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L'inverno dei record nascosti

In montagna non è ancora giunto il tempo per un bilancio definitivo sulla stagione invernale in corso, però si possono tracciare delle importanti considerazioni, specialmente per l'Appennino

Editoriali - 7 Marzo 2003, ore 17.53

Chi si aspettava la neve in pianura, le metropoli isolate, i blizzard padani ed il Colosseo imbiancato, è rimasto sicuramente deluso. Quest'anno il Generale ha preferito far parlare di sé in altro modo, scegliendo una "facciata" sicuramente meno eclatante, ma di certo pregna di significato. Si potrà dire tutto di questo inverno, tutto, veramente tutto, ma non che abbia giocato al risparmio. In Italia, considerata come regione geografica assai estesa in latitudine, e profondamente radicata in un pozzo di energia ed umidità qual è il Mediterraneo, ci saranno sempre - nell'àmbito di un singolo episodio - situazioni meteorologiche opposte, figure bariche di riflesso, protagonisti e antagonisti atmosferici, azioni e reazioni, anche a poche centinaia di chilometri gli uni dagli altri. Come a dire, con parole più semplici, che nel nostro Paese ci sarà sempre chi avrà di più e chi avrà di meno, chi sarà più fortunato e chi meno, chi sarà più accontentato dalle bizze del tempo e chi meno, e così via discorrendo. Ecco perché spesso e volentieri, nemmeno i bilanci di fine stagione posso dirsi equamente soddisfacenti (o meno) per tutti. Ebbene, premesso questo, siamo qui a fare un po' il punto di un inverno che volge alla conclusione, e che ha fatto parlare molto di sé - ora per un motivo, ora per un altro - anche se da qui ad un mese (e forse più) ci aspettiamo dei colpi di coda sicuramente degni del nome che porta. Ricorderemo tutti, sopra ogni cosa, lo straordinario scenario di Capracotta, la località abitata più innevata di tutto l'Appennino: i suoi cumuli di neve, superiori in alcuni punti ai 4 metri, ci hanno regalato delle emozioni difficilmente descrivibili, anche se soltanto davanti ad una fotografia virtuale. Chi ha potuto provare poi un'esperienza del genere dal vivo, porterà sicuramente con sé il ricordo di paesaggi che difficilmente, nei prossimi anni, troveranno uguali sulle nostre amate montagne. Ma Capracotta non è un esempio isolato. Capracotta è l'immagine di una stagione che parla con la sua espressione più vera e loquace: la neve! Non regge il confronto con la già mitica invernata appenninica 1998/99; non regge perché in quel caso quantitativi spropositati di neve interessarono solo zone molto ristrette dell'Appennino, spesso a quote alte; quest'anno invece la neve è caduta abbondante dall'Abetone alla Sila, senza risparmiarsi. Ma il paragone con il 98/99 non regge soprattutto perché al nord quell'anno l'innevamento fu alquanto scarso, e per il Nord-Ovest in particolare lo spettro della siccità era diventato motivo di misure preventive eccezionali. Tutto diverso quest'anno: la neve sulle Alpi non è stata particolarmente generosa, però sopra i 1500 metri non è mai mancata e le basse temperature di gennaio e soprattutto di febbraio hanno permesso di utilizzare al meglio le strutture di innevamento programmato. A Natale, grazie a grandi sforzi, al Nord si è sciato un po' ovunque e alla resa dei conti la stagione sembra più che positiva. Ma a farci ricordare questa stagione saranno anche i valori termici. I -30°C sfiorati in quel di Castelluccio di Norcia, nel cuore dei Monti Sibillini, sotto oltre due metri di neve, sono da considerarsi la punta di un iceberg che affonda le proprie radici in un febbraio tra i più freddi che si ricordino dal Dopoguerra ad oggi. Le medie mensili, in città come Roma, evocano similitudini e raffronti quasi alla pari con record storici del calibro del 1965 e addirittura del 1956. Solo il gennaio dello scorso anno si è mostrato più freddo dell'ultimo febbraio, stando alle temperature medie di molte località dell'Appennino Centrale. E quello, limitatamente alle temperature, fu il mese dei record! Parlino pure i due metri di neve caduti sulla Sila e sul Pollino, "solo" la metà di quanto visto alla falde del Gennargentu! Sui Sibillini non si vedeva tanta neve da svariati anni, a Campitello Matese la situazione è paragonabile solo all'inverno 1981/82. A Campo Imperatore c'è neve a sufficienza per sciare fino a giugno, mentre alla Maielletta le prospettive potrebbero essere addirittura più rosee! Il Lago di Campotosto è rimasto interamente gelato per settimane, mentre sui 600 metri di Norcia la neve caduta il 31 gennaio ha lasciato traccia di sé per un mese intero! In una cornice del genere, passano in secondo piano eventi di per sé eclatanti, degni della prima pagina di tutti i quotidiani nazionali, anche se non del tutto rarissimi: i fiocchi di Ponza, Palermo e Bari, i 40 centimetri dei Castelli Romani, e la storica imbiancata del Tavoliere delle Puglie! Possiamo insomma archiviare questa stagione invernale, assieme alle tante foto scattate qua e là, tra le più nevose ed emozionanti degli ultimi cinquant'anni. E, perché no, anche tra i migliori ricordi della nostra vita.

Autore : Emanuele Latini

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