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L'ìnverno che verrà....

Si parla di OPI come indice predittivo ottobrino per la stagione invernale. Tutto nobile e bellissimo, ma se la previsione si incanala su binari già percorsi, e sui quali MeteoLive ha strutturato la sua previsione invernale, viene da dire che forse non aggiunge nulla a quanto già si poteva intuire.

Editoriali - 6 Novembre 2013, ore 12.17

Per anni ho personalmente sostenuto, con il conforto di altri colleghi, che gran parte della stagione autunnale e la prima metà del dicembre si potesse decidere tra metà settembre e la prima metà di ottobre.
 
Infatti un'attenta analisi statistica della disposizione delle figure bariche e della forza degli anticicloni in sede mediterranea mi confermava, dati d'archivio alla mano, che si verificava un condizionamento notevole nei 30-40 giorni successivi, salvo rare eccezioni.   

In altre parole un mostruoso anticiclone insediatosi sul nostro Paese già tra metà settembre e l'inizio d'ottobre, di matrice azzorriana (ai tempi dello studio) e non africana, aveva buone possibilità di persistere sul territorio, salvo brevi intervalli, per alcune settimane. 

In questo non c'è nulla di particolarmente eclatante peraltro: queste figure bariche infatti per la legge della persistenza tendono a sostare sulla medesima zona per lunghi periodi. Se l'anticiclone però rimane di quinta o parzialmente di quinta ad ovest, la variabilità è assicurata e quando si parla di variabilità alla fine il castello si smonta, perchè basta davvero poco per stravolgere tutto lo schema. Figurarsi arrivare a prevedere il trimestre invernale partendo da condizioni miste, cioè non palesemente anticicloniche o palesemente perturbate (cosa molto più rara tra l'altro). Nonostante questi personali dubbi in merito ritengo il lavoro sull'indice predittivo OPI (October Pattern Index) molto interessante, ma prima di attribuirgli una credibilità alta, andrebbe testato almeno per i prossimi 10 inverni.

Non serviva del resto un indice per cogliere la compattezza del vortice polare nel periodo appena trascorso, bastava semplicemente osservare cosa stesse accadendo in sede stratosferica, ma anche più in giù, con quel getto semisparato che avrebbe lasciato ben pochi margini ad affondi meridiani delle correnti. Del resto non è la prima volta che accade, si tratta di situazioni ricorrenti, che vivono fasi parossistiche nella prima fase della stagione, per poi lasciar spazio ad un inizio di inverno a dicembre in grado di offrire qualche importante ondulazione e dunque trasporto lungo i meridiani di masse d'aria di origine diversa, e seguito da una nuova fase parossistica verso la fine dell'anno e per tutta la prima metà del gennaio.

Tutto questo si è riassunto nell'articolo che traccia per sommi capi e senza troppe pretese di essere preso alla lettera il possibile andamento dell'inverno:
http://meteolive.leonardo.it/news/Editoriali/8/previsioni-meteo-inverno-2013-2014-la-previsione-di-meteolive-it/43483/


L'idea che l'anticiclone possa risultare poco meridianizzato, più che da un pattern ottobrino, si può desumere da quanto accaduto in molti frangenti degli scorsi inverni, dove la sua propensione a spingere verso nord, a fare muro, a fare blocking, è stata macchinosa, difficoltosa, rendendo molto difficile o solo parziale la penetrazione diretta delle masse d'aria gelide verso il Mediterraneo centrale.

E' altrettanto chiaro che di fronte ad un'anomala posizione dell'anticiciclone, da noi definita alta "spongebob" non certo solo per farci due risate (amare) vi sono ripercussioni negative a livello pluviometrico e nivometrico e un trend termico spesso sopra la media.

In pratica anche senza OPI ci saremmo arrivati, ma non è questo il punto. Il punto è capire se l'OPI ha una valenza nella seconda parte dell'inverno, perchè qui si parla di trimestre freddo, non di un solo mese, dicembre.
Perchè se le conclusioni sono quelle che ha riportato stamane su Climate Monitor l'ottimo Guido Guidi, credo che non ci sia nulla di nuovo se non quanto già espresso nell'articolo di previsione invernale: vale a dire, in un contesto ancora spesso condizionato da un vortice polare ancora scarsamente modulabile, la possibilità di alcuni affondi freddi in seno a frenate del getto, con conseguenze da valutare rispetto all'impatto che avranno nel Mediterraneo.

Ecco un passaggio di Guido Guidi che conferma quanto lui stesso probabilmente già sapeva: "nell’arco dell’intera stagione potremmo assistere comunque a delle fasi circoscritte contraddistinte da una maggiore attività d’onda planetaria e dunque favorevoli ad una più marcata oscillazione del getto durante le quali, il continente europeo, potrebbe essere interessato da colate di aria fredda che non possiamo escludere anche di matrice fortemente continentale grazie alla particolare disposizione delle ondulazioni a livello emisferico".


Rispetto a quanto si dice ogni anno, con o senza OPI, a questo ci si poteva arrivare con l'analisi di quanto accaduto complessivamente a livello emisferico negli ultimi anni, buttando nel pentolone anche un po' di altre famose "oscillazioni" (QBO, PDO, etc).

Questo non significa assolutamente non apprezzare, nè prendere le distanze da questi notevoli sforzi volti a migliorare la qualità e la precisione delle proiezioni stagionali, ma semplicemente far comprendere che l'arco dei 90 giorni invernali è un intervallo di tempo troppo ampio per poter esser ingabbiato in uno schema barico osservato ad ottobre.


Autore : Alessio Grosso

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