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La bufala di VENEZIA sommersa a breve: bisogna dirlo e gridarlo PER FORZA...

Non siamo in una vera democrazia. L'opinione di chi muove dubbi e rassicura non è tenuta in alcun conto perché non fa ascolti, non genera fatturato, bensì malumori tra la casta.

Editoriali - 5 Novembre 2019, ore 10.30

Era il 1988 quando si era diffuso il tormentone di Venezia sott'acqua, delle palme in Valpadana, delle spiagge arretrate di km, di un turismo in ginocchio entro il 2020.

Il tempo è passato ma nulla di tutto questo è successo, nonostante il rialzo delle temperature, ah si, tranne una cosa, le palme e i banani in Valpadana in piazza Duomo a Milano ce le hanno messe davvero, ma solo per un accordo commerciale.

Ora Nature rilancia sull'unica cosa che potrebbe in qualche modo sensibilizzare la popolazione sugli effetti dei cambiamenti climatici: l'innalzamento a breve degli oceani, la scomparsa delle spiagge e l'allagamento costante di molte città costiere.
 
Senza spiaggia e senza mare milioni di persone non potrebbero vivere e così si è pensato su terrorizzare su questo "punto caldo" per spingere tutti a fare qualcosa in più per l'ambiente.

Chissà perché nessuno è venuto mai in mente di annunciare al mondo: "se continuiamo ad inquinare entro il 2100 saremo quasi tutti morti di cancro".

Invece si parla di Venezia sommersa e ieri un cortese giornalista di un noto settimanale che non cito per non metterlo in difficoltà di fronte al suo direttore, mi ha interpellato per farmi un'intervista nella quale non solo avallassi questa ricerca pubblicata su Nature ma rincarassi la dose, dicendomi che se avessi sostenuto il contrario non sarebbe stato più interessato.

Abbiamo già scritto numerosi articoli rigorosamente scientifici su MeteoLive in tutti questi anni raccontando quello che NON viene mai detto su questo presunto innalzamento dei mari.

Ribadiamo qui alcuni punti:
-L’innalzamento del livello dei mari è attualmente dell’ordine di 3 mm all’anno, considerando l’intervallo degli ultimi 20 anni, ma negli ultimi 3 anni l’aumento è pressoché nullo.

-Mantenendo tale media, si arriva a meno di 25 cm nel 2100. I mari si “gonfiano” per lo più a causa della dilatazione termica dell’acqua che si riscalda. Questa dilatazione però, non è né lineare, né indefinita, né uniformemente distribuita nello spazio e nel tempo; ma soprattutto, fatto più importante, coinvolge solo gli strati più superficiali. Gran parte della massa d’acqua degli oceani, ovvero oltre il 90%, ha infatti una temperatura inferiore ai 5 gradi °C.

-La capacità termica dell’acqua è notevole, così come la sua inerzia termica; in altre parole il mix tra capacità di assorbire calore e tempo di restituzione dello stesso, fa degli oceani il più efficiente termostato del pianeta, centinaia di volte più efficace dell’atmosfera, delle calotte glaciali e delle terre emerse messe insieme.

-Non abbiamo idea di quanto calore gli oceani abbiano accumulato durante l’optimum climatico dell’olocene, un periodo che va dai 9 mila ai 6 mila anni fa circa, periodo nel quale il livello dei mari era mediamente di circa 2 m più alto dell’attuale. Probabilmente non lo hanno ancora restituito del tutto, e ciò li aiuta ad opporsi alla prossima incipiente glaciazione.

Ma altre forze, generalmente di natura tettonica e geomorfologica, interferiscono a piccola e grande scala con il livello del mare e la sua influenza costiera. A piccola scala vari fenomeni di natura tettonico-vulcanica, quali bradisismi, collassi vulcanici, sprofondamenti di interi tratti costieri, ma anche sollevamenti rapidi, generano alterazioni locali del livello del mare. Un caso particolare è quello degli atolli corallini, dove il collasso degli edifici vulcanici sui quali si sono costruite le barriere coralline nei millenni precedenti, procede inesorabile a ritmi paragonabili a quelli dell’innalzamento attuale, ovvero di 1-2mm all’anno.

Molte aree costiere, largamente abitate, industrializzate e urbanizzate, sono soggette inoltre a fenomeni di subsidenza dovuti al prelievo di fluidi dal sottosuolo (acqua, petrolio, gas naturale, ecc.), e al contemporaneo compattamento dei sedimenti a causa dell’aumento di peso dei manufatti antropici. È il caso tipico del litorale dell’alto Adriatico e della zona di VENEZIA, che ha subito un’incalzante subsidenza a partire dagli anni ’50 e ‘60’ del secolo scorso, con tassi di oltre 2mm all’anno, fin quasi a 5mm annui alla fine degli anni ‘60.

-Le maree del secolo scorso sono sottostimate di circa 20 cm rispetto a quelle attuali, eppure Venezia è sempre lì, con qualche cm di acqua in più a battere sui gradoni delle case. Altri effetti di portata minore e locale, come la variazione dei tassi di sedimentazione, l’incremento dell’erosione costiera, causati dalla costruzione di dighe, o dal prelievo idrico e/o solido a monte; l’alterazione delle morfologie litoranee, con la costruzione di barriere, pennelli, ecc. generano nel profano l’impressione che il mare avanzi verso la terra, che divori le spiagge e inghiotta gli stabilimenti balneari. Non è cosi!

Il salotto buono però, quello dei radical chic, non prevede che questo genere di informazione infanghi il CREDO comune sulla presunta (ma solo in parte reale) deriva ambientale che sta vivendo il Pianeta.

Dunque pubblicare notizie rassicuranti o controcorrente non fa audience, ma soprattutto è pericoloso, perché fa venir meno la rendita di posizione di chi sposa certe teorie e visioni politiche ed ambientali, purtroppo...


Autore : Alessio Grosso

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