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L'inquinamento a scuola: quasi solo CO2!

Sui libri di scuola media si parla di clima e di atmosfera con approfondimenti legati solo al riscaldamento globale e all’aumento della CO2; poco o nulla sull’inquinamento e sui veri killer dell’aria che respiriamo.

Editoriali - 27 Giugno 2017, ore 13.37

Sfogliando i libri di scienze della scuola media, scuola dell’obbligo nel nostro Paese da oltre tre decenni, ci si accorge che l’atmosfera, il clima e il tempo trovano uno spazio piuttosto modesto. Si oscilla dalle 8 alle 15 pagine, su un totale di 300-350 pagine totali, ossia quelle dei tre volumi spalmati sui tre anni di scuola. Un po’ pochino si direbbe, se consideriamo l’importanza del tempo meteorologico nelle nostre attività quotidiane, la sua influenza sulle attività produttive, sociali, ricreative, sui trasporti e perfino sulla salute; l’importanza del clima e dei suoi fattori nei campi più svariati: dall’ecologia all’economia, dalle comunicazioni alla produzione di energia ecc.

Pochissimo se consideriamo che la cultura di base scientifica per molti studenti (anche oltre il 30% in molte zone d’Italia) si ferma a quella della scuola media. Ancora meno se consideriamo che gli approfondimenti e le schede suppletive prediligono, come argomento preferenziale, l’aumento della CO2 in atmosfera e il riscaldamento globale; come se da solo fosse causa o aiutasse a spiegare tutti i mali che vengono dal cielo (in senso geofisico e non religioso n.d.a.).

Ma se alla parzialità e riduttività degli orizzonti culturali scientifici si aggiunge l’uniformità delle argomentazioni, ecco servito il palinsesto della manipolazione più o meno consapevole della coscienza collettiva e, quel che è peggio, fin dalla sua prima formazione. Scendendo nel dettaglio si legge infatti dell’effetto serra, delle sue cause, della sua amplificazione per colpa delle attività umane e delle sue conseguenze.

Si dice che è causato principalmente dalla CO2 (le percentuali di gas ad effetto serra sono però tutte diverse), che quest’ultima sta aumentando come non mai a causa delle attività umane e che pertanto è conseguenza di un surriscaldamento del pianeta mai visto prima. Vengono presentati numeri e dati, talvolta esagerati (in un libro si legge che il livello di CO2 è il massimo da 500.000 anni), spesso errati (si legge di raddoppio della concentrazione di CO2 nei primi decenni del 2000) e sempre connessi con l’aumento delle temperature, ma solo in modo provocatorio, con grafici “didattici” degni della famosa “hockey stick” dell’IPCC.

Talvolta l’effetto serra è associato alla sovrappopolazione, spesso al disboscamento e alla desertificazione, come effetto di questi ultimi fenomeni; in altri libri ne diventa invece causa. Ma proprio sulle conseguenze dell’effetto serra i vari libri si scatenano sulle previsioni più strambe ed apocalittiche. Alcuni citano aumenti di temperatura media fino a 9°C entro la fine del secolo; altri, più guardinghi, si fermano ad un “misero” 1,4°C. Qualcuno parla di estinzioni, ma soprattutto di vegetali!

Onnipresente l’innalzamento del livello dei mari e lo scioglimento delle calotte polari. Poi però ci sono solo le foto dei crolli di pareti ghiacciate del Perito Moreno in Patagonia, uno dei tanti ghiacciai in avanzamento. Ma clamorose sono le previsioni di innalzamento del livello dei mari e ancor di più le cartine di riferimento, con intere nazioni che scompaiono tra i flutti e calotte glaciali sventrate.

Si cita qua e là il Protocollo di Kyoto, le assurdità sulle previsioni di riduzione delle emissioni di gas serra, le colpe dei soliti e l’impotente indifferenza di tutti, compresi i lettori e i fruitori del libro stesso. Al secondo posto fra le emergenze sul clima e inquinamento atmosferico, il proverbiale “buco dell’ozono”. Al terzo posto, a pari merito, lo smog cittadino, trattato in modo tanto generico, quanto riduttivo; ma ciò che più preoccupa è la sua assenza da quasi metà dei libri.

Non una parola sull’inquinamento dell’aria sensu stricto; quella delle nostre città e dei nostri territori; quella che tutti i giorni dobbiamo, nostro malgrado, inalare continuamente. Non una parola sui gas di scarico delle autovetture, delle caldaie da riscaldamento, delle centrali a combustibile, delle industrie, degli inceneritori, dei termovalorizzatori, dei prodotti disinfestanti, antiparassitari, perfino deodoranti. Non una parola sul particolato pm10, sulle diossine, sul benzene e i suoi derivati, sui composti clorurati, sul monossido di carbonio, sull’ozono, sugli ossidi di zolfo e di azoto e su tutti quei radicali liberi che ogni giorno produciamo nei nostri abitati e lungo le nostre strade. Il capro espiatorio resta sempre l’inerte CO2, incolore, insapore, inodore, ma soprattutto innocua per la salute. Molti studenti credono ormai che sia un veleno infallibile.

La cultura scientifica e la responsabilità della salute delle future generazioni passa dunque solo attraverso il buon senso e la preparazione degli insegnanti. È stato ampiamente dimostrato che ciò che si assimila durante la vita scolastica, costituisce il fondamento della sensibilità e della cultura futura. Ci viene allora qualche dubbio, anche sulla preparazione degli stessi docenti, soprattutto se questa si basa su certa stampa giornalistica, ma anche libraria, su certi approfondimenti mediatici o aggiornamenti pre-confezionati. Dopo aver visionato qualche decina di libri, gentilmente offertimi da alcuni insegnanti, resta l’amaro in bocca e non solo per ciò che respiro fisicamente; ma soprattutto per ciò che avverto intorno a me.

Pochi SOS in un mare di piatta e inconsapevole complicità. Schiacciati dall’alta pressione mediatica, ogni voce di cambiamento appare solo come una timida e spaurita nuvoletta. Altro che il Protocollo di Kyoto, ci vorrebbe un protocollo per ogni città, ogni centro abitato; un protocollo in cui si pianifichi davvero per la salute di tutti e per il futuro, ma a partire dai problemi concreti dell’aria di tutti i giorni; per non parlare di tutte le altre forme di inquinamento.


Autore : Giuseppe Tito, adattamento Alessio Grosso

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