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L’estate non tradisce quasi mai, l'inverno molto spesso, perchè?

Ad aver innalzato le medie delle temperature invernali ha contribuito soprattutto la mancanza di neve al suolo e l'aumentata copertura nuvolosa notturna.

Editoriali - 14 Agosto 2001, ore 08.20

Ogni stagione estiva offre sempre un periodo più o meno lungo di tempo stabile, caldo e soleggiato. Anche se i temporali riescono a ritardare il dominio dell’anticiclone, alla fine il solleone trionfa sempre. Perché invece l’inverno non è altrettanto regolare? Si dice ormai che assomigli ad un lungo autunno, pronto a sfociare in un’anticipata primavera. Tre sembrerebbero le cause fondamentali del fallimento della stagione fredda: la prima è quella legata alla “latitanza” dell’anticiclone russo-siberiano che garantisce afflussi di aria molto fredda da est e prepara il terreno alle nevicate sino a bassa quota; la seconda è riconducibile all’ostinata presenza di anticicloni bloccanti sull’Europa occidentale che impediscono il normale scorrimento delle perturbazioni alle nostre latitudini, provocando lunghi periodi siccitosi e privi di neve naturale in montagna. La terza è più subdola, ed è ascrivibile alla formazione di una maggiore nuvolosità negli strati bassi dell’atmosfera che inibisce l’irraggiamento notturno in atmosfera limpida. Le nubi infatti fungono da “coperta” e mantengono alta la temperatura notturna. In questo contesto si inserisce come in un puzzle la mancanza di una copertura nevosa costante sulle zone pianeggianti, in particolare sulla Pianura Padana. Facciamo un banalissimo esempio: affluisce aria fredda da est e si creano le condizioni favorevoli alle nevicate. Arriva l'aria umida da ovest, nevica. A questo punto fino a qualche anno fa accadeva questo: il cielo si rasserenava e grazie al notevole effetto "albedo" della neve si raggiungevano temperature minime molto basse. Un anticiclone termico aiutava il freddo a mantenersi negli strati bassi e anche durante il giorno si rimaneva prossimi allo zero. La neve fresca riflette quasi il 90% della luce solare, pertanto non permette il riscaldamento del suolo. Oltretutto gelando si compatta al suolo e il suo assottigliamento è molto graduale. L'ultimo episodio che ha seguito un simile "iter" si ritrova nel febbraio del 1991 quando, dopo le nevicate di Carnevale, la neve rimase al suolo per oltre una settimana su molte zone del centro-nord. Ed è proprio qui il punto: qualcosa si è rotto in questo meccanismo e quando si verifica l'evento sopra descritto, il cielo non si rasserena più, rimane nuvoloso, la neve fonde rapidamente, le perturbazioni si susseguono e portano piogge in pianura, temperature miti e l'inverno diventa autunno. Insomma l'anticiclone si forma quando non serve, quando servirebbe latita: il puzzle è completo...

Autore : Alessio Grosso

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