioni inquinanti produrranno in futuro una ipotetica e mai provata alterazione del clima, se già oggi vivono la realtà (questa sì provata) dei tumori e delle morti a causa dell'uso scellerato che si fa del territorio e dell'ambiente? 

E allora, perchè la battaglia ambientalista si basa sempre su slogan falsi e irricevibili del tipo "fermiamo la febbre del pianeta", o "blocchiamo il riscaldamento globale" e quasi mai su frasi più serie e reali del tipo "riduciamo le morti di tumore"?

Sono queste ed altre considerazioni che portano ad affermare che queste conferenze sui cambiamenti climatici e le conclusioni catastrofiche che derivano sul clima del futuro offendono l'intelligenza di chi non si limita ad accettare qualunque cosa venga propinata come verità scientifica, ma vuole ragionare con la propria testa.

Allora, riflettiamo: quali sono le evidenze che ci portano ad avere dei dubbi sulla concreta influenza dell'uomo sul clima? Di seguito ne citiamo alcune.

La prima: numerosi studi di Paleoclimatologia indicano che la Terra ha vissuto periodi più freddi e più caldi del periodo attuale, a tal punto che ha perso per 4 volte le calotte glaciali e poi le ha riformate (peccato che l'uomo non c'era, altrimenti avrebbero trovato subito il capro espiatorio).

La seconda: studi di Paleoclimatologia evidenziano che in passato un aumento di temperatura ha sempre preceduto e mai seguito un aumento di concentrazione di anidride carbonica (in pratica, la relazione di causa ed effetto sarebbe esattamente invertita).

La terza: i satelliti hanno registrato negli ultimi anni un aumento della temperatura in tutti i pianeti del sistema solare, non solo sulla Terra (anche lì l'uomo non c'è, in compenso c'è il Sole che con la sua attività sembra esercitare un'influenza molto maggiore).

La quarta: tutti parlano dell'arretramento dei ghiacciai montani e di quelli dell'Artide (attualmente qui si registra un deficit di 900 mila Km quadrati rispetto alla media del trentennio di riferimento), nessuno parla però dell'avanzata dei ghiacciai dell'Himalaya o di quelli dell'Antartide (con un uguale incremento di 900 mila Km quadrati che compensano esattamente la perdita del polo Nord): in una Terra più calda, come si giustifica tale crescita della banchisa antartica?

La quinta: tutte le previsioni del passato che presagivano già per il nostro presente scenari caratterizzati da un incremento del livello medio dei mari, della progressiva desertificazione della Sicilia, della Puglia e della Sardegna (!!!) e dalla progressiva scomparsa della neve al di sotto dei 1500 m sono state puntualmente disattese.

La sesta: negli ultimi 16 anni l'incremento termico, contrariamente alle previsioni, si è del tutto arrestato: come si giustifica ciò in un periodo in cui la quantità di CO2 in atmosfera è comunque aumentata?

Queste e molte altre considerazioni che qui, per ragioni di spazio, omettiamo, in ogni scienziato serio dovrebbero ingenerare numerosi dubbi sulla reale influenza dell'uomo sui cambiamenti climatici. D'altra parte, come insegna il padre della Scienza Galileo Galilei, ogni scoperta, ogni conclusione scientifica, per essere accettata come tale, deve essere riprodotta in laboratorio, provata e riprovata, fino alla formulazione di una legge generale. Il vero scienziato è colui che ha l’umiltà di ammettere quali sono i limiti della Scienza e della mente umana e di considerare che ogni teoria, fin quando non è legge, può essere modificata, o perfino cessare di essere valida.

Il vero scienziato, citando Antonino Zichichi, non ha l’arroganza di chi crede di sapere tutto, ma è umile a tal punto di accettare che ha ancora tanto da studiare e da scoprire prima di poter giungere ad una verità scientifica, perché quella di cui è in possesso è sempre parziale, frammentaria e caduca. Inoltre è dotato della virtù dell’onestà intellettuale, che consiste nel non alterare i dati, né manipolare i risultati dei suoi studi.
Oggi una parte del mondo scientifico ignora nei fatti gli insegnamenti e le linee guida dei grandi uomini della Scienza e la televisione si rende complice di una subdola e premeditata manipolazione planetaria delle pubbliche coscienze.

 Il nostro invito da sempre, ed in questi giorni più che mai, è quello di lasciar perdere queste chiacchiere e di spegnere il televisore, per dedicare il nostro tempo alle buone cose d’un tempo, come giocare con i più piccoli accanto ad un presepe o ad un albero di Natale in festa e di dare ascolto ai nostri cari anziani: essi, dall’alto della loro “ignoranza scientifica” e nella loro semplicità spesso sono depositari di una saggezza, di una profondità e di una cultura che molti dei più illustri e dotti scienziati climatologi dei giorni nostri non possiedono. 
                                                                                           


Autore : Dott. Pier Paolo Talamo

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