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Italia del nord, patria della nebbia?

Non bisogna essere dei maghi per prevedere che dopo una fase perturbata tardo autunnale o invernale, ne segue una soprattutto sul Nord, più o meno intensamente nebbiosa. Infatti, dal punto di vista meteorologico, le condizioni ci sono tutte: l’arrivo dell’alta pressione, l’abbassamento della temperatura ed il giusto tenore in umidità. Ma l’Italia del nord, almeno in Europa, è la patria della nebbia?

Editoriali - 1 Ottobre 2002, ore 08.00

La climatologia della nebbia in Europa Limitandoci al solo tipo da irraggiamento, possiamo affermare che in Europa le situazioni di nebbia non sono infrequenti. Infatti almeno due delle caratteristiche fondamentali per il suo sviluppo sono presenti: vaste aree di pianura ed intensa circolazione idrica superficiale. Inoltre bisogna aggiungere che l’abbondanza, sempre a livello continentale, di vaste depressioni con suoli a base di torba, favoriscono il ristagno dell’umidità al suolo con conseguente potenzialità nebbiosa. L’Europa continentale è dominata da una vasta pianura che dalla Francia arriva fino agli Urali. Inoltre aree scarsamente ondulate si hanno anche in Spagna, Ungheria, ex Jugoslavia, Romania, Gran Bretagna, Svezia, Finlandia, etc. Le condizioni meteorologiche che favoriscono il proliferare della nebbia in Europa sono sostanzialmente locali o più raramente generali, legate comunque alla stagione invernale (*). Non molto spesso, per la verità, si sviluppano alte pressioni invernali, generalmente centrate sulla Polonia o sulla Germania, che interessano i paesi che vanno dal Baltico fino all’Italia del nord. In questi casi le perturbazioni sono costrette a transitare sulle alte latitudini a nord e tra Africa del nord e Baleari a sud. Come si diceva, la situazione non è molto frequente, ma diverso discorso riguarda la sua persistenza. Infatti il processo di formazione prevede un progressivo rafforzamento dell’alta pressione con durata del fenomeno che può essere compresa fra i cinque ed i sette giorni, arrivando in alcuni casi anche a dieci-dodici giorni. Questo perché affinché si formi un’alta così stabile deve avere un valore centrale molto elevato che, in alcuni casi, può raggiungere anche i 1045-1050 hectopascal. In queste situazioni si formano intense e persistenti nebbie che si possono estendere per migliaia di chilometri e che tendono a non dissolversi neanche nelle ore più calde della giornata. Per capire l’intensità della nebbia e le conseguenti condizioni di accumulo degli inquinanti che si verificano, basti ricordare come in Germania alcuni tratti autostradali siano integralmente illuminati e, per ripristinare condizioni accettabili di qualità dell’aria, vengano chiuse industrie e scuole anche nei giorni feriali, e non solo la domenica come succede in Italia. Le condizioni locali ovviamente sono molto più rappresentate. Soprattutto sulle aree di pianura prossime all’anticiclone invernale russo come quelle della stessa ex Urss, dell’Ungheria, della Romania e della Polonia si sviluppano nebbie dense e persistenti: Spesso anche nella forma “fredda” cioè con temperature decisamente inferiori agli zero gradi. Ma anche nelle vallate interne di Svizzera e Austria la nebbia è spesso localmente presente, anche nelle stagioni di transizione. Ma per quanto riguarda i giorni di nebbia, lasciando perdere le aree di Olanda, Belgio, Gran Bretagna, Irlanda e Norvegia e Paesi Baltici che hanno nebbie soprattutto di tipo avvettivo, l’Italia del nord ha il triste primato, insieme all’Ungheria, di regione europea più nebbiosa. Vediamo nei dettagli le cause. Le condizioni favorevoli alla formazione ed alla persistenza della nebbia da irraggiamento, chiamata anche da inversione, sono geografiche (aree poco ondulate, intensa rete idrografica superficiale, ristagno di acqua al suolo) e meteorologiche (alta pressione, tenori di umidità e temperature tali che si raggiunga la condensazione, vento quasi inesistente in modo che si eviti il rimescolamento dell’aria sia in senso verticale come in quello orizzontale. Le vaste pianure centroeuropee sono aperte verso il mare ed è per questo che, generalmente, non riescono ad opporsi alla circolazione occidentale. Altre aree interne, ad esempio quelle spagnole, sono protette da catene montuose ma mancano spesso della sufficiente quantità di umidità. Le vallate alpine, non solo quelle svizzere ed austriache, viceversa, raggiungono temperature tali da far precipitare al suolo l’umidità contenuta nell’aria. Le condizioni più favorevoli risultano perciò quelle dell’Italia del nord e dell’Ungheria perché favorite dalla particolare conformazione geografica. Infatti le aree in esame sono orlate da montagne ed il “catino” vallivo è quanto mai efficiente nel mantenere condizioni favorevoli alla nebbia. Soprattutto l’arco alpino occidentale, con quote medie tra i 2500 ed i 2600 metri, è una barriera quasi insormontabile per le perturbazioni invernali che tendono a scorrere a nord o a sud della Valpadana. (*) Bisogna ricordare come per il centro ed il nord Europa l’inverno, inteso come periodo freddo, anticipa la scadenza astronomica mediamente di 30-35 giorni.

Autore : Antonio Ghezzi, climatologo

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